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Regno Unito, resa dei conti nel Labour: Streeting sfida Starmer dopo il crollo alle amministrative

La crisi interna al Labour britannico è ormai esplosa. Dopo la pesante sconfitta alle elezioni amministrative del 7 maggio, la leadership di Keir Starmer appare sempre più fragile e la resa dei conti nel partito sembra essere soltanto una questione di tempo.
A rompere gli indugi è stato Wes Streeting, 43 anni, ministro della Sanità e figura di punta dell’ala più moderata e neo-blairiana del Labour. Con una dura lettera di dimissioni, Streeting ha dichiarato di aver perso fiducia nel primo ministro, accusandolo di non aver saputo offrire una risposta politica convincente alla debacle elettorale.
Secondo l’ex ministro, il partito avrebbe avuto bisogno di una visione chiara e di una nuova direzione, mentre Starmer avrebbe lasciato il Labour “alla deriva”. Streeting ha quindi invitato il premier a fare un passo indietro, aprendo la strada a un confronto interno sulla futura guida del partito e del governo.
La sfida, di fatto, è già cominciata. I sostenitori di Streeting affermano che il ministro avrebbe già raccolto l’appoggio di un numero sufficiente di deputati per costringere Starmer a sottoporsi a una verifica davanti alla base laburista. Servirebbe infatti il sostegno di almeno il 20% del gruppo parlamentare, pari a 81 deputati, per aprire formalmente la procedura.
Starmer, dal canto suo, non sembra intenzionato ad arrendersi. Il premier ha ribadito l’importanza dell’unità del partito in un momento che definisce cruciale per il futuro del Paese. A difenderlo restano alcuni membri di primo piano del governo, tra cui la cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, che ha richiamato i dati positivi sulla crescita economica britannica, pari allo 0,6% nel primo trimestre del 2026, invitando i laburisti a non precipitare il Paese nel caos politico.
Ma il malcontento interno appare ormai profondo. Streeting, abile comunicatore e volto gradito a una parte dell’establishment, punta a proporsi come successore naturale di Starmer. La sua candidatura, tuttavia, potrebbe incontrare resistenze nella base del partito, dove il suo consenso non appare così solido. Proprio per questo, la sua mossa viene letta anche come un tentativo di anticipare altri possibili candidati e impedire loro di organizzarsi.
Tra i nomi più forti della cosiddetta “soft left” laburista spicca quello del sindaco di Manchester Andy Burnham, considerato da molti il profilo più competitivo. Burnham, però, dovrebbe prima rientrare in Parlamento attraverso un’elezione suppletiva. Restano sullo sfondo anche Angela Rayner, ex vicepremier, ed Ed Miliband, ministro dell’Energia ed ex leader del Labour.
Mentre il partito di governo rischia di lacerarsi tra correnti interne, le opposizioni osservano con attenzione. I conservatori guidati da Kemi Badenoch descrivono Streeting come un “sicario” politico incapace, però, di rappresentare un vero cambiamento. Dalla sinistra radicale, il leader dei Verdi Zack Polanski è ancora più netto: secondo lui, Streeting sarebbe persino peggiore di Starmer, segno che il Labour non avrebbe compreso la vera natura della propria crisi.
La partita, dunque, è aperta. Dopo meno di due anni dal ritorno al potere, il Labour si trova davanti a un bivio: ricompattarsi attorno a Starmer o aprire una nuova fase politica con una leadership diversa. In ogni caso, il dopo-Starmer sembra non essere più un tabù.

 

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