ORIOLO ROMANO (Viterbo) – Emozioni e lacrime. Donarsi sempre, l’appello! L’Amore infinito di e per Lisa e Nadia. Commozione fino alle lacrime alla presentazione ad Oriolo Romano de “Le tre vite di Lisa”, il 17 maggio scorso. Gli interventi pertinenti dei relatori hanno “magnetizzato” l’attenzione e lo sguardo degli spettatori, che anche gli splendidi dipinti alle pareti della Sala degli Avi di Palazzo Altieri sono riusciti a distogliere.
La professionalità, la competenza, la sensibilità, la delicatezza e la profondità con cui gli interventi hanno trattato temi come quello della malasanità, delle adozioni e dell’affido, meritano soltanto apprezzamento ed encomio. Il regalo più grande che hanno fatto a tutti i partecipanti sono state queste istantanee di “amore dato, amore preso, amore mai reso”, per dirla con Tiziano Ferro, tra l’altro sostenitore di AVIS. E proprio l’autrice del libro, (la soprintendente per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale, arch. Margherita Eichberg, insieme al marito, dott. Maurizio Federico, Direttore Centro nazionale per la salute dell’ISS), ha tenuto a sottolineare come ciò che ricerca sempre come associazione LISA (Lottiamo Insieme per la Sanità degli Adolescenti, di cui è presidente) sono l’unione e la sinergia con le altre associazioni di settore (come Avis appunto), su cui però c’è ancora molto da lavorare purtroppo.
“Amore grande come il tempo che non si è arreso”, per continuare con la canzone di Tiziano Ferro. Con questa frase a fare da sintesi di tutto l’impegno e l’attivismo messi in campo da LISA. Non si arrendono mamma Margherita e papà Maurizio. Il grido “mai più come per Lisa” è un grido di giustizia, non di vendetta. Loro chiedono soltanto verità, giustizia e ascolto.
Più che il contributo economico all’associazione (utile per l’acquisto di nuova strumentazione per il reparto di onco-ematologia pediatrica del Policlinico Umberto I, come la cella emo-frigorifera), a loro interessa il supporto alla causa.
Loro vogliono cambiare il sistema sanitario e burocratico alle radici, scardinandolo da tutte le storture; ricostruendo una sanità pubblica alternativa credibile, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.
Far sì che la sanità pubblica sia un’eccellenza, senza predomini incontrollati e incontrollabili. La loro priorità è – con le parole del dott. Luca Laurenti, responsabile del laboratorio di tipizzazione HLA del policlinico Umberto I – rimettere al centro il paziente (soprattutto adolescente, più vulnerabile) – coi suoi diritti.
Diritto alla salute, alla famiglia, all’amore, alla sanità pubblica libera, che riconosca un trattamento sanitario equo, senza lucro né accanimento terapeutico gratuito, forzato e immotivato.
Lo scopo non è tanto ottenere la condanna e la pena per chi avrebbe dovuto supervisionare e non l’ha fatto, non impedendo la somministrazione di midollo osseo incompatibile, per un trapianto avventato: infusione che è stata fatale a Lisa. Piuttosto far sì che non accadano mai più tragedie come quella della loro figlia adolescente, che poteva essere salvata, se solo si fosse deciso di NON procedere a tutti i costi col trapianto, ma tentando altre terapie di prima linea.
Affinché il suo sacrificio e la sua morte non siano stati vani. Il primo piano, col sorriso smagliante di Lisa proiettato dietro ai relatori, ricorda quasi quel messaggio della canzone di Tiziano Ferro.
Finora spesso si sono scontrati contro un muro di omertà e reticenza, imbattendosi in perizie di parte mendaci e in interrogazioni parlamentari archiviate o abbandonate nei cassetti, nella latitanza e assenteismo, nell’ostracismo delle istituzioni, principali artefici e protagoniste nel campo della sanità e della giustizia.
Ciò ben lo si vede anche nel campo dell’affido e delle adozioni.
Ed anche qui l’invito a non arrendersi e un filo di speranza è stato ‘gettato’ dall’altro racconto altrettanto doloroso dell’avvocato Francesca Matta, della Arlaf (Associazione Romana e Laziale per l’Affidamento Familiare – Viterbo ODV), visibilmente scossa quando ha parlato e ricordato la “figlia” Nadia, adolescente di 16 anni presa in affido, scomparsa improvvisamente senza che si potesse essere preparati alla tragedia.
