Pensionati: l’Ocse denuncia problemi per adeguamento dei redditi da pensione

L’OCSE nel rapporto 2013 sui sistemi pensionistici riguardanti i lavoratori con contratti intermittenti denuncia che si potrà avere un problema per l’adeguamento anziani-manidei redditi da pensione considerando che le prestazioni ” con il metodo contributivo sono legate in stretta misura ai contributi. I lavoratori precari ,con carriere intermittenti, mal retribuiti saranno più vulnerabili al rischio di povertà durante la vecchiaia “. Si segnala inoltre che

” oltre alle prestazioni sociali erogate secondo il livello di reddito per le persone di 65 anni e per quelle più anziane l’Italia non prevede alcuna pensione sociale per attenuare il rischio di povertà per gli anziani.” Altro dato che emerge dal rapporto è che in Italia resta ancora relativamente bassa l’età effettiva alla quale uomini e donne lasciano il lavoro. Contro una media OCSE di 64,2 anni per gli uomini e 63,1 per le donne, nel nostro paese abbiamo rispettivamente 61 anni e 60,5. Viene rilevato inoltre come ” l’aumento dell’età pensionabile non è sufficiente per garantire che le persone rimangano sul mercato del lavoro, soprattutto se esistono meccanismi che consentono ai lavoratori di lasciarlo in anticipo. E’ importante pertanto sviluppare delle politiche ” essenziali” al fine di promuovere l’occupazione e migliorare la capacità dei lavoratori ad avere un percorso di lavoro più lungo. L’Italia, rispetto alla media OCSE del 7,8 %, presenta una spesa pubblica per pensioni di vecchiaia e superstiti pari al 15,4 % del reddito nazionale. Il sistema pensionistico italiano, il più oneroso al 2009 tra tutti i paesi OCSE, con la riforma Fornero del 2011, dichiara l’ Organizzazione Internazionale :” garantirà la sostenibilità economica “, anche se nasconde alcuni squilibri portando l’età pensionabile in vetta alla classifica mondiale.

   

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