di REDAZIONE-
Per la prima volta dal 1994, un Pontefice è tornato a celebrare personalmente la Messa del “giorno” nella solennità del Natale. Papa Leone ha presieduto la liturgia, riportando una tradizione che mancava dai tempi di Giovanni Paolo II e che, dagli anni del pontificato di Paolo VI, era stata affidata ai cardinali mentre il Papa si riservava la benedizione Urbi et Orbi.
Durante l’omelia, il pontefice ha richiamato l’immagine della “Carne che parla” come simbolo del desiderio di Dio di incontrare l’umanità. Da questo significato profondo del Natale, il Papa ha rivolto lo sguardo alle sofferenze del mondo: dalle tende di Gaza esposte alle intemperie, ai profughi e ai
rifugiati di ogni continente, fino alle persone senza dimora nelle città.
Ha posto l’accento sulla fragilità delle popolazioni innocenti colpite dalle guerre, e su quella dei giovani costretti al fronte, che “avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto” e la menzogna dei discorsi di chi li manda a morire.
La celebrazione, carica di significato e di richiami all’attualità, ha riportato al centro del Natale il messaggio di vicinanza ai più vulnerabili e l’invito alla pace in un mondo segnato da conflitti e sofferenze.






