di REDAZIONE-
VITERBO- Il Lazio si conferma tra le regioni italiane di maggior rilievo nella produzione di olio d’oliva. Con 306 frantoi attivi e oltre 78mila ettari coltivati a olive da olio, la regione rappresenta il 7,5% della superficie nazionale, posizionandosi al quarto posto in Italia dopo Puglia, Calabria e Sicilia. I dati fanno riferimento al 2024 e testimoniano il peso strategico del comparto olivicolo laziale.
A livello provinciale, Roma guida la classifica con circa 23.700 ettari coltivati, seguita da Frosinone con 19.500 ettari. Al terzo posto si colloca Viterbo, con quasi 14.800 ettari, pari al 18,9% dell’intera superficie regionale destinata all’olivicoltura. Completano il quadro le province di Rieti e Latina, rispettivamente con 11.600 e 8.970 ettari.
La Tuscia si conferma così uno dei territori chiave per la produzione dell’“oro verde” laziale, sinonimo di qualità e tradizione. Tuttavia, il settore si trova oggi ad affrontare sfide sempre più complesse. La concorrenza internazionale, i dazi e gli effetti dei cambiamenti climatici stanno mettendo sotto pressione la filiera, penalizzando in particolare la provincia di Viterbo nella stagione olearia 2025/2026.
Secondo le analisi più recenti, il previsto calo produttivo nel Viterbese rischia di avere ripercussioni rilevanti non solo a livello regionale, ma anche sull’intero comparto olivicolo nazionale. Un contesto che impone nuove strategie di adattamento per tutelare un settore fondamentale dell’agricoltura laziale.




