“Non ce la beviamo” e la Sinistra per Viterbo con Viterbo 2020 oggi in piazza: “L’acqua è un bene comune, la sua gestione deve essere pubblica”

di MARTINA DI BARTOLO-
VITERBO- Oggi alle ore 17:00 si è svolta in piazza del Plebiscito la manifestazione contro la privatizzazione del governo Draghi lanciata da movimenti politici, associazioni e Comitati con “Non ce la beviamo”. “Ecco il messaggio che si vuole far passare: che la gestione privata (cioè orientata al profitto) dell’acqua è la normalità, e chi vuole una gestione pubblica sarà dunque trattato come un’eccezione. Ma nel 2011 26 milioni di italiani avevano già vinto il referendum, dicendo che la gestione dell’acqua DEVE tornare ad essere PUBBLICA! Per questo anche a Viterbo faremo sentire la nostra voce, accanto ai cittadini e al comitato “Non Ce La Beviamo”.  Erano presenti Paola Celletti, insieme ai candidati sindaco Chiara Frontini e Carlo D’Ubaldo.

A parlare per primo è stato proprio Carlo D’Ubaldo, candidato sindaco della lista Sinistra per Viterbo: “Vogliamo che anche qui come in altri comuni venga votato un ordine giorno per contrastare l’articolo 6! Se la privatizzazione passa dai Consigli Comunali, la nostra opposizione deve partire dal Consiglio Comunale! Vogliamo che i servizi essenziali restino pubblici e che siano gestiti direttamente dagli enti locali con il controllo dei cittadini. Vogliamo un controllo popolare della gestione degli impianti, della qualità dell’acqua, delle tariffe, improntato a criteri di trasparenza. L’acqua è un diritto universale, e non deve esserci spazio per il profitto di qualche privato. Invitiamo tutti a sostenere le iniziative contro il DDI privatizzazioni e per l’immediato ritiro dello stesso”

Prosegue Paola Celletti di “Non ce la beviamo”: “ L’acqua con l’arsenico a Viterbo, la popolazione è stata estromessa sulle informazioni e sulla gestione delle scelte. Ci hanno chiuso le porte con la scusa del Covid ma noi non vogliamo cedere. Sappiamo che parlare di acqua significa parlare di futuro. Vorrei fare un appello ai futuri sindaci per sensibilizzare. Vogliamo la dearsificazione. L’acqua è un bene pubblico e non può essere gestito a porte chiuse, l’acqua è un diritto e democrazia ma qui bisogna ristabilire diritto e democrazia. Ma non solo alla vigilia delle elezioni, ma anche dopo. La Regione Lazio è stata l’unica ad approvare la legge che andava ad attuare il referendum del 2011 ma non è stata mai tirata fuori. Questa è la regione Lazio! Noi chiediamo che i candidati non solo alla vigilia si esprimano sull’acqua pubblica ma anche dopo. Come primo passo noi aspettiamo una risposta”.

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