“Ognuno è SuperAbile. Tutto è superabile”

CAPRANICA ( Viterbo) – “SuperAbile” è un progetto scolastico ideato dal consigliere comunale di Bassano Romano, Alfredo Boldorini, dal presidente della Compagnia Etruschi tiro con l’arco, Alessandra Mosci, e patrocinato direttamente dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Il loro è un progetto che parla di Riscatto e che mostra come il processo di inclusione con la disabilità sia un punto di partenza, soprattutto se posto al centro di un ampio contesto come quello della scuola.

Partito dall’Itis di Bassano Romano, il progetto “SuperAbile” si è mosso per vari paesi della provincia di Viterbo per poi coprire anche altre regioni italiane, coinvolgendo 4860 alunni, percorrendo 3500 km e  ottenendo 46 patrocini. Obiettivo principale è quello di veicolare un messaggio di speranza e di vita potente. Protagonisti del progetto sono Lorenzo Costantini e Chiara Bordi, rispettivamente di 27 e 17 anni, che, a causa di due incidenti, sono stati costretti a convivere con due amputazioni che hanno cambiato il loro stile  e il loro percorso di vita: nonostante i mesi passati tra interventi chirurgici e riabilitazione, i due hanno fatto della loro “disAbilità” un punto di forza e di riscatto. Il progetto “SuperAbile” vede coinvolte nell’iniziativa anche altre ragazze “diversamente abili”: Marzia Viola, Chantal Pistelli McClelland e Brunella Roscetti.

Data l’importanza di far comprendere ai giovani l’idea che qualsiasi diversità non deve condizionare la nostra vita, nè tantomeno spaventare chi vive intorno a noi, e dato il grande successo riscosso dal progetto tra i giovani, copiosi e graditissimi sono stati i feedback arrivati da professori e alunni.

Lunedì 4 Febbraio 2019. “SuperAbile” arriva a Capranica!

Teatro comunale. Ore 9.00. La mattinata ci ha regalato un bellissimo sole. Iniziano i preparativi per l’allestimento del palco e nel frattempo arrivano i tre portavoce del progetto Lorenzo Costantini, Anna Fusco e Maurizio Kimba seguiti da Alfredo Boldorini, consigliere comunale di Bassano Romano. La sala si riempie degli alunni delle sei classi dell’istituto I.C.G. Nicolini e, dopo un momento di trambusto e frastuono, cala il silenzio. Il vicesindaco di Capranica, Katia Taste, con un leggero tremito nella voce, descrive quello che sarà lo svolgimento della mattinata, ringraziando calorosamente quelli che sono i protagonisti del progetto “SuperAbile”. Alfredo Boldorini, Lorenzo Costantini, Anna Fusco e Maurizio Kimba salgono sul palco e, dopo una presentazione generale, i tre giovani ragazzi iniziano a raccontare le loro storie. Il primo a parlare di se è Lorenzo Costantini. 27 anni. Di Vetralla. Lavorava in un frantoio quando, all’età di 21 anni, cadde in una botola dove un ingranaggio in movimento gli maciullò il piede destro. Il macchinario venne spento tempestivamente e furono chiamati immediatamente i soccorsi tuttavia, in ospedale, Lorenzo si sentì dire ciò che in cuor suo già sapeva. I medici dovevano amputargli la gamba e, spontaneamente, chiese subito loro se sarebbe potuto tornare a giocare a calcio dal momento che, fino ad allora, la sua unica “valvola di sfogo” era la partitella settimanale al campetto con gli amici. Iniziò così un lungo periodo in ospedale seguito poi dalla riabilitazione. Lorenzo rivela che il sentimento che lo ha accompagnato per i due anni successivi all’incidente era la rabbia, che sfogava su tutto e tutti fino a che non ha capito e ha reagito.

 

“Quando sono tornato a camminare ho capito quanto diamo per scontate le cose, soprattutto quelle che noi  definiamo le più banali”.

