Università Unimarconi

Presentato dalla Caritas il progetto ” “Il cibo giusto. L’accoglienza si fa cultura” (VIDEO)

di FEDERICO USAI

VITERBO – “Il cibo giusto. Un patto per la valorizzazione del territorio e della sua comunità” E’ questo il tema della presentazione del progetto che ha voluto presentare la Caritas alla sede della mensa in Largo Don Alceste Grandori. Una presentazione tenuta in uno dei luoghi più conosciuti dai viterbesi di ieri  che ricordano ancora Don Alceste, il suo cinema e il suo catechismo. Il progetto, finanziato con 20 mila euro da Arsial, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio,  ha avuto come promotori il direttore Luca Zoncheddu e la presidente di Caritas Emmaus Francesca Durastanti che hanno spiegato come la Caritas apre mensa e orti solidali alla comunità. La presidente di Caritas Emmaus Francesca Durastanti ha esposto il principale obiettivo, ovvero, aprire alla comunità la mensa e gli orti solidali a Santa Barbara grazie ad una serie di eventi che puntano a coinvolgere aziende agricole, associazioni e cittadini”.
Questo progetto, curato dall’associazione di volontariato Caritas Emmaus, vedrà la partecipazione della diocesi di Viterbo, della Caritas diocesana e di CaritàCoop.

Presente all’incontro anche il vescovo Orazio Francesco Piazza con , Dina Maini dell’ Arsial, l’assessore alle Politiche sociali Patrizia Notaristefano, Fortunato Mannino e Sara De Luca, segretari generali della Cisl e della Fai Cisl Viterbo, e Domenico Arruzzolo di Viterbo con Amore.
La Caritas per il suo progetto, approvato subito dall’Arsial Regionale, permetterà a numerose aziende agricole di agire in rete per le forniture e permettere eventi, realizzati anche alla mensa don Alceste Grandori, che coinvolgano i giovani per parlare di solidarietà, accoglienza, inclusione e cene che vedano protagonisti  gli ospiti della mensa e i cittadini.
Sei saranno i punti fondamentali del progetto esposti in una Carta dei principi :

1) La partecipazione. “Riteniamo sia necessario promuovere il contrasto della povertà alimentare attraverso la coesione sociale – sta scritto nella Carta -, l’inclusione, lo scambio intergenerazionale e multiculturale e la solidarietà per garantire l’accesso ad un cibo di qualità attraverso la creazione di comunità. Crediamo che la partecipazione della comunità vada sollecitata con azioni di educazione al rispetto della persona, al valore del cibo e alla tutela dell’ambiente e della salute. Intendiamo favorire processi di costruzione di reti di relazioni con tutti gli attori socioeconomici e istituzionali dentro e fuori il territorio. Interpretiamo il lavoro di rete come parte del processo di sviluppo di una comunità aperta alle idee, stimoli e risorse per la realizzazione di processi condivisi. Per tale motivo il Patto è un sistema aperto a tutte le realtà che intendono partecipare”.
2) Cibo e comunità. “Costruiamo comunità nei processi legati alla produzione e alla distribuzione del cibo aprendoci a nuovi scenari di condivisione tra cittadini, istituzioni, imprese e comunità locali. Ci impegniamo a promuovere il valore del cibo come ‘bene comune’ e a rafforzare il senso di appartenenza, a costruire reti locali di consumatori e produttori, a promuovere un sistema alimentare legato al territorio, alla stagionalità, alla salubrità del prodotto e alla dignità del lavoro. Ogni persona ha un valore di cittadinanza capace di incidere profondamente sulla costruzione della comunità. L’inclusione è la capacità di una comunità di confrontarsi, di crescere e di accogliere chi la compone rispettandone le specificità. Nella comunità inclusiva il cibo, bene primario, produce legami, cultura, gusto e saperi”.

3) Condividere per educare. “Pensiamo che il cibo, snodo di relazioni e di legami del ‘prendersi cura’, possa garantire la condivisione, il rispetto delle differenze e dei diritti civili: un modello di innovazione sociale che diventi fonte di ispirazione per nuove azioni di condivisione, organizzative ed economiche a vantaggio del territorio. Intendiamo sostenere azioni che mettano al centro il cibo per parlare di qualità e dignità, agroalimentare e sociale, attraverso la realizzazione di eventi e azioni per educare al consumo consapevole e valorizzare l’atto di consumo e di acquisto del cibo anche come occasione di conoscenza per superare il modello che genera eccedenze e sofferenze. Un percorso dove il cibo ‘condiviso’ educa alla civiltà e alla giustizia sociale”.
4) Giustizia sociale. “Parlare di diritto al cibo significa riflettere sul concetto di lotta alla disuguaglianza, quindi di equità e di giustizia, che non possono essere misurate solo in termini di distribuzione del reddito ma anche e soprattutto considerando l’offerta di opportunità di uscita dalla vulnerabilità. Pensiamo che il diritto al cibo significhi costruire garanzie affinché ci sia un equo accesso alle risorse sociali, culturali ed economiche per la lotta alla fame. Per questo il Patto sostiene azioni multi livello legate all’educazione, alla cultura, alla salute e allo sviluppo di comunità solidali”.
5) Bellezza. “Mangiare è un allenamento alla bellezza, perché è un allenamento alla capacità di gustare. Gustare significa andare oltre l’utilità e fare del cibo un elemento culturale. Per questo promuoviamo la valorizzazione dell’identità intesa sia come qualità agroalimentare per la promozione del territorio sia come elemento di rispetto della persona”.
6) Contrasto allo spreco. “Intendiamo promuovere una cultura della valorizzazione dello spreco alimentare e del recupero delle eccedenze anche attraverso la definizione di strumenti per favorire l’innovazione istituzionale, accompagnare i processi di innovazione civica e dare supporto a coloro che operano nel settore in un’ottica di integrazione delle politiche. Sosteniamo percorsi educativi e formativi per favorire l’accesso alle informazioni che costituiscono il primo passo nella direzione di scelte di consumo consapevoli e stili di vita sostenibili. Per questo favoriamo processi di accompagnamento rivolti ad un consumo consapevole e al recupero inteso come risorsa, come pratica di valorizzazione andando oltre lo stigma di assistenza verso chi vive una condizione di povertà o fragilità”.

Dalla presentazione del progetto della Caritas è emerso quindi l’importanza dello stare insieme per rendere sostenibili i sistemi alimentari, garantire cibo sano e accessibile a tutti, preservare la biodiversità, lottare contro lo spreco, favorire azioni di accoglienza e di solidarietà, con particolare attenzione alle persone povere e fragili.

 

 

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