I figli in affido o adottati (come Nadia e Lisa) “sono figli di cuore”, ha detto l’avv. Matta. Ti stravolgono la vita. Non li hai partoriti, ma sono la “tua pelle”, parte di te. E soprattutto, anche quando non ci sono più, possono “rigenerare” vita.
Le vite delle due adolescenti (16 e 17 anni, Nadia e Lisa) continuano in quelle associazioni Arlaf e LISA; sono quelle che lei definisce “la quarta e infinita vita di Lisa” e “l’unica e infinita vita di Nadia”: Amore infinito. Punto.
L’insegnamento maggiore ottenuto dalla dura prova del lutto di perdere una figlia è stata l’aver imparato una grande verità e una lezione fondamentale. Quando subisci una perdita del genere incolmabile e insanabile ti resta sempre e comunque una possibilità di scelta: la libertà di scegliere se riempire quel vuoto, donando altro amore, “rigenerando vita” o rassegnarti alla disperazione.
Ed è così che lei e il marito sono riusciti ad accogliere di nuovo in casa, dopo la scomparsa di Nadia, un giovane adolescente della Costa D’Avorio, Abdoulaye, sbarcato a Lampedusa sulle coste italiane (dopo sei lunghi mesi di viaggio…della Speranza, come si suol dire) col sogno di diventare calciatore. Doveva restare con loro pochi giorni: ora è più di un anno che è in casa con loro, non avendo trovato nessun posto libero nella struttura di Gallese che lo avrebbe dovuto accogliere o famiglia che lo poteva prendere con sé; era il 25 luglio mattina del 2023 e tutti erano fuori, partiti per le vacanze.
Accogliere equivale a donare amore e donarsi. Ed in ciò non è casuale il fatto che si sia parlato di dare speranza, con donazioni di sangue e di midollo consapevoli e con la consapevolezza che, nonostante le difficoltà, le reticenze ei timori, le adozioni e gli affidi sono gesti di generosità e umanità che ripagano sempre. Il motto dell’Avis infatti è: “chi dona il sangue dona la vita”.
Con l’adozione e l’affido si danno delle “radici” in un certo qual modo, un futuro e dei punti di riferimento a chi è in cerca solo di affetto, perché ha conosciuto solo privazioni, degrado e disperazione, e in questo la sala degli Avi, dei nostri padri, richiama questo concetto di un’identità nuova per una “nuova” vita. Perciò è tanto più importante non illudere e, laddove le istituzioni preposte regalano disillusione, scoraggiano o tradiscono la fiducia di chi confida in loro, falliscono. Fallisce tutta la cultura di una società che si ritiene progredita, evoluta.
Ma non solo. Qui si inserisce anche un altro esempio pratico portato dal dott. Luca Laurenti dei tre bimbi di Gaza curati al reparto di oncoematologia pediatrica dell’Umberto I (uno molto grave, un caso ‘disperato’), riaperto grazie all’impegno dell’associazione LISA
Con la solidarietà e l’umanità, però, tutto è possibile. Mai disperare, ma agire sempre con amore per il bene dell’altro.
Anche per questo non ci si vuole fermare qui e il tour di presentazione de “Le tre vite di Lisa” continua, con tante nuove tappe e appuntamenti, addentrandosi sempre più nell’entroterra della Tuscia. Perché ogni posto è il luogo giusto per parlare di impegno sociale, attivismo, solidarietà, per trovare nuovi sostenitori e soprattutto informare meglio. Per stringere sinergie con l’associazionismo di settore. Per connettersi a un livello nazionale persino (non solo locale, dove già un primo passo avanti importante è stato fatto); vieni in un’unica grande famiglia che lavora in una direzione comune: il bene comune. Perché la sanità va comunicata bene.
Comunicare in modo corretto la sanità e informare adeguatamente sulla salute significa anche quasi iniziare ad attivare una forma di “cura” e fare prevenzione.
Una sanità migliore parte anche da una migliore e più corretta informazione.

Oriolo Romano: le storie di Lisa e Nadia a Palazzo Altieri

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