Università Unimarconi

Miglioramento varietale del nocciolo, rappresentanza di C.P.N. in visita in Oregon

Il team ha raccolto preziosi spunti per incentivare produttività dei noccioleti e resilienza ai cambiamenti climatici. Una rappresentanza di tecnici e produttori di C.P.N. – Cooperativa Produttori Nocciole di Ronciglione, insieme ad altre organizzazioni di produttori (O.P.) facenti capo a Italia Ortofrutta, è stata in visita per una settimana in Oregon nella Willamette Valley, nel nord-ovest degli Stati Uniti, nell’ambito dell’importante progetto di miglioramento varietale del nocciolo.

Il team ha avuto modo di conoscere e osservare, presso il Department of Horticulture della Oregon State University, a Corvallis, i risultati del programma di miglioramento genetico del nocciolo condotto dal professor Shawn Mehlenbacher; ha visitato centri di ricerca quali il North Willamette Research and Extension Center della OSU, accompagnato dal dottor Nik Wiman, dove vengono coltivate le cultivar di nocciolo ottenute dal suddetto programma di miglioramento genetico, e lo USDA National Clonal Germplasm Repository. I tecnici e produttori di C.P.N. hanno poi avuto modo di visitare aziende agricole, in cui sono presenti impianti adulti e giovani di nocciolo, e impianti di lavorazione delle nocciole, accompagnati dal dottor Shaun George (proprietario e presidente della George Packing and Northwest Hazelnut) in diverse zone della Willamette Valley.

L’obiettivo del piano settennale, sotto la direzione scientifica della professoressa Daniela Farinelli dell’Università degli Studi di Perugia e sostenuto da sette O.P. tra cui C.P.N., è affrontare le principali criticità della corilicoltura ricercando, nei diversi areali di produzione nazionali e internazionali, varietà di nocciolo che si adattino positivamente ai cambiamenti climatici e mantengano standard produttivi tali da essere idonee per l’industria.

Dopo aver visitato il NoccioLivingLab dell’Università di Perugia e gli impianti corilicoli all’avanguardia di imprese socie C.P.N. in provincia di Viterbo, il team di ricerca è volato oltreoceano per osservare il lavoro che da oltre quarant’anni sta portando avanti la Oregon State University, presso il cui Dipartimento di Frutticoltura è in funzione il centro di ricerca che conduce il più grande programma di miglioramento genetico del nocciolo al mondo. Qui lo stesso professor Mehlenbacher, uno dei maggiori ricercatori in materia, ha illustrato al gruppo l’intera attività di caratterizzazione delle nocciole prodotte dagli incroci selezionati, il lungo processo che porta alla produzione di nuove varietà e l’isolamento dei genotipi più resistenti al fungo autoctono Anisogramma anomala, con lo scopo di avere piante più produttive e resistenti.

È stato successivamente visitato il USDA National Clonal Germplasm Repository, centro in cui si conserva il germoplasma con oltre 600 varietà di nocciolo, sia americane che provenienti da altri paesi, per osservarne il comportamento. Tra le numerose varietà sono presenti anche le principali nocciole italiane, come Tonda Giffoni e Tonda Francescana. Inoltre è stato visitato il North Willamette Research Center che rappresenta, invece, il centro sperimentale di collegamento tra l’università e il mondo delle organizzazioni produttive statunitensi. Qui si sono osservati i comportamenti vegeto-produttivo delle varietà statunitensi e le tecniche di gestione agronomica che vengono utilizzate confrontando sesti di impianto forme di allevamento e gestione irrigua.

In questo primo anno di attività sul miglioramento varietale del nocciolo, seguiranno altre due visite in Piemonte e ad Avellino e quindi, entro il 2025, in un terreno di C.P.N. nella Tuscia sarà costituito uno dei quattro campi prova in cui mettere a dimora e a confronto 12 differenti varietà di nocciole, mantenendo sempre un’attenzione particolare su quelle autoctone. La finalità è valutarne l’andamento da oggi al 2030 per dare informazioni ai produttori su come migliorare la produttività dei noccioleti e affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici, anche attraverso sistemi innovativi quali l’impiego di piante innestate su portainnesto non pollonifero e le piante micropropagate, e integrandole con nuove varietà da proporre agli agricoltori e che siano d’interesse per l’industria.

“Visitare una realtà all’avanguardia nella corilicoltura come quella dell’Oregon – commenta Settimio Discendenti, presidente C.P.N. – è stata per noi un’opportunità estremamente interessante e proficua, nel quadro di un prestigioso progetto internazionale di ricerca. Siamo venuti a contatto con una mole di informazioni che ci saranno senza dubbio di grande utilità, sia per incentivare che per tutelare le produzioni del nostro territorio. Come O.P. vogliamo essere protagonisti diretti di queste attività sperimentali, i cui risvolti possono condurre a soluzioni efficaci e sostenibili per rimanere competitivi sul mercato ed essere pronti ad anticipare le insidie del clima”.

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