Per le vittime di Nassiriya, nel decimo anniversario della strage

Riceviamo e pubblichiamo una nota commemorativa di Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani. disarmo“La strage di Nassiriya di cui ricorre il decimo anniversario rivela la verità atroce della guerra: che consiste nella distruzione di vite umane. In Iraq continuano quotidiane le stragi.”

“La partecipazione italiana alle due scellerate guerre del Golfo è stata un atto illegale. Chi quella guerra ha deciso, chi la partecipazione italiana ha deliberato, è corresponsabile della morte delle vittime di Nassiriya come di tutte le altre vittime della guerra e del terrorismo le cui stragi tuttora continuano, là ed altrove”.

“Ugualmente è illegale e criminale la partecipazione italiana alla scellerata guerra afgana tuttora in corso. Ed ugualmente chi questa guerra ha deciso, chi la partecipazione italiana ha deliberato, è corresponsabile della morte delle vittime che anch’essa continua a mietere. Così chi produce, autorizza, commercia, detiene ed usa armi omicide, delle vittime delle armi omicide è corresponsabile. Così chi arruola, organizza, addestra, manda esseri umani a uccidere e ad essere uccisi, è corresponsabile delle vittime che quell’attività provoca”.

“Tacciano i governanti, i parlamentari italiani che hanno mandato i soldati italiani in Iraq, in Afghanistan: delle morti da quelle guerre provocate sono anch’essi corresponsabili. Tacciano i governanti, i parlamentari italiani che hanno votato per finanziare le missioni internazionali belliche e il riarmo: delle morti in quelle guerre avvenute, delle morti dalle armi provocate, sono anch’essi corresponsabili. Tacciano i retori del “dulce et decorum est pro patria mori”: chi scrisse quelle parole non esitò a fuggire dal campo di battaglia per salvare la propria vita; chi le ripete cinicamente sacrificando le altrui vite è sempre in malafede, della violenza che porta alle stragi si fa servitore ed ebbro esaltatore, offende tutti gli uccisi. Tacciano i retori del “si vis pacem, para bellum“: chi prepara la guerra prepara le stragi, la pace è invece l’impegno a salvare le vite”.

“Solo le belve si compiacciono del sangue versato. Mente chi dice che la guerra sia pace o pace rechi. La guerra è guerra, è strage, è distruzione. E’ il contrario dell’umanità. E la più grande nemica dell’umanità. Mente chi dice che le vittime “non sono morte invano“. Nulla mai giustifica un omicidio. Nulla mai giustifica una strage. Nulla mai giustifica una guerra. Nessuna morte è “utile”, nessuna morte è “giusta”, nessuna morte è “necessaria”. Mentono sempre tutti gli assassini. Mentono sempre tutti i complici degli assassini. Mentono sempre, ed offendono i morti, ed offendono il dolore dei vivi, ed offendono e mutilano la propria stessa umanità, e nuove stragi favoreggiano, consentono, preparano. La menzogna e l’uccidere sono premessa e sostanza della guerra”.

“Il ricordo delle vittime di Nassiriya, come di tutte le vittime di tutte le guerre e di tutte le uccisioni, ci convoca all’impegno contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni. Ci convoca all’impegno per salvare tutte le vite. Ci convoca all’impegno nitido e intransigente per la pace, per il disarmo, per la smilitarizzazione dei conflitti, dei territori, delle società, delle culture. La voce di tutte le vittime ci chiama a cessare di uccidere. La voce di tutte le vittime ci chiama a impedire di uccidere. Vi è una sola umanità. Ogni essere umano ha diritto alla vita. Ogni vittima ha il volto di Abele. Solo la nonviolenza può salvare l’umanità”.

“Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo,

e-mail: nbawac@tin.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

   

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