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Riflessioni ad alta voce

dì MIRANDA BOCCI –

Trasformazioni a tempo di record sono in atto nello scenario geopolitico internazionale e mi viene spontaneo riflettere sul senso del comportamento di noi comuni mortali.
Come dovremmo reagire alla notizia dell’attacco statunitense in Venezuela e della caduta di Maduro? Dovremmo gioire, insieme ai venezuelani scesi in piazza, per la caduta di un dittatore? O dovremmo, al contrario, preoccuparci per come, ancora una volta, la forza ha vinto sul diritto internazionale? O ancora, dovremmo ridere di fronte alla reazione di Putin che lamenta (lui, proprio lui!) la violazione del succitato diritto internazionale? O piuttosto dovremmo chiedere spiegazioni a tutti coloro che continuano a blaterare che con Trump il mondo è un posto più pacifico?
Di fronte a certi eventi, è normale che la maggioranza di noi (esclusi i politologi, che son pochi, e tutti coloro che si credono esperti di geopolitica, che invece son tanti) rimanga spiazzata, che non sappia esattamente spiegarsi cosa tutto ciò significhi e che, di conseguenza, sia presa dalla paura, dall’ansia o da altre reazioni emotive.
Ma proprio queste reazioni emotive, istintive ed anche comprensibili, possono trasformarsi nel nemico numero uno della nostra razionalità; possono innescare un circuito psicologico vizioso, che ci impedisce di guardare alle cose con la giusta calma, con il giusto distacco, e di informarci seriamente.
Come insegnavano i filosofi stoici: non abbiamo il potere di controllare ciò che avviene nel mondo attorno a noi, ma abbiamo il potere di decidere come reagire di fronte a ciò che succede.
Ed è proprio questa capacità che dovremmo imparare ad allenare, per non cadere vittime della paura e per poter rispondere in modo serio agli avvenimenti del mondo

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