“È vero, a 21 anni ho perso una gamba ma ne ho trovate tante altre. Adesso ho un armadio pieno di gambe, con un vantaggio: non puzzano!”.

 

“Il tempo è una cosa preziosa. Passa e non ce ne accorgiamo”.

Ciò che ha permesso a Lorenzo di accettare la situazione e di andare davvero avanti è stato lo Sport e, dopo varie esperienze che lo hanno visto anche vincitore in più di un’occasione, soprattutto nell’atletica leggera, è riuscito a trovare la sua massima espressione nel Crossfit, disciplina dinamica ed impegnativa.

 

“Per me lo sport è stato di vitale importanza. Ho dovuto perdere una gamba per iniziare a correre”.

 

“Se vogliamo raggiungere un obiettivo possiamo farlo perché non esiste l’impossibile. Tutto è realizzabile nonostante le difficoltà”.

 

“La felicità è difficile da raggiungere, costa fatica e sacrifici e necessita di un po’ di sofferenza. Fallire è normale. Ho accettato tutto, dagli errori alle insicurezze, alle fragilità. Bisogna essere fieri di ciò che si è”.

 

Anna Fusco prende il posto di Lorenzo in mezzo al palco. Anna è nata con una malformazione fisica. I medici non hanno mai saputo dare una vera e propria motivazione al fatto che Anna, alla nascita, non avesse il braccio sinistro, dalla mano al gomito. Sin da piccola imparò ad usare una protesi ma questa le era di intralcio poiché per lei “normalità” era avere una sola mano. Non ha mai avuto problemi con la propria immagine fino a che un giorno, quando era alle medie …

 

“Mi sono guardata allo specchio e poof. Io sono diversa”.

 

“Un giorno mi stavo per sedere accanto ad una ragazza quando lei, guardandomi il braccio, mi ha detto di non farlo perché le faceva schifo”.

Anna racconta come il liceo sia stato un periodo decisamente nero nella sua vita: la protesi le dava impiccio ma il non portarla la metteva in imbarazzo. Si vergognava della sua diversità.

 

“Scappavo dal problema, non volevo affrontarlo. Persi un anno scolastico al liceo e caddi in depressione. Presi peso. Non avevo voglia di reagire. Soffrivo di attacchi di panico. Poi decisi che era giunto il momento di riprendere in mano la mia vita. Mi dedicai al canto, alla recitazione, al ballo e, dopo una serie di ricadute, intrapresi un percorso di sostegno ed imparai ad accettare la mia immagine. Più scappi e più il problema si ripropone. Capita spesso che molte persone non si accorgano nemmeno che non ho una mano. Gli altri vedono quello che noi siamo consapevoli di essere”.

 

“A oggi sono qui, davanti a voi, senza protesi, sicura di me, a mio agio, timida, ma quello lo sono sempre”.

Maurizio Kimba, con un po’ di agitazione nella  voce, rivela che ha sempre seguito Lorenzo e il progetto “SuperAbile” ma che questa è per lui la prima volta in cui parla della sua “diversità” in pubblico. Il suo intervento è breve ma altrettanto intenso. Maurizio è di Caprarola e riesce a vedere solo da un occhio, ma al 50%. Soffriva di diabete che, se trascurato, può portare alla perdita della vista.

 

“Io non mi sono mai posto il problema. Mangiavo di tutto e poi una mattina mi sono svegliato e non ci vedevo più. Nasco motociclista. Vi lascio immaginare. Caddi in depressione. Ero convinto di non poter più guidare una moto. Ma la mia tenacia mi ha portato a non voler mollare così iniziai a girare con il kart, imparando a memoria la pista ma ancora non mi bastava. Io volevo tornare sulla moto, così mi sono informato ed ho scoperto che ci sono persone con disabilità che guidano tranquillamente. Ci ho creduto veramente quando ho visto un ragazzo con il mio stesso problema sfrecciarmi davanti a 180 km/h. Se ci riusciva lui ci sarei riuscito senza ombra di dubbio anche io. E così è stato!”

