Regione Lazio: incontro sulla castanicoltura per la lotta al cinipide

Riceviamo da Enrico Panunzi, Presidente Sesta Commissione Regione Lazio e pubblichiamo: “Si è svolto venerdì 6 dicembre a Roma, nella sede cinipide-castagnodella Regione Lazio (sala Tevere) un incontro sulla castanicoltura, convocato dall’assessore all’Agricoltura Sonia Ricci, che ringrazio per la capacità di studio e approfondimento della materia dimostrati. Al tavolo, che avevo sollecitato personalmente all’assessore, hanno preso parte sindaci ed amministratori del Lazio,

consiglieri regionali, associazioni di categoria. In merito alla lotta al cinipide è stato chiarito in maniera risolutiva, attraverso una puntuale relazione illustrata dalla dottoressa Bianchi (dirigente dell’area fitosanitaria della Regione Lazio) che l’unico approccio possibile è quello della lotta biologica attraverso il torymus sinensis.

Vanno potenziati i lanci, cercando di non frapporre dei trattamenti con i fitofarmaci che ostacolerebbero il trattamento biologico. E’ necessario rafforzare il centro di riproduzione Arsial di Caprarola, come affermato anche dall’assessore Ricci. E’ bene prendere atto, poi, che negli ultimi anni la presenza del cinipide, insieme al altre cause, ha portato alla perdita, sui monti Cimini, di qualcosa come 30 milioni di euro l’anno.

Si tratta una situazione che non può più passare inosservata e che ha bisogno di attenzione da parte delle istituzioni. Il problema, tuttavia, non è solo agricolo ed economico, ma anche ambientale: la perdita di reddito, infatti, può portare all’abbandono dei castagneti, che avrebbe come primo effetto immediato un dissesto idrogeologico del territorio. In Parlamento giacciono due proposte di legge che si occupano di castanicoltura: sono previsti dei contributi economici a chi ha visto venir meno il reddito degli anni precedenti. Secondo me bisogna condizionare l’erogazione al rispetto di un disciplinare colturale, che va costruito con criteri rigorosi e che abbia come capisaldi la salvaguardia dell’ambiente e di pratiche colturali che possano ripristinare e garantire l’ecosistema naturale del castagno.

Non va dimenticato poi che il Lazio è il secondo produttore di castagne in Italia. Partendo anche da questo dato durante l’incontro ho avanzato la proposta che, all’interno delle misure europee 2014 – 2020, si possano studiare delle linee di interventi, predisposte dall’assessorato all’Ambiente e da quello all’Agricoltura, che prevedano dei meccanismi premiali per la tutela ambientale dei castagneti.

Vanno garantiti la salvaguardia del sottobosco e la regimazione delle acque, in grado di evitare il dissesto idrogeologico: una serie di interventi, insomma, che vadano nella direzione della tutela e della garanzia ambientale. Su queste idee ho registrato un’ampia convergenza: amministratori, associazioni di categoria (tra cui il direttore della Coldiretti Viterbo Andrea Renna) e, soprattutto, lo stesso assessore Ricci che, nelle sue conclusioni, ha rilanciato le proposte.

Si tratta di un passo importante e di un atto dovuto nei confronti di un territorio e della sua popolazione che attendono da tempo delle risposte e la cui valenza è molteplice e ampia: sociale, morale, ambientale, agricola”.

   

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