Nutella VERSUS burro d’arachidi: Favoritismi di continente

Article by Ellyn Hopper from nutellaUniversity of South Carolina

Nutella versus Peanut Butter: Continental Favoritism.

You can spread it on your sandwiches, pair it with bananas, dollop it atop pancakes, let it melt across your toast, or stuff it into cookies… It’s the most preferred spread in your whole country and requested by the mouths of even the youngest children. It’s the item you always have in your pantry if all else is gone and its possible uses sometimes seem endless.

 

It’s Nutella! No, it’s peanut butter! It’s both? I have grown up with peanut butter basically attached to my hip. I used to, and frequently still do, put it on anything I could get my hands on. Of course the most basic use was peanut butter and jelly, true for almost any American. But it was also always with me when I had pancakes, an apple, banana bread, or warm toast. Every year for my birthday, I have chocolate cake with peanut butter icing and my favorite candy is Reese’s Peanut Butter Cups. My cousin tops her vanilla ice cream with it, my roommate makes the most delicious pie with it, and my grandpa uses it for his most preferred snack of peanut butter and jelly on Ritz crackers. It holds various forms: creamy, crunchy, extra crunchy, whipped, all-natural, reduced sodium, and many more. American supermarkets reserve several shelves for this protein-packed necessity.

However, besides the protein aspect, all the same can be said for Nutella. In Italy, this chocolate-hazelnut spread is seen anywhere you look. There’s some variation of it in almost every gelateria, in a pastry case at a café, in the vending machines, and on the dessert menus. You can order it on top of your cappuccino and find different-sized jars of it on grocery store shelves. Its uses certainly rival those of peanut butter and some Americans prefer the chocolate option over the nutty.

However, it’s nearly impossible to find peanut butter in Italy. So why is there such a cultural favoritism and how did it begin? According to the USA’s National Peanut Board, it is believed that the peanut plant dates back to 3,500 years ago in South America, where archaeologists have found peanut-decorated pottery. According to the American Peanut Council, the peanut’s history did, in fact, occur partly in Europe. It spread throughout North America when Spanish explorers discovered it, bringing it back to Spain and later spreading it to Asia and Africa.

Then, as early as the 1700s, the Africans re-introduced peanuts to North America, but it was not until the early 1800s that the United States began to grow peanuts as a commercial crop. A century later, peanut equipment was invented that allowed peanuts to be harvested more effectively, so that the first introduction of peanut butter was in 1904 at the St. Louis World’s fair. Throughout American history, peanuts and peanut butter were used in the Civil War and the World Wars to sustain soldiers. The spread has popularized so much that now, peanut butter accounts for about half of the U.S. edible use of peanuts, about $850 million in retail sales per year. Nutella was created not long after the introduction of peanut butter. In 1940, Pietro Ferrero used hazelnuts to extend chocolate supply during World War II, when cocoa was in short amount.

The founder of the Ferrero company used hazelnuts to do so, which are abundant in Italy’s Piedmont region, in the northwest. At the time of introduction, one kilo of regular chocolate was six times the cost of one kilo of “pasta gianduja,” Nutella’s original name. Originally it was sold as a foil-wrapped loaf that could be sliced and served on bread, but when people started only eating the gianduja, Ferrero altered the recipe and began to sell it as a spread, called “supercrema gianduja.” Because of its affordability, Nutella became so popular that Italian food stores created “The Smearing,” a service in which children could bring their bread to a local store and receive a smear of this delicious spread. It has since become a breakfast staple in Italy, spreading to America in 1983 and later all over the world.

So where does our cultural favoritism come from? The reason cannot be exactly identified, but it certainly must correlate to each spread’s origin. Peanuts were not available in Italy as they were in America, neither were hazelnuts as accessible in America as in Italy. I would say that the preference is simply based on the foods that were available to each country in the 20th century. Now, food accessibility is wider than ever, so cultural flavors are merging. But amidst this, I think that our original preferences will always remain the same. That is one of the greatest aspects of the culture of food!

 

Traduzione

Si può spalmare su un sandwich, accoppiarlo a una banana, spalmarlo sui pancakes, lasciarlo sciogliere su un toast o infilarlo nei biscotti… è la crema spalmabile più diffusa del paese e la più richiesta dalle bocche dei più piccoli. E’ la cosa che non può mai mancare nella dispensa e i suoi possibili usi sono infiniti.

