di REDAZIONE-
Il governo si prepara a varare nuove misure in materia di sicurezza e ordine pubblico dopo gli scontri avvenuti a Torino durante la manifestazione per Askatasuna. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo la visita agli agenti rimasti feriti, ha ribadito la determinazione dell’esecutivo a intervenire con decisione per ristabilire il rispetto delle regole, annunciando l’avvio di un confronto politico a Palazzo Chigi già all’inizio della settimana.
Il vertice di governo servirà a fare il punto sulle tensioni degli ultimi giorni e a definire il contenuto del decreto sicurezza, che potrebbe approdare in Consiglio dei ministri mercoledì. Al tavolo siederanno i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il guardasigilli Carlo Nordio e i principali sottosegretari coinvolti nel dossier.
Secondo il vicepremier e leader della Lega, l’intervento sarà ampio e incisivo. Tra le priorità indicate c’è una maggiore tutela per le forze dell’ordine, con la cancellazione dell’automatismo che porta all’iscrizione nel registro degli indagati in caso di uso legittimo della forza. Una proposta su cui la Lega ha già avviato una mobilitazione politica sul territorio, convinta che la norma possa trovare spazio nel decreto.
Nel pacchetto di misure in discussione figurano anche norme sullo sgombero degli immobili occupati abusivamente, l’inasprimento delle regole sui ricongiungimenti familiari dei migranti e l’introduzione del fermo preventivo per i manifestanti ritenuti potenzialmente pericolosi. Quest’ultimo strumento, già previsto nelle bozze iniziali con una durata fino a 12 ore, potrebbe essere esteso fino a 48 ore. Salvini lo considera fondamentale per prevenire violenze, soprattutto in vista di appuntamenti internazionali come le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Più controversa è l’ipotesi di imporre una cauzione agli organizzatori dei cortei per coprire eventuali danni. La proposta ha incontrato l’opposizione netta dei sindacati. La Cgil parla di una misura incostituzionale che rischia di limitare il diritto di manifestare, mentre la Cisl avverte contro il pericolo di equiparare chi esercita una protesta democratica a chi compie atti di violenza.
Mentre il governo accelera per chiudere il testo del decreto, il dibattito resta aperto. Le nuove norme puntano a rafforzare la prevenzione e la sicurezza, ma si inseriscono in un contesto delicato, dove il confine tra tutela dell’ordine pubblico e salvaguardia dei diritti costituzionali continua a essere al centro del confronto politico e sociale.




