di REDAZIONE-
NISCEMI- L’emergenza frana a Niscemi continua ad aggravarsi e assume contorni sempre più drammatici. Il movimento del terreno, che interessa un’area di circa quattro chilometri, non si arresta e sta progressivamente facendo scivolare l’intera collina verso la piana di Gela. Oltre 1.500 persone hanno già dovuto abbandonare le proprie abitazioni e, secondo la Protezione civile, per molti di loro il rientro non sarà possibile.
Il capo del Dipartimento nazionale, Fabio Ciciliano, ha parlato apertamente della necessità di una delocalizzazione definitiva degli abitanti delle zone più colpite. Le verifiche tecniche, condotte con il supporto della comunità scientifica, hanno evidenziato una situazione di instabilità profonda, non limitata a ciò che appare in superficie. L’area resta interdetta per motivi di sicurezza e solo dopo il completo deflusso delle acque sarà possibile valutare l’entità dei danni e avviare eventuali controlli sugli edifici.
La Regione Siciliana ha assicurato sostegno alle famiglie rimaste senza casa. Il presidente Renato Schifani ha annunciato un piano per la ricollocazione degli sfollati in nuovi alloggi o in strutture già disponibili, mentre si lavora all’attivazione del contributo di autonoma sistemazione, pensato per garantire un aiuto economico immediato, seppur con tempistiche ancora da definire.
Il clima in città è teso. Le proteste davanti al municipio raccontano la rabbia e lo sconforto di una comunità che si sente vulnerabile e abbandonata. Sul posto si sono recati anche rappresentanti delle istituzioni e della politica nazionale, mentre la magistratura monitora l’evolversi della situazione senza, per ora, aprire fascicoli giudiziari.
L’emergenza riapre ferite mai rimarginate. Le stesse aree erano state colpite da una frana nel 1997, episodio che portò a demolizioni, sgomberi e a un lungo stato di emergenza. Oggi, a quasi trent’anni di distanza, Niscemi si trova di nuovo a fare i conti con un dissesto idrogeologico che mette in discussione la sicurezza del territorio e il futuro di interi quartieri. Intanto, anche l’economia locale soffre: gli agricoltori, costretti a deviazioni di decine di chilometri, denunciano costi insostenibili e difficoltà nella distribuzione dei prodotti.








