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Nucleare, Coldiretti Viterbo: “Ennesimo sfregio alla Tuscia dopo pannelli fotovoltaici a terra e pale eoliche”

“Non è possibile pensare di dislocare 21 aree delle 51 individuate a livello nazionale, tutte in un’unica regione e addirittura in un’unica provincia. Questo significa distruggere la Tuscia, un territorio già fortemente compromesso dalla presenza di pannelli solari a terra e pale eoliche. Non lo permetteremo”. Così la presidente di Coldiretti Viterbo, Maria Beatrice Ranucci, in merito alla pubblicazione da parte del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica della Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai), elaborata da Isin e Sogin, che individua in Italia le aree idonee alla realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e il parco tecnologico.

Le 21 aree individuate nel Lazio si trovano tutte nel Lazio e solo nella Tuscia. “Una scelta dannosa per l’agricoltura – aggiunge Ranucci – che a Viterbo e provincia ospita produzioni di pregio e per lo sviluppo di un territorio a forte vocazione turistica, come è quello della Tuscia. Ricco di storia e cultura. Ci siamo fortemente opposti fin dall’inizio a questa scelta e continueremo a farlo”.

Da non trascurare neanche il problema del consumo di suolo che nella Tuscia ha già raggiunto oltre 16.600 ettari consumati sono. Secondo i dati Ispra, proprio a Viterbo e provincia è presente il 78,08% di pannelli solari e centrali eoliche del Lazio, che fanno collocare Viterbo al quinto posto in Italia per produzione di energia solare. Solo negli ultimi 12 mesi il consumo di suolo nel Lazio è stato di 485 ettari, di cui 103 a Viterbo e provincia.

“Ad essere compromessa è la forte vocazione – prosegue Ranucci – non solo agricola e agroalimentare, ma anche turistica di un territorio espressione di un patrimonio ricco di tradizioni. Nelle aree interessate dalla realizzazione dei depositi dei rifiuti e dei nuovi impianti fotovoltaici a terra e pale eoliche, sono presenti produzioni di pregio con denominazione di origine e indicazione geografica”. Tra queste troviamo l’abbacchio romano Igp o l’agnello del Centro Italia Igp; la nocciola romana Dop; il vitello bianco dell’Appennino centrale Igp; l’Olio extravergine di Olivia Tuscia Dop; l’Igp Olio di Roma; il Pecorino Romano DOP e il Pecorino Toscano Dop; i salamini italiani alla cacciatora Dop; i vini Doc Colli Etruschi Viterbesi ed Est! Est!! Est!!! di Montefiascone; la lenticchia di Onano Igp e l’asparago verde di Canino Igp, che è la denominazione numero 30 fra le Dop e Igp del cibo per il Lazio.

Proprio nelle scorse settimane Coldiretti Lazio ha scritto alla Regione per chiedere un confronto urgente volto ad avviare interventi immediati e risolutivi per arginare il problema relativo all’ulteriore installazione a Viterbo di impianti fotovoltaici a terra e pale eoliche, che stanno continuando a deturpare il territorio, mettendo a rischio il futuro delle aziende agricole e dei posti di lavoro che queste garantiscono. “Ora – conclude Ranucci – ci troviamo a dover affrontare un’ulteriore sfregio a questo territorio. Come se non fosse già ampiamente minacciato dalle fonti di energia rinnovabile che consumano suolo agricolo produttivo”.

Viterbo è la prima provincia del Lazio per presenza di pannelli solari, e la superficie occupata dal fotovoltaico a terra è pari al 50% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU), con oltre 950 ettari. Non solo, la provincia è in testa anche alla produzione da impianti eolici con 133,3 Gwh pari al 90% dell’intera regione. Sono già presenti centinaia di pale eoliche alte 250 metri e la Tuscia è stata scelta anche per sperimentare le nuove pale eoliche alte 300 metri.

 

 

 

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