Rifiuti ed acqua pubblica: il punto della situazione con la consigliera Ciambella

Di WANDA CHERUBINI

VITERBO- Ecologia Viterbo ha chiesto l’ampliamento della discarica di Monterazzano per accogliere ulteriori rifiuti nell’attesa del termovalorizzatore e di altre scelte a livello regionale che dovranno essere fatte. L’ampliamento riguarderebbe 960 mila metri cubi, per una vita utile di discarica pari a 10 anni. Tale ampliamento viene ritenuto necessario per mantenere il servizio offerto, altrimenti il sito si esaurirà sicuramente prima dei 10 anni, situazione a cui hanno contribuito il conferimento dei rifiuti di altre province, soprattutto Roma. Da qui la necessità di creare un nuovo invaso vicino alla discarica attuale per una superficie di 63550 metri quadrati. Per accedervi vi sarà una strada di servizio ed un secondo ingresso, quello su via Lemme che al momento non viene usato. La consigliera comunale Per il bene comune, Luisa Ciambella che si interessa della problematica da tempo in numerosi consigli comunali, ora spiega: “Originariamente la discarica aveva la capacità di accogliere i rifiuti ancora per 10 anni, fino al 2030. Di fatto ciò è stato azzerato al paragrafo 11-1 del piano regionale che ha convertito in legge il decreto Panunzi. Noi stiamo lavorando per abrogarla attraverso una proposta referendaria”. La consigliera Ciambella annuncia che proprio lunedì 7 novembre è stato fissato in Regione un appuntamento per attivare la prima fase delle 500 firme. “Sono passati 10 anni -prosegue la consigliera -e le varie giunte non sono state in grado di trovare una soluzione sui rifiuti laziali. L’unico modo è stato quello dell’emergenza con la proroga del paragrafo 11-1. Per questo i cittadini devono prendere in mano la situazione. Noi riteniamo che l’unica soluzione sia abrogare l’articolo 11-1 altrimenti Viterbo continuerà ad essere la pattumiera del Lazio per una politica di sudditanza a Roma. I cittadini che hanno a cuore il bene comune hanno firmato il referendum e con l’aiuto del nostro avvocato Bianchi cerchiamo di attivare questo iter, che è sicuramente lungo, ma che contribuirà a creare un’opinione ancora più forte”. Altra questione quella dei danni rispetto ai ristori: “ Riguardo ai ristori che dovevano essere percepiti da gennaio 2022 – afferma Ciambella- ad oggi il Comune di Viterbo risulta che non ha ricevuto nulla. Sembrerebbe che una parte di questo ristoro destinato alla provincia, l’Ama di Roma non vorrebbe pagarlo. C’è sempre stato un giallo sulla questione di questi benefit. Ad oggi chiedo a tutti di rispondere con i pezzi di carta per capire quanto hanno incassato”. Poi sull’ampliamento della discarica precisa: “L’ampliamento della discarica lo dovremo prendere in considerazione perché noi i rifiuti da qualche parte li dobbiamo portare, ma un conto che la discarica la si utilizzi per Viterbo e Rieti, un altro per gli altri rifiuti di Roma, Latina e Frosinone. Bisogna entrare in una logica di economia circolare che ci consenta di avere una situazione rifiuti serena da qui a 50 anni. “

Altra nota dolente per Viterbo è la battaglia sull’acqua pubblica. Un punto di convergenza che ha fatto sì che il “Per il bene comune” sostenesse al ballottaggio la sindaca Frontini proprio su questa problematica. “Sono stata felice che la maggioranza in consiglio comunale abbia sostenuto la mia proposta con la consapevolezza condivisa con il comune di Viterbo capogruppo e altri quattro (Tarquinia, Vasanello, Monte Romano e Soriano nel Cimino) che hanno presentato ricorso contro la privatizzazione della Talete spa, la società deputata alla fornitura del servizio idrico nel territorio della Provincia di Viterbo”. Il dissesto finanziario in cui versa la Talete Spa ha portato, infatti, recentemente alcuni Comuni della provincia ad impugnare la decisione di cedere le quote societarie ai privati e confrontarsi sulle possibili soluzioni da adottare per riuscire a risolvere questa situazione. “La proposta per salvare la Talete è la tariffa unica regionale – dichiara Ciambella- La questione della pubblicizzazione della società può essere un tema, ma non è detto sia la soluzione perché c’è una delega che potrebbe impedire questa forma societaria. Bene è sensibilizzare i sindaci, ma bisogna sensibilizzare anche i nostri parlamentari. Il Ricorso al Tar contro la privatizzazione di Talete presentato dai sindaci di Viterbo, Tarquinia, Soriano nel Cimino, Vasanello e Monte Romano –prosegue la consigliera comunale- è un atto di trasparenza verso quel genere di politica che pensa di mettere sempre avanti gli interessi di pochi anche nella gestione di servizi fondamentali come l’acqua pubblica”. Il ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio impugna l’atto di indirizzo del giugno scorso col quale l’assemblea dei sindaci dell’Ato ha dato il via libera alla cessione del 40% delle quote di Talete. Una scelta importante che va nella direzione della difesa dei cittadini e nella tutela dell’azienda stessa. “Non è possibile cedere ai privati il 40% delle quote di Talete per tombare le difficoltà e le responsabilità generate da una gestione politica dissennata, pretendendo pure che qualcuno chiuda gli occhi nella più totale complicità. Talete barcolla come un pugile suonato. Si affida ormai ad uno stuolo di consulenti facendo a meno di quei dipendenti che sanno veramente fare il loro lavoro e devono essere tutelati. Non c’è una reale programmazione economica e le bollette a carico dei cittadini continuano a salire, non tanto per la crisi energetica quanto per un modo di gestire la società che pensa a seguire i consigli di certa politica rispetto alle reali esigenze aziendali. C’è solo una strada per salvare Talete – conclude Ciambella-Cambiare questo sistema di gestione figlio di improduttivi accordi tra le destre e le sinistre dei furbetti. E’ necessario affrontare i problemi con soluzioni serie, come quella di riconoscere la tariffa unica Regionale per diluire i costi”.

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