Mostra: “La Biblioteca del Mondo” – Conversation Piece – Part IX

La Fondazione Memmo presenta dal 13 dicembre 2023 al 21 aprile 2024 La Biblioteca del Mondo, nona edizione di Conversation Piece, il ciclo di mostre a cadenza annuale, a cura di Marcello Smarrelli, nato con l’intento di restituire una panoramica degli artisti italiani e stranieri che scelgono ogni anno Roma come luogo di residenza, di ricerca e di lavoro.

Le varie edizioni hanno visto la partecipazione di oltre quaranta artisti tra i più significativi della scena internazionale, confermando il ruolo della città come capitale del contemporaneo.

La nona edizione, intitolata La Biblioteca del Mondo, coinvolge nove artisti che, seppur appartenenti a generazioni distanti tra loro e con modalità di lavoro diverse, possiedono un comune denominatore nell’uso del libro come “materiale da costruzione” dell’opera d’arte: Yael Bartana (1970, Israele. Vincitrice del Premio Roma dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo 2023/24), Nicolò Degiorgis (1985, Bolzano), Bruna Esposito (1960, Roma), Claire Fontaine (artista collettiva fondata a Parigi nel 2004 da Fulvia Carnevale e James Thornhill), Paolo Icaro (1936, Torino), Kapwani Kiwanga (1978, Hamilton, Canada. Borsista presso l’Accademia di Francia – Villa Medici), Marcello Maloberti (1966, Codogno), Francis Offman (1987, Butare, Ruanda), Ekaterina Panikanova (1975, San Pietroburgo, Russia).

Il titolo della mostra è un diretto riferimento a Umberto Eco e all’omonimo documentario di Davide Ferrario (2022), in cui si racconta la leggendaria biblioteca dell’intellettuale scomparso, a cui lo stesso Eco assegna la funzione – assommata alle biblioteche di tutto mondo – di deposito della memoria dell’umanità.

Attraverso un nucleo di opere disposte in un percorso che parte dalla facciata di Palazzo Ruspoli per proseguire nel cortile e nelle Scuderie, l’esposizione si propone di restituire un’immagine di “biblioteca” come deposito dell’immaginario collettivo e della cultura universale.

Questo uso è esplicitamente rappresentato nel celebre progetto che Étienne-Louis Boullée, padre della cosiddetta architettura parlante, ha ideato per l’ampliamento della Sala della Biblioteca Nazionale di Parigi (1785), dove i libri diventano i mattoni su cui si regge la grande volta basilicale, di origine romana, che metaforicamente rappresenta la Storia. A sua volta, Boullée guarda probabilmente alla Scuola di Atene (1509-1511 ca.), l’affresco di Raffaello nelle Stanze Vaticane, dove sotto la volta bramantesca, sempre d’ispirazione romana, si ritrovano tutti i più celebri filosofi e matematici che scriveranno i libri su cui si fonda il sapere. Ma è nell’antica Roma che un libro, trasformato e scolpito nella pietra, diventa, per la prima volta nella storia delle arti visive, scultura: la Colonna di Traiano (II sec. d.C.). Appartenente alla tipologia delle colonne coclidi che, con gli archi di trionfo, furono la più genuina delle invenzioni artistiche romane, essa rappresenta un libro in pergamena, istoriato con scene di guerra e srotolato a formare una spirale. Un elemento che rafforza l’immagine di Roma quale biblioteca a cielo aperto in cui i libri sono costituiti dalle rovine maestose e dai monumenti straordinari che ne narrano la storia plurimillenaria.

Yael Bartana è presente in mostra con Scenes from Malka Germania (2022), una serie di still tratti dal video Malka Germania (2021) e con The Book of Malka Germania (Edition Cantz, Berlino, 2021), la pubblicazione derivata dal video. Qui l’impostazione, che ricalca quella del Talmud, testo centrale dell’Ebraismo rabbinico, riflette la complessità polifonica, le ricche sfumature e l’ambivalenza del filmato. L’opera indaga il desiderio di redenzione collettiva in un’epoca storica connotata da forti inquietudini sociali, politiche e religiose, incarnate dalla figura messianica androgina di Malka Germania (Regina Germania).

