Paola Marchetti (Alleanza Sinistra, Verdi, Reti Civiche): “Il disagio tra i giovani dovrebbe essere la prima questione da affrontare”

VITERBO – “Disperazione, disagio, inquietudine, nuove e vecchie dipendenze, insonnia, attacchi di panico, depressione.
Parole che sempre più spesso vengono associate agli adolescenti, specie quando accadono fatti, apparentemente inspiegabili, come quello che ha portato alla tragica fine di Alessandro, il 13 enne suicida per colpa dei bulli”, afferma Paola Marchetti.

“Eppure, di fronte ad un fatto così devastante, che costituisce un atto di accusa verso la società nel suo complesso, verso le sue dinamiche ed i suoi valori, la politica e le istituzioni si limitano a qualche commento e poi volgono lo sguardo altrove, per riprendere come se niente fosse la campagna elettorale”.
“Ma cosa è la politica se non è in grado di interrogarsi sulla tragica fine di un adolescente, sulle motivazioni che spingono un ragazzo ad un gesto così estremo e definitivo?”, si chiede Paola Marchetti.
“Eppure durante la pandemia, da più parti ci si rese conto che le solitudini forzate stavano provocando autentiche voragini esistenziali, in alcuni casi senza via di uscita”
“Chissà quanti Alessandro non riescono a reagire di fronte alla sofferenza, non ne hanno il coraggio e progressivamente precipitano dentro buchi neri, diventando vittime di altri ragazzi a loro volta vittime di altre dinamiche”, argomenta Paola Marchetti.
“Secondo Telefono amico nel 2021 le chiamate di persone attraversate dal pensiero del suicidio o preoccupate per il possibile suicidio di una persona cara sono state quasi 6.000, oltre il 55% rispetto al 2020, quasi 4 volte in più rispetto al 2019, prima della pandemia. Per l’Istat sono 220.000 i ragazzi tra i 14 e i 19 anni insoddisfatti della propria esistenza ed in una condizione di scarso benessere psicologico”, spiega Paola Marchetti che, oltre ad essere candidata alle elezioni politiche del 25 settembre, nella vita si occupa di disagio psichico, in qualità di Presidente regionale della Fenascop.
“Poi c’è il grande tema delle nuove tecnologie. Spesso il disagio corre negli smartphone e nei social network, dove le vessazioni fisiche e psicologiche vengono vissute in solitudine e dove la paura del giudizio finisce per rappresentare uno stigma inaccettabile, sinonimo di fallimento”, ragiona Paola Marchetti.
“Di fronte a questo autentico baratro sociale e culturale, la politica, ma anche le grandi istituzioni come la scuola e L medicina di base, dovrebbero farsi carico davvero del disagio, senza mettere la testa sotto il tappeto.
Il supporto psicologico a scuola (non la ridicolaggine dei bonus) dovrebbe diventare un pezzo ordinario di una nuova strumentazione scolastica, così come l’educazione ai sentimenti e alle diversità, perché i fallimenti e le fragilità possono essere momenti belli di crescita e non la condanna di queste giovani esistenze”, commenta amaramente Paola Marchetti.
“Così come sarebbe necessario che il servizio psicologico diventasse parte integrante della medicina territoriale, a partire dagli ambulatori”, precisa Paola Marchetti.
“Ma per fare questo è necessario cambiare punto di vista. La politica attuale è in grado di farlo? È in grado di accorgersi che, oltre al potere per il potere, alle nomine e alle passerelle dei leader nei salotti di Confindustria, esiste un Paese reale che vive un malessere profondo, che colpisce in modo particolare i giovani e di cui nessuno si accorge fino alla prossima tragedia?, conclude con disincanto Paola Marchetti.
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