E’ la Nutella! No, è il burro d’arachidi! O sono entrambi? Sono cresciuta con il burro d’arachidi sempre con me. In genere lo mettevo su tutto e continuo anche ora a farlo. Il suo uso più comune è con la gelatina, almeno per la maggior parte degli americani. Ma era sempre con me quando facevo i pancakes, quando mangiavo una mela, il pane o un toast caldo. Ogni anno per il mio compleanno, festeggiavo una torta al cioccolato con la glassa al burro di arachidi e le mie caramelle preferite sono le Reese, a burro d’arachidi ovviamente. Mio cugino lo mette sopra il gelato alla vaniglia, la mia coinquilina fa delle torte deliziose e mio nonno lo usa per il suo snack preferito: burro d’arachidi e gelatina sui crackers. Può avere diverse forme: cremoso, croccante, super croccante, montato, al naturale, con poco sodio etc. I supermercati americani hanno diversi scaffali solo per questa bella dose di proteine.

In ogni caso, oltre all’aspetto proteico, lo stesso può essere detto per la Nutella. In Italia questa crema spalmabile al cioccolato e nocciola si trova dappertutto. C’è una variante di essa in quasi tutte le gelaterie, nella vetrina dei dolci dei bar, nelle macchinette automatiche e nei menù dei ristoranti. La puoi mettere in cima al tuo cappuccino e trovare diverse confezioni di ogni misura al supermercato. I suoi usi sono in competizione con quelli del burro d’arachidi ed alcuni americani preferiscono la versione al cioccolato. In ogni caso, è quasi impossibile trovare il burro d’arachidi in Italia.

Quindi, perché c’è questo favoritismo culturale e quando è cominciato? Secondo la National Peanut Board degli Stati Uniti la pianta di arachidi risale a 3500 anni fa, in Sud America dove gli archeologi hanno trovato degli artefatti in ceramica raffiguranti questo frutto. Secondo l’ American Peanut Council la storia delle arachidi ha avuto luogo in parte anche in Europa. Gli esploratori spagnoli la portarono nel continente europeo e in seguito la esportarono in Asia e Africa.

In seguito, nel primo ‘700 le popolazioni africane riportarono le arachidi nel Nord America, ma non fu prima del 1800 che gli Stati Uniti cominciarono a coltivarla e a venderla. Un secolo dopo, furono inventati attrezzi che rendevano la raccolta delle arachidi più efficiente, così che la prima produzione di burro d’arachidi fu resa possibile nel 1904 alla fiera mondiale di Saint Louis. Nel corso della storia degli Stati Uniti, le arachidi e il burro di arachidi fu usato sia durante la Guerra Civile che nelle guerre mondiali per sostenere i soldati. Il consumo si è poi diffuso moltissimo, tanto da rappresentare circa la metà dell’uso commestibile delle arachidi e circa 850 milioni di dollari nella vendite al dettaglio. La Nutella è stata creata non più tardi del burro d’arachidi.

Nel 1940, Pietro Ferrero usava le nocciole per allungare le scorte di cioccolata durante la seconda guerra mondiale, quando il cacao scarseggiava. Il fondatore della compagnia usava quindi le nocciole, abbondanti nel nord ovest di Italia, in particolare in Piemonte, con questo scopo. All’inizio il costo di un kilo di cioccolato era 6 volte superiore il prezzo di un kilo di “pasta gianduja” , il primo nome della Nutella. Originariamente era conservata come una “pagnotta” avvolta nella carta d’alluminio da affettare e servire su una fetta di pane. Quando le persone cominciarono a mangiare la gianduja da sola, Ferrero modificò la ricetta e cominciò a venderla e a distribuirla come “supercrema gianduja”. Essendo a buon mercato, la Nutella divenne così popolare che i negozi alimentari crearono “la spalmata” , un servizio dedicato soprattutto ai bambini i quali potevano recarsi in negozio con una fetta di pane e chiedere di spalmare la deliziosa crema. È poi diventata un’abitudine comune nella colazioni italiane e nel 1983 si diffuse anche negli Stati Uniti e successivamente in tutto il mondo.

Viene allora da chiedersi da dove vengano le nostre preferenze culturali. La ragione non è facilmente identificabile, ma si può certamente collegare alle origini della diffusione di ogni prodotto. Le arachidi non erano tanto reperibili in Italia quanto in America, così come le nocciole non erano poi così diffuse negli Stati Uniti, rispetto all’Italia. Direi che la preferenza sui cibi nasce dalla loro reperibilità e disponibilità di ogni paese. Ora la disponibilità del cibo è cambiata e i gusti si stanno mescolando. Ma a parte ciò, credo che le preferenze rimarranno sempre legate alle proprie origini. È uno degli aspetti più importanti della cultura del cibo!

   

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