Con l’installazione Heimatkunde (2017), Nicolò Degiorgis (Bolzano, 1985) prende come punto di partenza il suo quaderno di Heimatkunde, una disciplina che veniva praticata nelle scuole elementari di lingua tedesca dell’Alto Adige fino agli anni Novanta del Novecento, per insegnare agli alunni come costruire la propria identità partendo dalla scoperta del territorio, della storia e della geografia locali. “Heimat” – vocabolo tedesco che non ha un corrispettivo nella lingua italiana – viene spesso tradotto con “casa”, “piccola patria” a indicare l’area a cui appartiene la nostra memoria affettiva. Impiegando le pagine del suo libro di Heimatkunde, l’artista edifica una piccola casa, di quelle che da bambini si costruiscono per gioco, invitando lo spettatore a farne esperienza per immaginarne una propria.

Bruna Esposito è presente in mostra con la video istallazione dal titolo L’Infinito di Leopardi nella Lingua dei segni italiana (2018). L’opera è stata concepita a Recanati, città natale del poeta. Un video proiettore è posto su un’incerta pila di libri sul pavimento; la video proiezione, sul muro, mostra le immagini di un’interprete LIS mentre traduce i versi della poesia nella lingua visivo-gestuale per la comunicazione con persone sorde. L’Infinito si presenta così visivo, tout court, incomprensibile agli udenti.

Con il termine inglese brickbat si indicano frammenti o interi mattoni che, avvolti da fogli di carta contenenti un messaggio, vengono lanciati contro vetrine e finestre come atto sovversivo o forma violenta di avvertimento. Claire Fontaine nella serie dei Brickbat (2002-2023) trasforma i mattoni in libri, utilizzabili ormai solo come armi, in quanto l’unica parte leggibile rimasta è la copertina (ciò che legge chi non legge). In questo processo i libri trasformati in mattoni diventano tutti “equivalenti”. Il dorso delle copertine è stato modificato ad arte per adattarsi alle misure del laterizio. I titoli scelti rimandano ad alcuni degli autori che hanno espresso posizioni politiche e filosofiche decisive dagli anni Sessanta a oggi: Nanni Balestrini, Cesare Bermani, Guy Debord, Ernesto De Martino, Carlo Ginzburg, Carla Lonzi, Luisa Muraro, Paolo Virno. La fusione di questi due oggetti entrambi de-funzionalizzati, il libro e il mattone, diventa così la metafora visiva della citazione di Carlo Levi: Le parole sono pietre.

Con Equilibrio (2023) Paolo Icaro dà corpo allo spazio attraverso una struttura metallica primaria che si origina dal tracciamento di poche e semplici linee, articolate sulla verticale, mentre a terra è poggiata, a fare da contrappeso garantendo l’equilibrio della scultura, un’edizione di Guerra e Pace (1863-1869) di Lev Tolstoj, sulle cui pagine aperte l’artista adagia un foglio di carta da spolvero che reca scritto sul verso, Guerra e pace in russo e sul recto, Guerra e pace in ucraino. Con un salto temporale le vicende narrate nel libro si intersecano con il presente, in particolare con il conflitto russo-ucraino, dando vita a un anti-monumento in cui il passato guarda all’attualità e si avviluppa a essa ponendosi come monito.

Kapwani Kiwanga è in mostra con Greenbook (1961) (2019), un lavoro ispirato al Negro Motorist Green Book, una guida statunitense rivolta ai viaggiatori afroamericani, pubblicata da Victor Hugo Green dal 1936 al 1966. La serie è composta da cinquantadue stampe incorniciate, tre delle quali sono esposte alla Fondazione Memmo. Con quest’opera Kiwanga rende manifesto come le differenze razziali precludano ai non bianchi l’accessibilità alle risorse e alle conoscenze, riportando alla luce una storia sommersa, un libro dimenticato che ha dato per molti anni a gruppi di persone di colore la possibilità di viaggiare dentro e fuori i loro stati.

Marcello Maloberti ha realizzato due interventi site-specific. Il primo, sulla facciata di Palazzo Ruspoli in via del Corso, si configura come un intervento di urban art che si dispiega sulle finestre con una serie di statement tratti dal suo libro MARTELLATE SCRITTI FIGHI (1990-2019), trasformando le pagine cartacee in opere di grandi dimensioni che attivano un serrato dialogo con lo spazio pubblico e danno origine all’omonimo lavoro MARTELLATE. Nel secondo intervento, strettamente legato al primo, la frase CHI MI PROTEGGE DAI TUOI OCCHI diventa una scritta luminosa che irradia luce ed energia nel cortile delle Scuderie.

