Passeggiata-racconto Vicino Orsini: tra poemi cavallereschi e colossi di pietra (VIDEO)

BOMARZO (Viterbo)- Nel Festival “Nel segno di Vicino” Comune di Bomarzo con il patrocinio di Regione Lazio. curato dalla società Stsinergie s.r.l

Pierfrancesco II Orsini, detto Vicino, nome che lui amava molto, fu figlio di Gian Corrado Orsini, militare del ramo di Mugnano e di Clarice Orsini, degli Orsini di Monterotondo. Egli nacque a Roma il 4 luglio 1523 e fu battezzato nella chiesa Santa Maria del Monte Carmelo in Traspontina. Fu il secondo figlio di Gian Corrado, dopo Girolamo Orsini, aveto da una relazione precedente e fratello maggiore di Maerbale Orsini. L’infanzie e l’adolescenza di Vicino fu travagliata, crebbe in assenza della madre e in un rapporto a volte conflittuale con il fratello minore. Nel 1542 il Cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III Farnese, dopo la scomparsa di Gian Corrado, nel 1535, firmò il testamento ed assegnò il feudo di Bomarzo a Vicino, mentre a Maerbale toccarono Penna in Teverina, Giove ed altri possedimenti. Girolamo, dopo essersi dato alla carriera ecclesiastica, morì senza prole nel 1528. Fino all’anno 1548 non ci furono cambiamenti testamentari, cessioni o vendite tra i due fratelli Orsini, signori della Valle del Tevere. Vicino tra 1543-1544 si godette la giovinezza tra le corti di Venezia e Roma dove si appassionò alle lettere, alla poesia. Conobbe i poeti del circolo culturale veneziano dell’editore Gabriele Giolito de’ Ferrari: Giuseppe Betussi, Ludovico Domenichi, Franceschina Baffo, Francesco Sansovino che gli dedicarono liriche ed elogi vari. A Roma conobbe il Molza ed il poeta Annibal Caro. Dedito alle armi dall’età di diciannove anni, divenne un valido combattente sotto la protezione dei Farnese e nel 1545 sposerà nella Rocca di Giove, Giulia Farnese, di Girolamo Farnese signore di Latera, pronipote del pontefice Paolo III. Vicino giurò l’obbedienza a Casa Farnese e nel 1546 fu inviato nelle Fiandre di Germania per combattere contro i principi anticlericali della Lega di Smalcalda. Fu fatto prigioniero per un anno ma più lunga fu la prigionia dopo la battaglia di Hesdin, Fiandre di Germania tra l’anno 1553-1555, due anni che gli segnarono il fisico e l’animo. Nell’anno 1557 fu ordinato alla guardia di Velletri da papa Paolo IV Carafa, ma dopo i terribili eventi di Montefortino (Artena), quando per la collera del pontefice tutti gli abitanti, donne, vecchi e bambini furono trucidati, Vicino decise quel giorno di deporre le armi e di ritirarsi a vita privata a Bomarzo per ricercare il vero piacere della vita. Riprese il progetto del Boschetto, Sacro Bosco, iniziato nel 1552 ed interrotto per il richiamo alle armi, e dai poemi cavallereschi nacquero i colossi di pietra che tutt’oggi possiamo ammirare. Nasce un locus amoenus, loco incantato, atarassia ed aponia del creato. Vicino continuò a vivere nel suo sogno tra giganti di pietra lavica sbozzata e scolpita dai migliori architetti, Ligorio, Vignola, il Moschino mastro scalpellino e molti altri. Cercò di soffocare i dispiaceri della vita dopo la perdita dell’amata Giulia nel 1560 e la morte del quintogenito Orazio nel 1571 nella battaglia di Lepanto, per volere del Cardinale Farnese. Negli ultimi anni di vita, Vicino trovò soddisfazione nei libri, negli amici e nelle tante eminenze che venivano a visitare il suo Boschetto incantato, atto a refrigerare, stupire e meravigliare. Importanti furono gli affetti dei figli, della seconda consorte Clelia di Clemente dei Clementini, di modeste origini umbre, che gli darà alla luce Leonida ed Orontea, quest’ultima la piccola di casa, allevierà quel senso di malinconia della vita che stava avvolgendo il vecchio padre. Vicino Orsini morì nel Palazzo di Bomarzo nel 1585 e fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Assunta accanto alle spoglie della moglie Giulia.

 

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