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Natale: Aldo Fabrizi, la dolcezza fragile delle cose vere (VIDEO)

di MARCO ROSSI-

VITERBO- Aldo Fabrizi, con la sua voce inconfondibile e l’anima popolare di chi conosce le strade della gente semplice, ha lasciato alcune delle più autentiche poesie dedicate al Natale. Tra queste, la sua poesia natalizia più nota è un piccolo affresco in versi che mescola ironia, nostalgia e un’umanità disarmante: un Natale che non scintilla — vive.
Nella poesia, Fabrizi rinuncia ai toni solenni e alle immagini da cartolina. Il suo Natale è fatto di piccoli gesti, di attese sincere, di fatiche quotidiane. Non c’è idealizzazione, non c’è zucchero aggiunto: c’è la verità delle famiglie che cercano di stare insieme nonostante la fatica, delle case piene di odori e ricordi, dei sorrisi che coprono appena le preoccupazioni. Il Natale “de noantri”, direbbe lui, quello che passa per la cucina, per le mani screpolate, per qualche soldo risparmiato di nascosto.
Fabrizi riesce, con la sua lingua romanesca così calda e immediata, a far sentire il lettore seduto accanto a lui, come davanti a una tavola modesta ma sincera. Il poeta alterna la tenerezza allo humour, la malinconia al buon cuore, ritrovando in ogni dettaglio, anche il più semplice, il senso di una festa che non sta nei regali né nelle apparenze, ma nella possibilità — fragile ma reale — di riconnettersi a ciò che siamo davvero.
La poesia diventa così una piccola meditazione sulla capacità di ritrovare umanità nei giorni in cui il tempo sembra rallentare. Fabrizi invita a guardare il Natale non come un evento straordinario, ma come una somma di istanti minuscoli e preziosi: l’odore di un piatto preparato con amore, le luci dimessamente appese, i pensieri che corrono a chi non c’è più. E, soprattutto, la speranza che ogni persona porta con sé — quella che resiste anche quando la vita non fa sconti.
Il suo Natale è un invito a non cercare il perfetto, ma il vero. A riconoscere che la festa più luminosa è spesso quella che brilla nelle crepe, nei vuoti, nei ricordi che scaldano più delle candele.
E così, tra una risata rotonda e un pensiero che stringe il cuore, il Natale di Fabrizi ci insegna ancora qualcosa: che la luce più forte è quella che resta accesa quando l’albero si spegne, che il dono più grande è ciò che sappiamo condividere ogni giorno.
E mentre un nuovo inverno ci aspetta, forse la promessa del Natale è questa: continuare a custodire il calore, a spargerlo piano, come una benedizione semplice, che illumina i giorni futuri anche quando il cielo si fa scuro.

  

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