Restaurato l’antico Crocifisso ligneo nella basilica della Madonna della Quercia

di WANDA CHERUBINI-

VITERBO – E’ ritornato questa mattina, nella sua sede originaria, l’antico cricifisso ligneo della basilica della Madonna della Quercia, dopo un’attenta opera di restauro effettuata grazie alla donazione dell’Ordine di Malta dal restauratore Vittorio Cesetti. Al termine della SS. Messa, il parroco, don Massimiliano Balsi, ha annunciato il ritorno dell’antico Crocifisso, la cui datazione è incerta. Sconosciuto anche l’autore. Si sa soltanto che il Crocifisso era presente in basilica già dal XV secolo, grazie ad un manoscritto di padre Niccolò Torelli. Dai volumi della basilica, inoltre, si possono conoscere le varie vicende della Cappella e del Grande Crocifisso.

Il restauro del Crocifisso ha messo in evidenza come la scultura sia costituita da diverse parti: la testa e parte della capigliatura, scolpite in un unico blocco,  il tronco, scavato e svuotato all’interno,  per alleggerirne il peso, a cui sono stati poi uniti  due masselli per le braccia e altri due per le gambe che si inserivano al di sotto delle ginocchia.

In epoche antiche, ma imprecisabili, alcune dita delle mani e dei piedi sono state sostituite, forse perchè consumate o rovinate dall’uso continuativo durante le celebrazioni liturgiche. Tutto il corpo è percorso dalle vene in rilievo, che accentuano la drammaticità e la tensione. Ricoperto di ferite sanguinolente, crocifisso-ligneo-spiegazioniesibisce i segni della tortura, dalle ferite delle spine intorno al capo, allo squarcio sul costato da cui sgorga un fiotto di sangue, alle escoriazioni sulle ginocchia, fino alla carne delle mani e dei piedi, che sotto al peso dei chiodi si lacera.

Dopo l’assemblaggio, la scultura, nelle parti di giunzione,  è stata “fasciata” con una tela di cotone a trama molto fine, successivamente  sono state stese diverse mani di gesso di Bologna e colle animali  come imprimitura e dipinta.

Il Crocifisso è giunto in uno stato di conservazione molto precario. La policromia originaria, in parte recuperata,  era stata ricoperta da strati di colore fortemente alterati.

Nonostante i gravi danni sofferti dalla scultura, come sottolineato da Vittorio Cesetti, il restauro ha rilevato l’alta qualità dell’intaglio e della cromia, restituendoci un’immagine di grande fede e di grande interesse artistico.

Print Friendly, PDF & Email