di FEDERICO USAI –
VITERBO – Questa mattina nella sala della Curia Vescovile alla presenza del vescovo di Viterbo, Mons. Orazio Francesco Piazza, è stata presentata l’apertura ufficiale dell’VIII Centenario di Consacrazione dell’Abbazia di San Martino al Cimino. Mons.Piazza ha affermato che tiene particolarmente a questo evento che dovrà esser valorizzato al massimo essendo un’opportunità da seguire soprattutto dal punto di vista ecclesiastico. Il Vescovo ha ringraziato le Poste italiane per l’annullo filatelico che sarà effettuato.
Questo evento segna l’inizio di uno speciale Anno Giubilare (11 novembre 2025 – 11 novembre 2026), un periodo di dodici mesi dedicato a celebrazioni religiose, approfondimenti culturali ed eventi che coinvolgeranno attivamente la comunità parrocchiale e le associazioni locali. È stata richiesta alla Penitenzieria Apostolica l’indulgenza plenaria per tutto l’anno giubilare. L’iniziativa celebra otto secoli di fede, storia e comunità, grazie a un vasto progetto culturale partecipato. Don Fabrizio, presente alla conferenza, ha illustrato il programma che per un anno prevederà molti incontri, manifestazioni ed eventi. Vediamo ora come sarà suddiviso il programma :
L’inaugurazione dell’VIII Centenario si terrà martedì 11 novembre 2025 e sarà caratterizzata da due momenti principali:
- Ore 14.00 – 19.00 – Sala del Capitolo (piazza dell’Oratorio): Ci sarà l’annullo Filatelico Speciale, come ha illustrato, durante la conferenza, la dott.ssa Berti, referente territoriale per le Poste, e presentata una Cartolina Celebrativa dell’VIII Centenario in collaborazione con Poste Italiane.
- Ore 18.00 – Chiesa Abbaziale: Solenne Celebrazione Eucaristica
La Santa Messa Solenne sarà presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Orazio Francesco Piazza, Vescovo di Viterbo.
I riferimenti storici nel corso della conferenza sono stati illustrati da Colombo Bastianelli :
La consacrazione della Chiesa Abbaziale, nonostante i lavori di costruzione fossero ancora in corso, fu celebrata nel lontano 1225 per mano del Cardinale Raniero Capocci. Questo atto sancì l’ufficiale apertura al culto, sebbene il completamento dell’intero complesso monastico, inclusi il chiostro, il refettorio e la sala capitolare, si sia protratto fino alla fine del secolo successivo.
Il programma dell’Ottocentenario prevede una ricca articolazione di iniziative che si svilupperanno in diversi ambiti:
- Spiritualità e Riflessione Teologica: verranno organizzate giornate di studio, conferenze e presentazioni con ospiti autorevoli. È prevista anche la collaborazione con altre importanti Abbazie Cistercensi.
- Musica Sacra: trai concerti in programma, si annuncia nel 2026 il concerto della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”.
- Valorizzazione del Patrimonio Storico-Artistico: oltre alla fruizione e alle visite agli spazi abbaziali, si terranno eventi legati al tema dell’Ottocentenario, inclusi incontri culturali, performance in costume d’epoca e spettacoli teatrali.
- Interscambi Culturali e Turismo: Saranno promossi viaggi e attività di accoglienza, orientati in particolare alla connessione con i luoghi di altre abbazie nazionali ed europee legate a San Martino al Cimino.
- Tradizione ed Enogastronomia: in collaborazione con le associazioni locali, ci saranno iniziative per valorizzare l’enogastronomia e le tradizioni culinarie, dalle ricette monastiche più
antiche fino ai giorni nostri. - Natura e Trekking: non mancheranno attività ricreative dedicate alla natura circostante.
- La Via Francigena: l’iniziativa porrà al centro la valorizzazione del tratto della Via Francigena che
conduce a San Martino al Cimino, anche grazie alla collaborazione con i Comuni limitrofi. - Eventi Ricorrenti: anche i convegni annuali ricorrenti, come il festival letterario, le rassegne teatrali
e Città Ideali, saranno allineati allo spirito e all’essenza della celebrazione dell’Ottocentenario.
I vari eventi saranno pubblicati sui canali informativi della Diocesi di Viterbo e dell’Abbazia di San Martino al Cimino – Parrocchia S. Martino Vescovo.
