Oggi, 21 maggio, la Chiesa Ortodossa ricorda San Costantino il Grande

VITERBO – Il 21 maggio la Chiesa Ortodossa ricorda San Costantino il Grande, Isapostolo (“uguale agli apostoli”), di origine romano-illiriche, nato a Naisso nella Provincia Romana dell’Illiria nel 275 (oggi Nis in Serbia) e morto a Nicodemia (Bitinia, oggi Turchia) nel 337 imperatore romano e fondatore di Costantinopoli – Nuova Roma. E’ grazie a San Costantino che con l’Editto di Milano del 313, il Cristianesimo, fino allora perseguitato, ebbe riconoscimento formale come culto ammesso dell’Impero e furono restituite alla Chiesa ed ai fedeli le proprietà precedentemente confiscate durante i periodi di persecuzione.

Costantino divenne Imperatore dopo che a Roma, nella lunga e sanguinosa battaglia di Ponte Milvio, sconfisse l’altro pretendente al Trono, Massenzio. Scrive Sant’Eusebio di Cesarea: “Un segno straordinario apparve in cielo. … quando il sole cominciava a declinare, egli vide con i propri occhi, più in alto del sole, il trofeo di una croce di luce sulla quale erano tracciate le parole IN HOC SIGNO VICES. Fu pervaso da grande stupore e insieme a lui il suo esercito.” (Eus. VC 37-40). Pertanto “La mattina successiva ordinò, non solo che venisse inserito il monogramma delle iniziali di Cristo in greco (X-P) sugli scudi dei soldati, ma anche che venisse creato lo stendardo, che avrebbe sostituito l’aquila romana di Giove e a cui tutti i soldati avrebbero dovuto far riferimento.

Con la vittoria, Costantino divenne così l’indiscusso monarca dell’Impero Romano d’Occidente, mentre Licinio regnava su quello d’Oriente. Nel 323 Costantino attaccò e sconfisse anche Licinio e da quel momento sino alla sua morte, avvenuta nel 337, fu il solo sovrano di tutto l’Impero romano. (Apolitichio). San Costantino ha indetto e presieduto anche due Concili: Il primo fu un Concilio locale, che si tenne ad Arles in Gallia (ora Francia) nel 314 con vescovi provenienti dall’Italia, dalla Gallia e dalla Spagna che condanno l’eresia donatista mentre il secondo fu il primo Concilio Ecumenico (universale al quale partecipano tutti i vescovi del mondo abitato) tenuto a Nicea (oggi Iznic, in Turchia) nel 325 dove venne condannata l’eresia ariana, proclamando l’omousia, ossia la medesima natura del Padre e del Figlio.

Mentre la Chiesa Cattolica non ne riconosce la santità, permettendone soltanto il culto a livello locale in talune località dove resiste da antica tradizione ortodossa, come ad esempio a San Costantino Albanese in provincia di Potenza, paese arbereshe fondato da profughi ortodossi albanesi epiroti sfuggiti alle persecuzioni islamiche nel XV secolo o a San Costantino Calabro, importante centro dove permangono i retaggi dell’antica cultura greco-calabra ortodossa della Regione, per la Chiesa Ortodossa San Costantino è simile agli apostoli, o Isapostolo, titolo che è stato riconosciuto a tutti gli Imperatori (comprese le donne) romani di Costantinopoli-Nuova Roma , significando che gli Imperatori erano a Capo della Chiesa, tanto che avevano il diritto di indire i Concili, e nel primo millennio i Concili furono tutti convocati da Imperatori romani, anche quando l’Impero fu guidato da una donna come dimostra il II Concilio di Nicea del 787 che fu indetto dall’Imperatrice Irene l’Ateniene.

Il titolo di Isapostolo (“uguale agli apostoli”) poneva gli imperatori romani (oggi erroneamente definiti “bizantini”) sopra ai Vescovi ed ai Patriarchi, che erano “successori degli apostoli”. I cattolici obiettano alla Santità di Costantino per il fatto che fu battezzato soltanto in punto di morte, ma sembra che tale usanza fosse diffusa in tale periodo storico in quanto il battesimo cancella tutti i peccati pregressi senza dover ricorrere alla confessione, che all’epoca era generalmente pubblica.