Francis Offman presenta un’installazione site-specific (Untitled) in cui dialogano un dipinto e una serie di cinque sculture composte da libri sorretti da calibri, le cui copertine sono celate da uno strato di caffè. Il calibro, inteso come strumento di misura del valore di qualcosa, rivela, a uno sguardo più attento, tutta la sua problematicità: come racconta Offman, esso è stato lo strumento utilizzato in Ruanda per determinare la differenza etnica tra tutsi e hutu, ma anche lo strumento impiegato da Cesare Lombroso per le sue teorizzazioni sulla fisiognomica.

Untitled (Forest), installazione site-specific di Ekaterina Panikanova, indaga gli archetipi dell’inconscio da un punto di vista collettivo e in relazione alle interconnessioni con le aspettative sociali, culturali, religiose e familiari. Immagini, disegnate a inchiostro e china, emergono come ricordi fluttuanti dalle pagine dei libri e tra il sofisticato intrico di rami d’albero utilizzati nella sua scultura, ricreando, attraverso l’assemblaggio di immagini e oggetti, scolpiti o modellati, un ideale libro di memorie tridimensionale.

La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione in uscita nella primavera del 2024.

 

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Conversation Piece – il progetto

Conversation Piece nasce dalla volontà della Fondazione Memmo di monitorare costantemente la scena artistica contemporanea della città e, in particolare, l’attività delle accademie e degli istituti di cultura stranieri, dove tradizionalmente completano la loro formazione nuove generazioni di artisti provenienti da tutto il mondo. Attraverso queste mostre e altre iniziative, la Fondazione Memmo vuole porsi come un amplificatore del lavoro di queste istituzioni.

Il titolo del ciclo si ispira a uno dei film più famosi di Luchino Visconti, Gruppo di Famiglia in un interno (Conversation Piece, 1974), una chiara metafora del confronto tra generazioni e dei rapporti di odio e amore tra antico e moderno; ma Conversation Piece era anche un genere pittorico diffuso tra XVII e XVIII sec., caratterizzato da gruppi di persone in conversazione tra loro o colti in atteggiamenti di vita familiare.

La mostra, oltre a rappresentare un’occasione di confronto e di dialogo con Roma, si offre come momento di discussione tra personalità artistiche differenti tra loro nell’intento di far convergere energie, saperi e metodi diversi in un unico evento espositivo.

Negli anni hanno partecipato quasi quaranta artisti internazionali, fra cui Yto Barrada, Eric Baudelaire, Rossella Biscotti, Jos de Gruyter & Harald Thys, Piero Golia, Francesca Grilli, Invernomuto, Jonathan Monk, Philippe Rahm, Julian Rosefeldt, Marinella Senatore, Victor Man, Miltos Manetas.

 

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Fondazione Memmo

La Fondazione Memmo nasce nel 1990 dal desiderio di Roberto Memmo di dar vita a un’attività culturale mirata ad avvicinare il mondo dell’arte al vasto pubblico attraverso la diretta conoscenza di capolavori di tutti i tempi e delle più varie civiltà.

A partire dal 2012, grazie all’iniziativa di Fabiana Marenghi Vaselli Bond e Anna d’Amelio Carbone è attivo un nuovo programma espositivo interamente dedicato al panorama artistico contemporaneo. Contribuire allo sviluppo del tessuto culturale nel territorio, connettersi a realtà internazionali, aprendo un dialogo con le altre istituzioni e promuovere l’interazione fra gli artisti e la città di Roma sono tra gli obiettivi della Fondazione Memmo.

Performance, residenze, talk, laboratori didattici e pubblicazioni sono quindi l’occasione per promuovere il presente, come un osservatorio dedicato alla contemporaneità, per contribuire allo sviluppo del nostro futuro. Nel 2018 la Fondazione Memmo si aggiudica il prestigioso Montblanc de la Culture Arts Patronage Award, riconoscimento grazie al quale, nel gennaio 2020, ha avviato un programma di residenze a Londra, in collaborazione con Gasworks, dedicato agli artisti italiani, proseguendo in questo modo l’attività di confronto, scambio e connessione tra artisti e istituzioni di contesti diversi. Gli artisti finora coinvolti sono Diego Marcon (2020), Adelaide Cioni (2022) e Francis Offman (2023).

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