Recuperato dipinto del XVII secolo raffigurante Santa Rosa sottratto al Monastero delle Clarisse

di GIOVANNA MALORI-

VITERBO- Scomparso ormai da molti anni dal Monastero delle Clarisse di Santa Rosa, un antico dipinto raffigurante proprio la Santa patrona della città di Viterbo, di autore ignoto e datato intorno al XVII secolo, è stato finalmente ritrovato dopo lunghe e articolate indagini da parte delle forze dell’ordine e restituito alla collettività, in seguito gli attenti interventi del Laboratorio di Restauro della Provincia realizzati con il contributo del Comune di Viterbo.
©TusciaTimesE proprio nella sala consiliare di Palazzo dei Priori si è tenuta, infatti, stamani, la presentazione del dipinto recuperato, che presto verrà riconsegnato al Monastero e probabilmente esposto nel vicino Santuario. Presenti il prefetto Rita Piermatti, il questore di Viterbo Lorenzo Suraci, il Procuratore Capo della Repubblica Alberto Pazienti, l’ispettore capo della Polizia Felice Orlandini, il sindaco Leonardo Michelini, gli assessori Giacomo Barelli e Antonio Delli Iaconi ed il presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini.

Il ritrovamento di quest’opera è un arricchimento per tutta la comunità” ha commentato il sindaco MicheliniMa il recupero di questa effigie è solo uno dei molti effettuati negli ultimi©TusciaTimes tempi. Ad esempio al Museo Civico possiamo oggi ammirare degli antichi bozzetti restaurati della Macchina di Santa Rosa. Qui oggi ve ne mostro due, uno datato 1831 e l’altro 1842, di cui abbiamo realizzato queste stampe che cercheremo di tenere esposte negli esercizi commerciali, negli alberghi e, perchè no, negli uffici pubblici. Dobbiamo essere fieri e responsabili della nostra storia, della nostra cultura e delle nostre tradizioni“.

Ma come si è giunti al ritrovamento del dipinto? A spiegarcelo il procuratore capo Alberto Pazienti: “Sono state le suore del Monastero a rivolgersi alla Polizia comunicando che erano scomparsi oggetti, tra cui anche il quadro in questione. Era usanza nel passato prestare diverso materiale anche a privati, materiale che spesso poi non faceva ritorno al Monastero“.
E’ così che per circa quattro anni è andato avanti, e tutt’ora prosegue, il lavoro certosino degli agenti, che dopo aver eseguito un inventario di tutti i beni del convento, hanno cominciato, pezzo per pezzo, a cercare gli oggetti scomparsi.
Dopo lunghe indagini” ricorda PazientiFinalmente abbiamo scoperto che il quadro di Santa Rosa si trovava a casa di un privato cittadino. Convocato, l’uomo, che vuole rimanere anonimo, non ha avuto difficoltà ad ammettere che ricorda di aver sempre visto quel quadro in casa sin da quando era bambino e ©TusciaTimescomunicatogli che l’opera apparteneva alle suore del Monastero non ha esitato a riconsegnarlo, seppur in condizioni non ottimali“.

L’opera è stata infatti ritrovata con la tela danneggiata da tagli e molto sbiadita nei colori ed essenziale, in questo frangente, è stata la professionalità degli operatori del Laboratorio di Restauro della Provincia. “Siamo stati orgogliosi di portare a termine questo lavoro“, dichiara infatti Luigi Celestini, “Nonostante la crisi economica che ci attanaglia, abbiamo fatto tutto quello che potevamo, procedendo alla rifoderatura, pulitura e reintegrazione delle parti pittoriche mancanti. Siamo felici non solo per l’opera in se’ ma soprattutto perchè parliamo di Santa Rosa, e sappiamo quanto sia importante per tutta la città”.
Il Laboratorio si è anche occupato del restauro di oltre 50 bozzetti di Macchine di Santa Rosa del passato e di diverse pergamene del Monastero di Santa Rosa (LEGGI QUI).

E’ grazie all’esperienza maturata in tutti questi anni se siamo riusciti ad ottenere questo risultato oggi” commenta l’ispettore capo OrlandiQuello che facciamo rispecchia valori morali che tutti i cittadini devono avere, soprattutto nella protezione di tutti i beni culturali, patrimonio che è nostro dovere salvaguardare“.

Un recupero, cui ne seguiranno senz’altro altri assicura Pazienti, frutto della sinergia tra Procura e Polizia, “Proprio come ogni 3 settembre è esempio di compartecipazione di tutte le competenze civili, amministrative e istituzionali” dichiara il Prefetto, che aggiunge “Ringrazio tutti gli agenti perchè, nonostante qualche incidente, meglio non si poteva fare. Tutti i responsabili di disordini sono stati assicurati alla giustizia, eccetto l’autore del lancio del fumogeno che speriamo venga identificato al più presto, anzi se qualcuno può fornire informazioni, lo faccia“.

Massimo Mecarini
Massimo Mecarini

Ringrazio tutti i presenti che si sono impegnati nel recupero di questo importante pezzo della nostra storia” conclude il presidente del Sodalizio MecariniGrazie alle forze dell’ordine, in particolare alla Polizia Locale che già dalle cene in piazza ci ha garantino il pieno sostegno“, mentre sul trasporto di quest’anno, commenta: “I Facchini mi hanno detto che la Macchina era un po’ rigida, quindi un po’ di difficoltà c’è stata, ma il peso era sostanzialmente quello dello scorso anno. E’ il primo trasporto di “Gloria” quindi ce lo aspettavamo. Sicuramente nella sosta tecnica a Sant’Egidio avrete notato che la Macchina si è spostata, è stata una manovra necessaria perchè il cavalletto di destra non riusciva a entrare. A Piazza del Teatro abbiamo invece eseguito un giro e tre quarti, una cosa mai fatta prima“.

Le suore del Monastero si sono dette entusiaste del rinvenimento, tornato patrimonio dell’intera città.

DETTAGLI DIPINTO: Olio su tela, autore ignoto.

XVII secolo.

La Santa è rappresentata in abiti monacali, ma un antico inventario del Monastero ricorda che fu il Cardinale Tiberio Muti a disporre il cambiamento dell’abito sfarzoso di grande dama a quello più consono di monaca, vicino a quello popolare delle donne di modesta condizione alla quale la Santa apparteneva. In quell’occasione le fu imposto il velo bianco, come si nota nel dipinto e in altre opere coeve.

   

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