QdA porta alle Scuderie Sallupara un testo teatrale di Jon Jesper Halle

di MARIA ANTONIETTA GERMANO –

VITERBO – “Che cos’è il tempo? Il tempo è la vita di un uomo, il tempo che abbiamo”. Nelle cinquecentesche Scuderie papali di Sallupara, progettate dal Bramante e chiuse al pubblico per restauro, oggi, 26 novembre, nel primo pomeriggio è andato in scena un dramma, quello della distruzione (guerra) e della Rinascita dell’edificio.  Uno spettacolo per celebrare la vita delle Scuderie. A proporlo non poteva che essere Quartieri dell’Arte sempre in cerca di luoghi cittadini dimenticati o mal utilizzati.

Gian Maria Cervo (foto MAG)
Gian Maria Cervo (foto MAG)

A tale scopo Gian Maria Cervo, direttore indiscusso di QdA, ha presentato in anteprima mondiale “Scuderie Sallupara”, di Jon Jesper Halle, uno dei maggiori drammaturghi norvegesi, continuatore della tradizione ibseniana in Norvegia, docente all’Accademia di arte drammatica di Oslo. Il testo breve che il drammaturgo ha maturato a Viterbo, è frutto di una sua ricerca sulla storia delle Scuderie e sul suo destino drammatico ed è stato interpretato con maestria da Laura Allegrini e Francesco Martino. Traduzione di Kristian Bjornsen e Giulia Brunello. Regia di Carles Fernandez Giua.

Per l’occasione si è avuta copia del libretto con il testo di Jon Jesper Halle, pubblicato per I Tipi di GBEditoria.

L’avvenimento è stato presentato da Enzo Bentivoglio che ha spiegato “Questo è un tassello importantissimo per far vedere cosa si può fare di questi edifici. La sensibilità della proprietà, che è l’Amministrazione comunale, potrà individuare le attività che si potranno svolgere qui. Ma soprattutto mi auguro che a chiedere questi spazi siano aziende degne e consolidate e propongano alla città iniziative di un livello a culturale alto”. Infine ha ringraziato l’Amministrazione, il Sindaco di Viterbo, gli uffici competenti e l’impresa Ciorba che svolge i lavori e ha messo a disposizione per l’occasione un terreno agibile e sicuro e una persona della sua struttura.

A questo punto tutti i presenti entrano nelle Scuderie in fila indiana facendo attenzione alla pavimentazione, pronti ad ammirare la volta a crociera e le colonne recuperate dove si svolge lo spettacolo, composto da un dialogo tra i due personaggi che evocano le vicissitudini del luogo. Al termine un brindisi augurale suggella lo straordinario avvenimento anche se ci sono ancora parecchi lavori da fare, forse tutto sarà finito tra un anno, burocrazia e fondi permettendo.

L’iniziativa si è svolta con l’associazione La Dramaturgie e il Corpus Media  e con una visita nelle Scuderie del Bramante, gioiello rinascimentale viterbese, recuperate grazie alla tenacia degli storici dell’arte Enzo Bentivoglio e Simonetta Valtieri. L’idea di recupero si è potuta realizzare con il supporto  della Fondazione Carivit (che ha donato il progetto all’Amministrazione Comunale), e la Banca Carivit (oggi Intesa San Paolo), che ha finanziato i restauri in atto.

NOTA – I lavori di recupero dell’edificio sono ancora in corso. Il cantiere non è aperto al pubblico e grazie alle competenze scientifiche e tecniche nel campo del restauro, il monumento da una situazione di degrado si sta trasformando in un luogo culturale importante per Viterbo.  E in una nota di Simonetta Valtieri si legge: “Le Scuderie papali di Sallupara, furono realizzate nei primi anni del ‘500 a servizio della Rocca Albornoz – divenuta nel Rinascimento residenza dei Papi – e progettate da Bramante per papa Giulio II.  Lo scorso ottobre (2015) il pubblico ha potuto vedere dall’esterno, in condizioni di sicurezza, alcune operazioni “eccezionali”, come la ricostruzione di una volta a crociera in pietra e l’innalzamento di alcune della 24 colonne, alte quasi 5 metri (ricomposte nei pezzi), rinvenute sotto le macerie dell’edificio bombardato nell’ultima guerra. L’altezza definitiva dell’ambiente verrà ulteriormente esaltata con l’abbassamento del pavimento fino alla quota originaria delle basi delle colonne, oggi interrate. Le Scuderie vengono definite nel 1703  in una relazione indirizzata al papa Clemente XI come “La Stalla che vien ammirata da tutte le nazioni Straniere e considerata per la più bella d’Italia”.

 

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