Pienone e successo per “Rosina, la santa giovinetta”

VITERBO – Riceviamo da Antonello Ricci e pubblichiamo.

Ieri sera, per “Rosina, la santa giovinetta” eravate davvero in tanti. Ma tanti-tanti. A un certo punto non vi si contava più. Ci avete commosso. Ci avete fatto sentire orgogliosi del lavoro di narrazione di comunità che ormai da anni, con rigore e con passione, portiamo avanti in questa nostra bella e difficile Viterbo. E quando dico “noi” dico: Banda del racconto.

Lo confesso: è da tempo che ho smesso di contarvi. Ma ieri sera, per tutto il tragitto, ho fatto il petto gonfio. D’onore e sentimento. E mentre gonfiavo il petto mi sono sentito un po’ come Omero: l’aedo più grande, eppur confuso dal meraviglioso soverchiante brusio del mondo, della voce dei paesaggi, dei bisbigli di storie. Omero che nel canto II dell’Iliade si accinge a cantare il catalogo delle navi salpate dall’Ellade alla conquista di Troia. Omero “uomo umano”, il quale sa bene che l’impresa è di quelle disperate. E allora vorrebbe cento lingue e un petto di bronzo per sciogliere il suo verso. Ma ogni uomo, anche il più gran poeta, sa bene che non potrà averli. E dunque invoca l’aiuto della Musa, quella che tutto sa, tutto ricorda.

Antonello Ricci in “Rosina, la Santa giovinetta”

Proverò – nel mio piccolo, s’intende – a fare lo stesso. Sciorinando il catalogo dei miei sentiti “grazie”. Perché non c’è narrazione che avrà successo, non ci sarà Banda che tenga, senza l’orecchio innamorato di una comunità.

Il primo grazie è a tutti voi, che non ci lasciate mai soli: sempre ci fate sentire la vostra stima, il vostro affetto, la vostra curiosità. C’infondete un gran coraggio.

Il secondo è per il sindaco, Leonardo Michelini, che ieri, graditissima presenza, ha voluto portare i saluti suoi e dell’amministrazione tutta.

Il terzo è per Luisa Ciambella, vice sindaca e vera anima, competente caparbia creativa, di tutta questa iniziativa (di ieri sera l’annuncio che “Viterbo, la città delle donne” diventerà presto una speciale guida-DVD per viterbesi e turisti).

Il quarto è per il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, che ha voluto onorarci del suo patrocinio straordinario.

Massimo Mecarini con Antonello Ricci

Il quinto è per Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio stesso ma soprattutto – ieri sera, per una notte, eccezionalmente – narratore di comunità fianco a fianco. E narratore consumato: tra il commosso ricordo dei ragazzi del 3 settembre ’67 (indimenticabile la solennità del vostro appaluso) quello di Dichidone e poi di Antinoo, ha saputo donarci perle di rara umanità.

Il sesto è per don Pino e per il signor Orfeo, che con cortesia e sensibilità ci hanno spalancato le porte dei templi di San Sisto e Crocetta.

Il settimo è per i vigili urbani, senza la cui pazienza, squisitezza e competenza non avremmo strappato il pieno successo.

L’ottavo è per Stefano Aviani Barbacci e Mauro Galeotti, il cui lavoro di ricerca, da anni umile e prezioso, è stato garanzia di qualità per i nostri racconti itineranti.

Poi ci sono uomini e donne della Banda.

Il primo grazie, in questa direzione, va senz’altro a Pietro Benedetti: per la sua accorta regia e la consueta perizia nelle letture ad alta voce.

Il secondo va a Roberto Pecci che, pure dolorante per i postumi di un infortunio, con le sue suggestive sonorità percussive ha saputo raggiungere momenti di poesia assoluta.

Luisa Ciambella alla rappresentazione “Rosina, la santa giovinetta”

Il terzo va a Davide Ghaleb, l’editore e “santissimo”, a Elia Ghaleb suo figlio, a Lorenzo Ricci figlio mio, e a Marco D’Aureli che, come sempre, hanno accuratamente documentato l’evento, momento per momento.

Il quarto va al regista Marco Marcotulli che, pur preallertato all’ultimo minuto, ieri sera, coadiuvato da noi di Banda, si è tuffato con tutte le scarpe sul set della passeggiata, inaugurando così il lavoro che porterà presto alla speciale guida-DVD “Viterbo, la città delle donne”.

E quindi, infine e soprattutto: le donne!

Il mio quinto grazie va a Elisa Marignoli: deliziosa Rosina che, aurata di grazia e d’incanto, in costume del Corteo storico, tra un mazzo di fiori deposto in via Cavour per ricordare il drammatico fermo del ’67 e la proverbiale brocchetta riempita alla fontana della Crocetta, ha contrappuntato i momenti salienti della passeggiata. Elisa: bravissima!

Il sesto è per Anna Magrino, che ha voluto farci dono dei suoi delicati versi in onore della Macchina e della festa, leggendoli ad alta voce per tutti voi assiepati sui gradini del santuario di Rosina.

Il settimo è per Nicoletta Vicenzi: suo lo splendido costume storico indossato dal mio ottavo “grazie”…

E dunque l’ottavo – ultimo e più sentito – grazie è per lei: Laura Antonini, protagonista indiscussa della serata nei panni di una popolana viterbese dei tempi di Rosa e Federico.

Grazie. Grazie. Grazie.

“Viterbo, la città delle donne” torna in scena tra una settimana esatta: con “Beatrice e le altre – ‘Quote rosa’ nella Commedia dantesca – Francesca e Pia, peccatrici e pettatrici, Dante a Viterbovenerdì 15 settembre ore 18.00, appuntamento nella pittoresca e storica cornice del Bulicame viterbese.

   

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