Gli applausi sono tanti ed alcuni ragazzi dell’istituto I.C.G. Nicolini si raggruppano sul palco, dando spazio alle loro curiosità.

  • Eri sensibile alla disabilità prima del tuo incidente?

Lorenzo:  “No, sono sempre stato rispettoso ma non mi sono mai posto il problema”

  • Qual è il confine tra disabilità e normalità?

Anna: “Non c’è confine. Ognuno di noi riesce nelle cose secondo il suo tempo. Io magari posso metterci semplicemente un po’ di più”.

Lorenzo: “Ognuno di noi è disabile in qualcosa”.

  • Come ci consigliate di comportarci con persone che hanno disabilità?

        Maurizio: “Trattateli come trattereste ogni altra  persona”.

        Anna: “Cercate di non dargli troppo aiuto”.

  • Dopo ciò che vi è accaduto, come vi sentite?

Maurizio: “Immortale. Indistruttibile”.

Anna: “Con i piedi per terra”.

Lorenzo: “Felice”.

  • Che ruolo ha lo sport per chi ha disabilità?

Lorenzo: “Lo sport ti spinge a superare i tuoi limiti. Ti fa

star bene senza far danno”.

  • Chi vi ha aiutato di più?

Anna: “I miei ma se non ti aiuti tu non lo fa nessun altro”.

Lorenzo: “La famiglia,  che non mi ha mai imposto nulla e mi ha sempre fatto fare tutto, anche gli errori”.

  • Un messaggio da diffondere?

Maurizio: “Mai gettare la spugna. Se vuoi una cosa vattela a prendere”.

Anna: “Nulla è impossibile”.

Lorenzo: “È importante goderci ogni singolo momento”.

  • Qual è stata la domanda che ti hanno posto che ti ha più colpito?

Lorenzo: “<<Se dovessi scegliere se tornare indietro o stare così?>>.  Indipendentemente dalla protesi sono felice e provo emozioni di cui prima conoscevo l’esistenza solo attraverso i libri”.

  • Come definisci adesso la disabilità?

Lorenzo: “Non vi è disabilità o inabilità. L’unico vero ostacolo sono i limiti che poniamo a noi stessi”.

Anna: “È un disagio tra noi e la società”.

  • Com’è stato cambiare le proprie abitudini?

Anna: “Io sono nata così quindi non ho cambiato nessuna abitudine”.

Maurizio: “Everest. Avete presente l’Everest? Ecco. Magari ho allungato un po’ i tempi per salire ma ce l’ho fatta ugualmente”.

Lorenzo: “Io sono sceso invece. Ma poi sono arrivato a tutto questo”.

  • Quali qualità ti ha dato?

Maurizio: “Determinazione. E il fatto che do il meglio di me in tutto ciò che faccio”.

Lorenzo: “Positività. Forza di vivere”.

Sono le ore 12.00 e l’incontro si conclude con la dimostrazione pratica di Lorenzo che, sfoggiando con fierezza la sua protesi versione Iron Man, ci fa vedere come cambiarla, spiegandoci anche che ne esistono di diverse tipologie, a seconda dell’utilizzo che se ne fa.

“SuperAbile” è un progetto che fa la differenza  e che, in un modo o nell’altro, ti cambia, infondendo speranza e forza. Vera protagonista è la Vita e l’esperienza di questi ragazzi è il perfetto esempio di rinascita e di riscatto sociale. Ci hanno insegnato che un dramma può essere trasformato in forza e che ognuno di noi ha infinite risorse celate dentro di se.  Quello della disabilità è solo un concetto, uno schema sociale. Una protesi, una malformazione, sono solo caratteristiche ma nessuna di queste definisce una persona.

   

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