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“Non un giallo ma un femminicidio”: Kyanos e Centro Antiviolenza Penelope sulla morte di Federica Torzullo

La morte di Federica Torzullo non può essere raccontata come un fatto oscuro, né come un evento imprevedibile. Quando una donna viene uccisa all’interno di un contesto relazionale, familiare o di potere, siamo davanti a un femminicidio, non a un mistero da risolvere.
Come Associazione Kyanos e come Centro Antiviolenza Penelope, che da anni lavorano sul contrasto alla violenza maschile contro le donne, ribadiamo con forza che il femminicidio non è mai un episodio isolato. È l’esito estremo di una violenza che cresce nel tempo, spesso invisibile perché normalizzata, minimizzata o ignorata.
Continuare a parlare di “giallo” significa rimuovere la dimensione strutturale della violenza di genere, sottrarre responsabilità al sistema che non previene, non ascolta, non protegge. Significa cancellare la storia delle donne che chiedono aiuto, che non vengono credute, che restano intrappolate in relazioni di controllo e sopraffazione.
Il femminicidio non è frutto della follia, né di un improvviso scatto d’ira. È una forma di violenza fondata sul possesso, sul dominio e sulla disuguaglianza di potere tra uomini e donne. E come tale deve essere riconosciuta, nominata e contrastata.
Federica Torzullo aveva una vita, relazioni, diritti. Non è e non può essere un caso di cronaca. Era una donna, e come troppe altre è morta perché donna.
Chiediamo ai media di assumersi la responsabilità delle parole che utilizzano. Chiediamo alle istituzioni di rafforzare le politiche di prevenzione, protezione e sostegno ai centri antiviolenza. Chiediamo che il femminicidio venga riconosciuto per ciò che è: una violazione dei diritti umani che riguarda l’intera società.
Non c’è più tempo per lo stupore.
È tempo di chiamare la violenza con il suo nome.
È tempo di agire.

Marta Nori
Presidente Associazione Kyanos
Responsabile Centro Antiviolenza Penelope

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