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Musica ai Giardini La Mortella di Ischia

di CINZIA DICHIARA-

ISCHIA- La XVIII stagione estiva dei Concerti al Teatro Greco dei Giardini La Mortella di Ischia, promossa dalla Fondazione Walton e diretta da Caroline Howard, inaugurata nel giugno scorso con l’orchestra spagnola “Mare Nostrum Camerata”, presenta in cartellone diversi ensemble italiani e stranieri di giovani studenti particolarmente bravi, in sette appuntamenti serali dedicati alla musica sinfonica, jazz, musical e contemporanea.

I concerti si tengono nella cavea a strapiombo sul golfo di Forio, presso il Teatro ubicato nel parco sul promontoriodi Zaro, a ovest dell’isola, luogo di paradiso appartenuto al compositore inglese William Walton (1902- 1983) noto musicista inglese del Novecento e a sua moglie Lady Susana Walton (1926-2010), argentina d’origine, che amarono a lungo e con ardente passione questo luogo magico trasformandolo in un eden di indicibile bellezza.

Fioriture meravigliose di Camelia japonica, di Magnolie soulangeana rosate, di fiori rossi
delle Erythrina adornano il giardino al di sotto del Teatro. Il fitto sottobosco, a valle, apre un panorama forestale misterioso da romanzo di Jules Verne, con piante del Sudafrica dai fiori coloratissimi, gialli, arancioni, rossi, affiancati da enormi ciuffi di aglio selvatico e ranuncoli, ai piedi di svettanti alberi d’altofusto, mentre, salendo verso la collina, la macchia mediterranea, che lì regna sovrana, si stende coi suoi cespugli fitti di fogliame argentato tra artemisie e cinerarie alternate ad ampie cascate di ginestre, di mimose australi, profumate spighe di lavanda e siepi di rosmarino odoroso. Più in alto, il giardino orientale diviene percorso filosofico, con il boschetto di alte canne di bambù illuminate di notte da luci colorate a tempo, con labirintici e stretti accessi a spazi meditativi, quali nicchie segrete di vegetali; da un lato la costruzione di un tempio tailandese, dall’altro l’incannucciata di una porta che apre sul panorama verdeggiante campeggiando su tutta la costa. Mentre, a salire, sono ubicati diversi angoli d’acqua stagnante, tappezzati a oltranza di delicate ninfee che aggettano il pensiero al contesto impressionista iconografico di Claude Monet. Qua e là, spruzzi violacei a grappolo si protendono dagli alberi di Jacaranda portati dall’Argentina, che un tempo furono cari a Lady Walton.

Infine la Serra Tropicale “Victoria House”, con orchidee, bromelie e splendidi rampicanti, tra i quali troneggia la ninfea gigante Victoria Amazonica, in una vasca dominata dalla “Bocca”, grande scultura di Simon Verity, consistente di una maschera inserita nella scenografia di una delle opere musicali più note di William Walton, Façade.

L’intero sistema giardini- musica esiste grazie alla lungimirante visione della coppia anglo-argentina
e ci permette ogni volta di assistere al miracolo della musica mentre scende la sera e l’orizzonte diviene cangiante, al tramonto di luglio, dal rosa- rosso al violetto e infine al blu, fino a divenire nero nella notte fonda, tutta punteggiata delle luci della baia. Un incantamento che prosegue da anni, portato avanti da persone che hanno ereditato l’onere di mantenere vive le preziose piante del parco botanico, unitamente alla musica che vi risuona periodicamente, vitale e presente come la memoria di chi volle tutto questo anche al di là della propria esistenza terrena, per il bene comune.

I coniugi Walton, vollero vivere a Forio dal 1949, facendo costruire nell’area collinare rocciosa la loro villa che il famoso architetto paesaggista Russell Page, grande ammiratore della musica di Walton, arricchì col giardino, disegnando viali e fontane.
Dopo la morte del maestro Susana volle che il luogo divenisse testimonianza della genialità di suo marito, creando la Fondazione William Walton e La Mortella, per la cura e lo sviluppo del giardino, con la sua apertura al pubblico, la diffusione dell’opera di William e la promozione della musica e della pratica musicale, mantenendo una particolare attenzione per i musicisti più giovani.

