Prezzo dei carburanti, CNA Fita: “Sì alla trasparenza, ma errore eliminare lo sconto sulle accise”

VITERBO – E’ condivisibile l’obiettivo del governo di rendere trasparente il prezzo dei carburanti: azioni di monitoraggio e controllo così come lo strumento sanzionatorio possono contribuire alla eliminazione delle speculazioni che riemergono, in modo sistematico, nei momenti di maggiore instabilità dei prezzi dei beni di largo consumo. Ma eliminare lo sconto sulle accise è stata una scelta politica incauta cui è necessario porre subito rimedio.

E’, questa, la posizione espressa da CNA Fita di fronte alla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, in occasione dell’audizione sul disegno di legge (numero 5/2023) riguardante la trasparenza dei prezzi dei carburanti e il rafforzamento dei poteri di controllo del Garante per la sorveglianza dei prezzi.

“Le conseguenze della decisione sulle accise – secondo CNA Fita – non sono state adeguatamente valutate alla luce della complessità dello scenario globale. La flessione delle quotazioni internazionali del greggio è stata vanificata dal parallelo aumento dei costi di produzione dei carburanti. Dal 1° gennaio 2023, il prezzo alla pompa del carburante è tornato a crescere in maniera considerevole, nella esatta misura della accisa reintrodotta più la corrispondente quota d’Iva”.

La calmierazione dei prezzi del carburante rimane un intervento di primaria importanza per chi fa impresa. Basta ricordare che per le attività di trasporto l’incidenza del carburante sui costi di gestione complessivi è pari al 30 – 40 per cento. “Appare indifferibile il reperimento delle risorse necessarie a offrire una adeguata copertura finanziaria alla previsione di un efficace meccanismo di taglio delle accise”, è la richiesta.

Riguardo alla trasparenza del prezzo, CNA Fita ritiene che “l’attenzione del decisore politico, nonché dell’autorità finanziaria, debba essere rivolta all’intera filiera di origine e produzione dei combustibili per autotrazione (estrazione, trasporto, raffinazione e distribuzione), considerato il crescente interesse esibito dalla criminalità organizzata per il business relativo al contrabbando di prodotti energetici, anche attraverso l’acquisizione di distributori di carburante indipendenti”.

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