Messa in diretta su Rai, 1 domenica 12 aprile ore 10.55 dall’Abbazia di San Martino al Cimino. La prima menzione di una “Ecclesia S.cti Martinii Sancti Martini in Monte de Viterbio” in alcuni documenti citata anche con il nome di “Abbadia de Monte Foglianis” risale all’anno 838. Ben presto il cenobio ospitò il primo nucleo di una comunità di monaci benedettini provenienti dall’abbazia di Farfa, che vi risiedettero sino all’inizio dell’XI secolo. Nel 1145 il pontefice cistercense Eugenio III (1145-1153) sostituì i benedettini con una colonia di monaci del suo ordine provenienti dal monastero di Saint Sulpice. Nel 1207 per volere di Innocenzo III (1198-1216) altri monaci cistercensi, provenienti dall’abbazia “madre” di Pontigny, rafforzarono la piccola comunità monastica. Lo stesso pontefice nel 1207 donò all’abbazia una considerevole somma di denaro e
numerosi possedimenti per risollevare le esigue casse abbaziali. Sotto il governo dell’abate Giovanni
II “Pontiniaco” (1216 -1232) e per interessamento diretto del cardinale Raniero Capocci vescovo di
Viterbo (1212-1224), nominato amministratore abbaziale dal Capitolo Vaticano, iniziarono i lavori di ampliamento della chiesa e dei locali abbaziali. La chiesa fu consacrata nell’anno 1225 per volere
di papa Onorio III Savelli dall’abate Giovanni II. Questi fu il più illustre degli abati del monastero di
San Martino, il suo nome e le sue azioni varcarono i confini dello stato della Chiesa. Nel 1304 per
volere dell’abate Enrico di Brabante venne redatto il “liber introitum beati Sancti Martini in Monte
de Viterbio”, che fu il primo inventario patrimoniale dell’abbazia; egli visitò personalmente i possedimenti, le terre dell’abbazia e le chiese ad essa soggette. Agli inizi del XIV secolo, Silvestro
Gatti, Signore di Viterbo, si impadronì con la forza del monastero, sequestrò i beni e allontanò i
monaci che fecero ritorno a Pontigny e solo nel 1448 sotto il pontificato di Niccolò V rientrarono in
possesso dell’abbazia.
Nel 1461 l’abate Ogerio di Pontigny rinunciò all’ufficio abbaziale che fu così annesso alle proprietà del Patrimonio di San Pietro. Pio II (1458-1464) concede per la prima volta l’abbazia in commenda al nipote il cardinal Francesco Piccolomini il quale promosse grandi lavori di restauro. A questi, eletto papa con il nome di Pio III nel 1503, gli successe il cardinale Alessandro Farnese, futuro Paolo III (1534-1549). Nel 1520 divenne commendatario il cardinale Giulio della Rovere, e successivamente Girolamo Riario nipote del pontefice Sisto IV nella persona del figlio Ottaviano Visconti Riario vescovo di Viterbo e infine Ranuccio Farnese, con diritto di successione riservato ad
Alessandro Farnese, arciprete della Basilica Vaticana.
Il 14 settembre 1644 Giovanbattista Pamphilj salì al soglio pontificio con il nome di Innocenzo X e nell’ottobre dell’anno successivo vi fu l’acquisto della ormai vetusta abbazia cistercense, la
quale entrò a far parte delle proprietà di Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj cognata del papa. Il 9
ottobre 1645 Innocenzo X restituì il titolo di abbatia nullius con indipendenza da ogni autorità
episcopale essendo questa affidata all’abate; al posto dei monaci fu insediato un collegio di canonici,
su tutti fu posto un cardinale protettore scelto dalla famiglia Pamphilj. Divenuto Principato nel 1645,
San Martino al Cimino vede sorgere una fase di grande sviluppo sociale intorno all’antica abbazia
medioevale. Lo stesso anno dell’elevazione a principato iniziarono i lavori di consolidamento
strutturale della chiesa abbaziale con l’aggiunta di due contrafforti posti ai lati della facciata.
Iniziarono anche gli studi per la progettazione urbanistica del nuovo borgo, in sostituzione del
villaggio medioevale che fungeva da cinta muraria dell’abbazia cistercense, e i lavori di
sopraelevazione dell’antico “palatium parvum” dei monaci (oggi palazzo Doria Pamphilj), da
adibirsi a residenza principesca, che divenne ben presto il centro economico e sociale del principato.
I lavori di realizzazione del nuovo nucleo urbano, che incorporava l’abbazia al centro del nuovo
borgo pianificato, legati al gusto scenografico proprio del barocco, vennero affidati all’architetto
militare Marcantonio de’ Rossi, con il sicuro contributo di padre Virgilio Spada sotto la direzione e
progettazione dell’architetto Francesco Borromini. Il grande progetto di costruzione del borgo
pianificato si concluse alcuni mesi prima della morte di papa Innocenzo X (7 gennaio 1655), presto
seguito da Donna Olimpia (26 settembre 1657), sicuramente artefice principale della realizzazione di
questo gioiello architettonico, che volle essere sepolta nell’abside della sua gotica abbazia dove una
grande lapide in marmi policromi di scuola borrominiana ne tramanda il ricordo nel corso dei secoli.
Con la morte dell’ultimo principe Girolamo Pamphilj avvenuta nel 1760 l’abbazia entrò nelle proprietà della famiglia Doria Pamphilj.
Il 2 maggio 1936 con la bolla Ad maius christiani Papa Pio XI unì in perpetuo ed aeque principaliter l’abbazia territoriale di San Martino al Cimino alla Diocesi di Viterbo con il titolo di Abate per il Vescovo.
Nel 1949 il principe Filippo Andrea VI Doria Pamphilj dona alla Chiesa Abbaziale nella persona di Mons. Adelchi Albanesi, Abate di San Martino al Cimino e Vescovo di Viterbo, una porzione del Palazzo Doria Pamphilj e nel 1961 la principessa Orietta Doria Pamphilj completa la donazione della chiesa e delle restanti pertinenze abbaziali.
Il 27 marzo 1986 il Papa Giovanni Paolo II con bolla pontificia ha unito in perpetuo, con unione cosiddetta estintiva, le Diocesi di Viterbo, Acquapendente, Bagnoregio, Montefiascone, Tuscania e l’Abbazia di S. Martino al Monte Cimino alla Diocesi di Viterbo.

Messa in diretta su Rai 1 domenica 12 aprile dall’abbazia di San Martino al Cimino

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