Nasce il coordinamento nazionale della panificazione, chiesta l’attivazione di un tavolo al ministro Urso

VITERBO – La situazione ormai non è più sostenibile. Non è un caso se, per la prima volta nella storia di questo settore, è nato un coordinamento nazionale della panificazione. E la CNA ne fa parte insieme alle altre associazioni di settore. Da questo, è partita una lettera all’indirizzo del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in cui si evidenziano le enormi difficoltà affrontate dai panificatori e si avanzano concrete proposte.

A livello territoriale, è di due mesi fa la conferenza stampa della CNA di Viterbo e Civitavecchia in cui le imprese associate, bollette alla mano e aumenti documentati, denunciavano l’impossibilità di continuare a produrre e il serio rischio, in alcuni casi, di chiusura delle attività.

Nella lettera al ministro, dunque, si racconta della “situazione di estrema difficoltà in cui si trovano ad operare le imprese del settore della panificazione a causa della crisi energetica e dei gravi rincari delle materie prime, in primis la farina, gli imballaggi, il gasolio, le attrezzature ed i e macchinari”, perfettamente in linea con quanto illustrato a Viterbo da CNA Agroalimentare e – tra gli altri – dal suo presidente Claudio Cavalloro.

E infatti le associazioni proseguono così: il settore produce “beni di prima necessità la cui distribuzione non può essere messa a repentaglio, pena il rischio di gravi ripercussioni sulla tenuta sociale. Da oltre due anni la situazione è di fortissima instabilità”. Da qui la “richiesta di attivazione di un tavolo ministeriale per la panificazione italiana per le necessarie azioni legislative a sostegno delle imprese e dei lavoratori”.

“Come avevamo anticipato – dice Cavalloro – continuare a lavorare nelle condizioni attuali diventa sempre più difficile, per molti anche impossibile. Un intervento del governo, in linea con le proposte avanzate dal coordinamento, sarebbe quindi per le imprese di importanza vitale, nel senso più stretto del termine”.

Tra le proposte avanzate, quelle sul controllo dei costi energetici e delle speculazioni; l’obbligo, per il fornitore di energia elettrica e gas di applicare, ove richiesto, uno sconto immediato in bolletta riservato alle imprese che producono beni di prima necessità.

Occorre altresì evitare ulteriori speculazioni sul prezzo del petrolio, prevedere crediti d’imposta su elettricità e gas, legiferare in materia di rateizzazione delle utenze, riattivare moratorie sui mutui, finanziamenti e leasing operativi, per rientrare della crisi di liquidità generata dal caro bollette.

Ancora: un price cap al prezzo del gas sui mercati all’ingrosso, l’azzeramento degli oneri generali di sistema e la riduzione dell’Iva in bolletta per il 1°semestre 2023.

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