Cosicché si adoperò con lena infaticabile a creare un archivio storico delle opere del marito, consultabile dai musicologi e studiosi, edificando un museo e collaborando con le più importanti scuole musicali italiane. Va ricordato anche che finanziò Master Class, Borse di studio per giovani musicisti.

Ormai da quattordici anni la vedova Walton è venuta a mancare ma la Fondazione da lei costituita già nel 1985, prosegue la propria missione con diversi progetti, secondo il volere del musicista.
Dunque, in sua eterna memoria uno dei giardini più belli al mondo continua a fiorire e ad ospitare sempre nuove leve in ambito musicale, come l’altra sera, giovedi 10 luglio, serata allietata dall’ensemble di fiati Chetham’s Symphonic Wind Ensemble, proveniente dall’antichissima Chetham’s School of Music di Manchester, fondata nel lontano 1563.
I suoi studenti, circa 300 tra gli 8 e i 18 anni, ammessi previa selezione in base alle qualità musicali, indipendentemente dalla provenienza o dallo status socio- economico, sono sostenuti dallo William Walton Trust, che già in passato ha ospitato al Teatro Greco le formazioni studentesche del prestigioso istituto.

L’ensemble di fiati sul palcoscenico del Teatro Greco è costituito da giovani allievi, sceltissimi, della scuola tra le più innovative del Regno unito, che studiano con maestri di chiara fama e si esibiscono regolarmente per contesti importanti e prestigiosi, anche radiotelevisivi.
Invitato anche per rendere omaggio a William Walton, cui l’unione di ottoni e legni del nord d’Inghilterra era particolarmente gradito, è diretto da Tom Redmond, cornista solista col ruolo di condirettore e direttore musicale della stessa istituzione scolastica. Il musicista ha partecipato per 13 anni con la Hallé Orchestra di Manchester e da tempo cura l’introduzione di concerti interattivi concepiti per famiglie nelle sedi di orchestre e festival. Inoltre presenta concerti per la BBC Radio e i BBC Proms di Londra.

Il programma comprendeva la “Serenata” in Mi bemolle magg. Andante Op. 7 di Richard Strauss, contrappuntata con estrema naturalezza dal gracidare delle rane dello stagno sito al di sopra della cavea: emergevano comunque i bei timbri, il nitore delle linee, l’impasto sonoro morbido che abbisogna al tipo di brano. Buono il legato espressivo e le finiture di frase, quando chiuse in ‘pianissimo’ davvero ben dosato.

Quindi il brano “Seascape” op. 53 di R. Gipps, che fa rilucere il tema del clarinetto (Beth Nicol e Annalise Southerton-Platt), accompagnato dal fluttuare degli altri fiati, che si passano il disegno, chiari i legni, profondi i quattro corni (Claire Marsden, Georgia Paxton, Henry Smith- Unwin, Thomas Hugues) fino alla confluenza in apprezzabile linea dell’oboe (Clara Hubbard e Nofel Kamar) mentre emerge il senso ritmico dei fagotti (Rex Zeng e Lucy York).

Chiude la prima parte il primo movimento ‘Doucement mouvementé’ del divertimento “Dixtuor pour Instruments à Vent” op. 14, di Georg Enescu, godibilissima pagina eseguita dai ragazzi con intonazione pregevole, bel fraseggio, ricerca del colore, in un insieme che è andato gradualmente acquistando sicurezza e spessore nella screziatura a ventaglio delle belle tinte e negli intarsi degli ‘assolo’.

