VITERBO- Riceviamo e pubblichiamo: “La misura è colma. Nonostante il pronunciamento della Corte di Giustizia Europea con la Sentenza del 7/9/2023, da anni assistiamo a frequenti violazioni della potabilità dell’acqua nella nostra provincia.
Solo in quest’ultima settimana nei comuni di Civita Castellana, Sutri e Viterbo sono stati superati i valori di arsenico previsti dalle attuali disposizioni di legge, senza contare che alcuni centri della provincia non dispongono di acqua potabile da anni.
Oltre al grave problema di salute pubblica che questo Comitato insieme ai Medici dell’ISDE ha sempre portato all’attenzione degli Amministratori, si aggiunge una ingiusta vessazione economica a carico dei cittadini.
Infatti anche laddove non viene fornita acqua potabile e sicura per la salute, e dunque non conforme a quanto previsto dalle norme, Talete che gestisce il servizio idrico ha sempre recapitato bollette a tariffa piena, senza considerare che l’acqua fornita non è adeguata al consumo umano.
Come dire oltre il danno la beffa.
Una inadempienza contrattuale di cui nessuno ha tenuto conto fino ad oggi e che i cittadini hanno subito.
Dimostrazione tangibile anche questa che l’aziendalizzazione di un servizio pubblico guarda soltanto all’interesse della Società per Azioni, senza tener conto della salute e delle tasche dei cittadini.
Diffidiamo quindi la Società che gestisce il servizio idrico dall’addebitare l’intero costo all’utenza in tutti quei casi in cui l’acqua non sia conforme a quanto previsto dalla legge. E per il pregresso, chiediamo che vengano ricalcolate le bollette con relativo accredito di quanto dovuto ai cittadini.
Da ultimo, ci rivolgiamo ancora una volta agli Amministratori chiedendo di mettere fine a questo grave problema di salute pubblica perché le soluzioni ci sono. A tale scopo, rinnoviamo la richiesta di valutare attentamente le proposte che questo Comitato insieme ai Medici dell’ISDE ha presentato a partire dal progetto del Dipartimento di geologia dell’università della Tuscia sino alle nuove tecnologie realizzate dal CNR, molto meno dispendiose e non inquinanti in quanto bio-ispirate, che riescono a filtrare dall’acqua fino al 99% di arsenico.
La potabilità dell’acqua è un problema di salute pubblica e deve essere messa al primo posto dell’agenda politica di chi amministra la cosa pubblica, non si può andare avanti a colpi di ordinanze di non potabilità presentando bollette salate ai cittadini”.
IL COMITATO NON CE LA BEVIAMO








