di MARIELLA ZADRO-
La sezione “Pasquale Picone” della Società Filosofica Italiana (SFI) di Viterbo è lieta di invitare all’incontro pubblico sull’opera di Camilla Pulcinelli “Mio padre si chiamava Bianchi Giovini” venerdì 10 aprile alle ore 16:30 presso la Sala delle Conferenze della Biblioteca del Rettorato dell’Università della Tuscia (Via Santa Maria in Gradi).
Sarà presente con l’autrice, Bonafede Mancini del Comitato Provinciale Storia del Risorgimento Italiano.
“Mio padre si chiamava Aurelio Bianchi Giovini “(Rubbettino Editore, pag.234), è un’opera prima, in cui si narra come l’ormai anziana Urania – una delle sei figlie di Aurelio Bianchi Giovini, giornalista risorgimentale scomparso nel 1862 – ripensi con nostalgia al mondo in cui lei e la sua famiglia erano cresciute: Torino capitale del Regno di Sardegna, il lavoro del padre Aurelio (il più terribile giornalista che abbia avuto la stampa risorgimentale), il fervore di una giusta causa, il mormorio dei salotti bene del Piemonte di metà Ottocento e l’esplodere finale del tricolore per le strade e le piazze d’Italia.
Nella finzione narrativa, l’anno 1905 assume il valore di spartiacque: a partire da questo momento si ridestano nella mente di Urania i ricordi che lei rivive con gli stessi occhi che ebbe prima come bambina, poi come ragazza e quindi come donna. Appare allora il piccolo mondo della famiglia Bianchi Giovini che chiacchiera, si muove, prende vita e si apre a nuove grandi esperienze: l’esilio nel Cantone dei Grigioni, le espulsioni, i continui trasferimenti, il lungo Quarantotto, il decennio di preparazione, i Mille e il miracolo unitario.
In mezzo a questo mondo campeggia la figura di Aurelio, il padre: intellettuale inquieto e modernissimo; esperto conoscitore del giornalismo politico; araldo delle nuove idee e teorico di un esecrato anticlericalismo, nonché gran catalizzatore per la conquista dell’Unità con Roma capitale, “una certezza che ha spostato la storia e che lui non fece in tempo a vedere realizzata per intero.”
Camilla R. Pulcinelli è stata docente di Materie Letterarie nei licei. Con i documenti archivistici ha sempre avuto rapporti amatoriali, ma solo alcuni articoli hanno raggiunto una forma editoriale. Ora, infine ha saputo raccogliere gli appunti e le pagine di riflessione, muoversi nei labirinti degli archivi, e, grazie anche a un incontro casuale – quasi una folgorazione davanti alla vetrina di una libreria antiquaria – ha saputo “realizzare un sogno”. Ecco allora che Aurelio Bianchi Giovini – un doppio cognome evocato in famiglia, sommessamente quasi fosse un segreto – ha potuto emergere, fino a diventare motivo per un romanzo finalmente edito e pubblicato.
Ricordiamo che le attività della Società Filosofica Italiana (SFI) costituiscono aggiornamento per docenti e per studenti riconosciuto dal MIUR.
A seguire il link per il collegamento online : https://unitus.zoom.us/j/7763271762?pwd=dnN3RUQzdHVzZ2NvbGRuN29qRU5rQT09