Per chi fosse particolarmente interessato pubblichiamo cenni storici sulla Abbazia di San Martino al Cimino :
La prima menzione di una “Ecclesia S.cti Martinii Sancti Martini in Monte de Viterbio” in alcuni documenti citata anche con il nome di “Abbadia de Monte Foglianis” risale all’anno 838. Ben presto il cenobio ospitò il primo nucleo di una comunità di monaci benedettini provenienti dall’abbazia di Farfa, che vi risiedettero sino all’inizio dell’XI secolo. Nel 1145 il pontefice cistercense Eugenio III (1145-1153) sostituì i benedettini con una colonia di monaci del suo ordine provenienti dal monastero di Saint Sulpice. Nel 1207 per volere di Innocenzo III (1198-1216) altri monaci cistercensi, provenienti dall’abbazia “madre” di Pontigny, rafforzarono la piccola comunità monastica. Lo stesso pontefice nel 1207 donò all’abbazia una considerevole somma di denaro e numerosi possedimenti per risollevare le esigue casse abbaziali. Sotto il governo dell’abate Giovanni II “Pontiniaco” (1216 -1232) e per interessamento diretto del cardinale Raniero Capocci vescovo di Viterbo (1212-1224), nominato amministratore abbaziale dal Capitolo Vaticano, iniziarono i lavori di ampliamento della chiesa e dei locali abbaziali. La chiesa fu consacrata nell’anno 1225 per volere di
papa Onorio III Savelli dall’abate Giovanni II. Questi fu il più illustre degli abati del monastero di San Martino, il suo nome e le sue azioni varcarono i confini dello stato della Chiesa. Nel 1304 per volere dell’abate Enrico di Brabante venne redatto il “liber introitum beati Sancti Martini in Monte de Viterbio”, che fu il primo inventario patrimoniale dell’abbazia; egli visitò personalmente i possedimenti, le terre dell’abbazia e le chiese ad essa soggette. Agli inizi del XIV secolo, Silvestro Gatti, Signore di Viterbo, si impadronì con la forza del monastero, sequestrò i beni e allontanò i monaci che fecero ritorno a Pontigny e solo nel 1448 sotto il pontificato di Niccolò V rientrarono in possesso dell’abbazia.
Nel 1461 l’abate Ogerio di Pontigny rinunciò all’ufficio abbaziale che fu così annesso alle proprietà del Patrimonio di San Pietro. Pio II (1458-1464) concede per la prima volta l’abbazia in commenda al nipote il cardinal Francesco Piccolomini il quale promosse grandi lavori di restauro. A questi, eletto papa con il nome di Pio III nel 1503, gli successe il cardinale Alessandro Farnese, futuro Paolo III (1534-1549). Nel 1520 divenne commendatario il cardinale Giulio della Rovere, e successivamente Girolamo Riario nipote del pontefice Sisto IV nella persona del figlio Ottaviano Visconti Riario vescovo di Viterbo e infine Ranuccio Farnese, con diritto di successione riservato ad Alessandro Farnese, arciprete della Basilica Vaticana.
Il 14 settembre 1644 Giovanbattista Pamphilj salì al soglio pontificio con il nome di Innocenzo X e nell’ottobre dell’anno successivo vi fu l’acquisto della ormai vetusta abbazia cistercense, la quale entrò a far parte delle proprietà di Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj cognata del papa. Il 9 ottobre 1645 Innocenzo X restituì il titolo di abbatia nullius con indipendenza da ogni autorità episcopale essendo questa affidata all’abate; al posto dei monaci fu insediato un collegio di canonici, su tutti fu posto un cardinale protettore scelto dalla famiglia Pamphilj. Divenuto Principato nel 1645, San Martino al Cimino vede sorgere una fase di grande sviluppo sociale intorno all’antica abbazia medioevale. Lo stesso anno dell’elevazione a principato iniziarono i lavori di consolidamento strutturale della chiesa abbaziale con l’aggiunta di due contrafforti posti ai lati della facciata. Iniziarono anche gli studi per la progettazione urbanistica del nuovo borgo, in sostituzione del villaggio medioevale che fungeva da cinta muraria dell’abbazia cistercense, e i lavori di sopraelevazione dell’antico “palatium parvum” dei monaci (oggi palazzo Doria Pamphilj), da adibirsi a residenza principesca, che divenne ben presto il centro economico e sociale del principato.
I lavori di realizzazione del nuovo nucleo urbano, che incorporava l’abbazia al centro del nuovo borgo pianificato, legati al gusto scenografico proprio del barocco, vennero affidati all’architetto militare Marcantonio de’ Rossi, con il sicuro contributo di padre Virgilio Spada sotto la direzione e progettazione dell’architetto Francesco Borromini. Il grande progetto di costruzione del borgo pianificato si concluse alcuni mesi prima della morte di papa Innocenzo X (7 gennaio 1655), presto seguito da Donna Olimpia (26 settembre 1657), sicuramente artefice principale della realizzazione di questo gioiello architettonico, che volle essere sepolta nell’abside della sua gotica abbazia dove una grande lapide in marmi policromi di scuola borrominiana ne tramanda il ricordo nel corso dei secoli.
Con la morte dell’ultimo principe Girolamo Pamphilj avvenuta nel 1760 l’abbazia entrò nelle proprietà della famiglia Doria Pamphilj.
Il 2 maggio 1936 con la bolla Ad maius christiani Papa Pio XI unì in perpetuo ed aeque principaliter l’abbazia territoriale di San Martino al Cimino alla Diocesi di Viterbo con il titolo di Abate per il Vescovo.
Nel 1949 il principe Filippo Andrea VI Doria Pamphilj dona alla Chiesa Abbaziale nella persona di Mons. Adelchi Albanesi, Abate di San Martino al Cimino e Vescovo di Viterbo, una porzione del Palazzo Doria Pamphilj e nel 1961 la principessa Orietta Doria Pamphilj completa la donazione della chiesa e delle restanti pertinenze abbaziali.
Il 27 marzo 1986 il Papa Giovanni Paolo II con bolla pontificia ha unito in perpetuo, con unione cosiddetta estintiva, le Diocesi di Viterbo, Acquapendente, Bagnoregio, Montefiascone, Tuscania e l’Abbazia di S. Martino al Monte Cimino alla Diocesi di Viterbo.