Nella seconda parte si è voluta onorare con tre brani, l’opera di Walton, Façade (1923), che ha donato notorietà al musicista, composta sulla tecnica del connubio tra musica e parole dal ritmo spiccato, talora vertiginoso, e in clima dadaista, sulle poesie “nonsense” della poetessa Edith Sitwell, che all’ascolto attuale suonano precorritrici del repertorio rap giovanile. Tant’è che all’epoca furono accolte con certa diffidenza da parte del pubblico, mentre oggi Façade è opera eseguita in tutto il mondo.
In Italia la versione più recente si deve a Carlotta Proietti con Greg, per la Filarmonica Romana, nel 2023.
I ritmi e i significati delle parole affatto insensati, si nutrono di british humour attraverso onomatopee, doppi sensi, immagini evocative con esito leggero, divertente, raffinatissimo.
La briosa “Polka”, squisitamente ritmata dalla voce recitante di Tom Redmond è seguita da “Jodelling Song”, cadenzata, e ironicamente accompagnata, dall’ensemble, mentre la voce di Caroline Howard sembra reppare e infine sillabare alla maniera dello stile che fu ripreso e portato a un’ottima declinazione da Glenn Gould nella sua Fuga “So You Want to Write a Fugue?” Fino alla chiusa, briosa e agile, del flauto di Grace Smith-Unwin, alla quale si eguaglia per fluidità musicale la collega Laima Buinevicuite.

In “Popular” torna la voce recitante di Tom Redmond, che si esibisce in uno scioglilingua musicalmente molto ben connaturato con gli strumenti. Brano delizioso, che fa emergere, talora, anche il violoncello di Michael Francis.

Dopo l’intervallo l’ensemble attacca un brano corale di William Walton, “Set me as a seal upon thine heart”, nella trasposizione per fiati di M. Shaw molto gradito al pubblico.

Infine giunge la Serenata op. 44 di Dvorak, per fiati, violoncello e contrabbasso, di rara esecuzione,
scritta nel 1878, ed eseguita per la prima volta a Praga sotto la direzione del compositore, nei tempi
-Moderato, quasi marcia
-Minuetto. Tempo di Minuetto
-Andante con moto
– Finale. Allegro

Il tono elegiaco e i ritmi campestri, si inseguono circolando distribuiti tra i diversi timbri.
Tra i quali emerge lo staccato del fagotto che borbotta a ritmo di marcetta, sostenendo la graziosita bucolica dei legni, ora leggiadri ora dolcemente garbati che si avvicendano anche sul pizzicato del violoncello, a turno con i corni, che, invece danno il senso spaziale, a tratti poderoso, della narrazione.
Il carattere pastorale è esaltato dalla ricerca di sfumature dinamiche, i tempi staccati con piglio agevole, mentre, forse, la potenza delle esplosioni nel ‘forte’ è parsa leggermente penalizzata, come spesso accade, dallo spazio aperto e vasto.

Il lieve incidente della caduta dallo sgabello della contrabbassista Jessica Howson ha costituito un esempio del grande aplomb inglese, fortunatamente risolto senza alcun danno.

Superato l’inconveniente il concerto è ripreso e il direttore ha annunciato il bis con Dvorak, in modo spiritoso del tutto in linea con il carattere di Façade. Pubblico grandemente entusiasta in questa notte d’estate magica nel discendere verso i cancelli e lasciare in fila indiana lungo i camminamenti illuminati da torce.

La recensione si riferisce al concerto dello scorso 10 luglio 2025

Fondazione William Walton e La Mortella
William Walton Trust

Teatro Greco
Stagione 2025
Concerti di ensemble
e orchestre giovanili

Giovedi 10 luglio – ore 21:00

Chetham’s Symphonic Wind Ensemble

Direttore – Tom Redmond

 

Programma:

R. Strauss – Serenata in mi b magg., Op.7
R. Gipps – Seascape, Op.53
G. Enescu – Dixtuor pour Instruments à Vent, Op. 14 (1° movimento)
W. Walton – da Façade: Polka, Jodelling Song, Popular Song
W. Walton – Set Me As A Seal Upon Thine Heart
A. Dvorak – Serenata per fiati, Op. 44

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