Con Pif e Michele Astori al TFF si va “In guerra per amore”

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – Un incontro inusuale a due tempi, un prima e un dopo, un saluto ridanciano con la raccomandazione di non lasciare l’arena e un commento finale sulla costruzione del film narrato tra gli applausi e le risate, qualcuna amara. Così ieri sera 10 luglio, il popolo della notte ha invaso l’arena del Tuscia Film Fest Banca di Viterbo allestita in piazza San Lorenzo per vedere il lungometraggio “In guerra per amore”, film diretto, interpretato e scritto da Pierfrancesco Diliberto,  più noto come Pif, insieme a Michele Astori e Marco Martani  e dedicato a Ettore Scola.

Michele Astori e Pif (foto MAG)

Pif, l’ironico e tenero artista palermitano, alla presentazione viterbese non si è fatto certo attendere e puntuale è arrivato sul palco del Tff accompagnato dallo sceneggiatore Michele Astori, accolti entrambi dal direttore artistico Enrico Magrelli, dalla brava presentatrice Margherita Vestri e dagli applausi dell’arena. Dopo le prime divertenti battute e i ringraziamenti di rito, l’incontro con il pubblico è rimandato al dopo film. Si spengono le luci, silenzio in sala, lo spettacolo inizia.

Un racconto storico e dimenticato che Pif riporta in auge per le nuove generazioni che non conoscono i fatti avvenuti in tempo di guerra, narrando tra tenerezza, umorismo e tragedia, lo sbarco degli Alleati nel sud dell’Italia che ha cambiato le sorti non solo della Seconda Guerra Mondiale ma ha anche cementato sull’isola la presenza di Cosa Nostra (Il patto Washington-mafia)”.

Pif (foto MAG

IL FILM – New York, 1943. Arturo Giammarresi, palermitano trapiantato in America, sogna di sposare la bella conterranea Flora, ma lei è già promessa a Carmelo, figlio del braccio destro di Lucky Luciano. L’unico modo per ottenere la mano di Flora è quello di chiederla direttamente al padre della donna, rimasto in Sicilia. E siccome anche gli Alleati stanno per sbarcare in Trinacria Arturo si arruola nell’esercito americano e approda nel paesino di Crisafulli dove comandano, in ordine sparso, la Madonna, il Duce, il boss locale Don Calò e un pugno di gerarchi fascisti. I destini di Arturo si incroceranno con quelli degli abitanti di Crisafulli e soprattutto di un tenente dell’esercito yankee, l’italoamericano Philip Chiamparino, entrato in guerra per amore del suo Paese e dotato di un senso alto dell’onore, che muore per errore, giustiziato dalla mafia.

Michele Astori (foto MAG)

Al termine, gli applausi del pubblico sottolineano la riuscita del film. Ora è il momento delle domande e osservazioni. Sul palco con Magrelli tornano Pif e Michele Astori. I viterbesi però sono timidi. Allora Pif, che non si piace tanto come attore, prende il microfono e rompe il ghiaccio e racconta aneddoti e storie di come è nato il suo film, la scelta e le difficoltà delle ambientazioni, descrive il bacio romantico con Flora (Miriam Leone), immagine che non ha potuto utilizzare perché si vedeva un filo di bava che univa le bocche. E poi c’è l’asino che vola (davvero) trasportato dall’elicottero e la relativa canzoncina (inventata). Risate e ancora risate. E continua così sino ad arrivare alle descrizione dell’ultima scena dove Arturo è seduto davanti alla Casa Bianca (finta) e all’inferriata (vera) in attesa di una risposta del Presidente sull’informazione riservata-mafia, e per dare un senso di speranza (cosa c’è di meglio di due innamorati?) fa sedere accanto a sé Flora. Poi sfuma tutto sui titoli di coda. Un grande successo.

 

 

 

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