di FRANCESCO MATTIOLI-
Lo so: in un mondo in cui le controversie geopolitiche si conducono a colpi di cannoni (e di droni) invece che accettando il verdetto di un democratico referendum o un patto di reciproca tolleranza, le riflessioni che seguono sembreranno delle nugae, delle bagattelle, come Catullo definiva le sue poesie.
Parliamo di senso civico, di rispetto per la comunità, di senso di responsabilità. Questioni che possiamo toccare con mano, che si manifestano vicino a noi, appena usciamo dal portone di casa.
Quante volte ci è accaduto di vedere cartacce e bottiglie gettate su un bel prato verde, lungo un marciapiede, dinanzi ad un leggiadro monumento, nonostante la presenza di un cestello dei rifiuti vuoto a tre metri di distanza? Quante volte ci è capitato di dover dribblare le cacche di cani sui passaggi pedonali, ben sapendo che ormai i cani randagi non esistono più e che quindi è passato un in-distinto signore che non si è peritato di raccogliere le deiezioni del suo amato fido? Non parlo poi di materassi, sanitari e poltrone gettate alla rinfusa in qualche angolo di strada, persino negli spazi più pittoreschi della città; lì è più facile capire: manca la sensibilità, manca forse una qualsiasi spintarella a ben comportarsi. Ma con un cestino a tre metri, possibile che non scatti, che so, una associazione di idee, un rigurgito di blanda educazione? Fatevi un giro dalle parti di Porta Faul, dirimpetto a Mc Donalds… un luogo che, peraltro, è un biglietto da visita e un benvenuto destinato ai tanti turisti e visitatori che salgono da lì a S. Lorenzo. Tanti cestini; e tanta immondizia lasciata in giro lì intorno.
Dice: si tratta di ragazzini che… Eh, no, ho visto personalmente un azzimato signore più o meno sessantenne disfarsi di un sacchetto di plastica nei paraggi del cestello dei rifiuti posto dirimpetto all’ingresso agli ascensori…
E allora, parliamo di prevenzione; nel caso di comportamenti “devianti” (lasciamo perdere i crimini), a parte la prevenzione a lungo termine, detta primaria – scuola, educazione civica, ecc. – abbiamo due possibilità: quella cosiddetta secondaria, sostanzialmente di natura repressiva (sanzioni) e quella terziaria, volta a scoraggiare comportamenti sballati, ad esempio con una costante sorveglianza, o videosorveglianza.
Per carità, non possiamo infittire la città di pattuglie e di telecamere per perseguire lo sporcaccione di turno, ma almeno potremmo farlo per gli spazi sensibili, nelle aree di maggior pregio, il centro storico ma anche Valle Faul. Peraltro, molti di questi spazi di comune convivenza urbana presentano reiterate attività di spaccio, con le loro derive di violenza, che poi li scoraggi da una parte e ti spuntano dall’altra.
Tutto ciò ci conduce al nocciolo del discorso.
Sta per essere inaugurato uno spazio verde di immenso valore paesaggistico e storico, che si allunga da Porta Faul fin quasi al Carmine seguendo le mura medievali e aprendo scorci che i viterbesi avevano perduto di vista da secoli. La dovizia di sedute, all’ombra di olivi secolari e di altri angoli piacevoli indurrà i visitatori a soffermarsi nel parco per fare picnic, relax, consessi di amici, per passeggiare con i propri beniamini a quattro zampe, oltre che a praticare sport nelle aree attrezzate a disposizione.
Si spera in tanti visitatori e ammiratori di tanto bendiddio. Ma si spera anche in un nugolo di cestini per rifiuti; si spera in comportamenti civili da parte dei fruitori. Si spera che, visti i numerosi anfratti, le stradine ombreggiate, gli angoli protetti, il parco non si trasformi in una diffusa zona di spaccio. Si spera dunque in una sostanziosa prevenzione terziaria (tante telecamere di videosorveglianza, magari con un centro di controllo dislocato in uno dei tanti edifici disponibili negli immediati dintorni) e, se possibile, anche una prevenzione secondaria, con una frequente presenza di controllori in grado di sanzionare sia l’incivile che getta cartacce in giro, sia quello che vandalizza gli arredi, sia quello che spaccia all’ombra degli olivi.
Quel luogo può diventare una ulteriore attrazione cittadina, che non è da tutti avere in Italia e non solo; non sprechiamolo.
Si sono aperti e si stanno aprendo numerosi spazi di accoglienza e guida per turisti e visitatori, nell’ex casa di Alfio, a San Giovanni Decollato, a Piazzale Gramsci… ma pensiamo anche all’accoglienza ordinaria, negli spazi verdi e nelle vie cittadine, ché Viterbo ne ha di eccezionali ed è uno scempio se vengono maltrattati.










