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Riflessioni di Francesco Mattioli sulle dichiarazioni di Roccella e Nordio

Riceviamo e pubblichiamo: “Le indignazioni verso le parole dei ministri Nordio e Roccella si esprimono secondo la grammatica e la sintassi proprie dello scontro politico, affinché raggiungano tutte le corde dell’opinione pubblica secondo le varie sensibilità e aspettative.
In realtà le affermazioni dei due ministri celano qualche ignoranza di fondo che non sembra giustificabile in chi amministra la Scuola e la Giustizia in Italia. Quindi, al di là dell’indignazione, che lascia il tempo che trova, proviamo a fare le opportune correzioni con la matita rossa e blu.
Osserva la ministra Roccella di non cogliere nessuna correlazione tra una educazione sessuale fornita a scuola e la riduzione dei femminicidi. Nemmeno in Svezia, dove l’educazione sessuale si pratica da tempo. Ma se la scuola non riuscisse ad educare, tanto varrebbe chiudere gli edifici scolastici e abbandonare infanti, adolescenti e giovani al potere dei social.
E’ chiaro, comunque, che se l’educazione sessuale si limita a spiegare come nascono i bambini e quali forme di prevenzione e di assistenza sanitaria sono in uso a riguardo, la correlazione tra insegnamenti del genere e una riduzione della violenza sulle donne è persino difficile da concepire. Se invece l’educazione sessuale si allarga ad un discorso volto al superamento dei pregiudizi di genere, sicuramente le cose stanno diversamente. Solo che a tutt’oggi questo tema spesso è posto poco e male e, soprattutto, è sparso su vari insegnamenti – storia, filosofia, letteratura, scienze – e affidato alla buona volontà degli insegnanti.
Osserva invece il ministro Nordio che sarà difficile raggiungere nei fatti la parità tra uomo e donna perché è nel DNA dei maschi esercitare a proprio favore certe diversità di genere.
Spero che questa affermazione sia, per così dire, un’iperbole. Come quando il tifoso di calcio dice “è nel mio dna” essere milanista, romanista, ecc. Se invece il ministro è convinto di tale affermazione, sta andando persino al di là della genetica, dove ancora si discute animatamente se certe esperienze sociali fortemente ripetute nei millenni non finiscano per avere riscontri anche di natura organica. Discorso pericolosissimo – e comunque del tutto errato sul piano scientifico – perché invita tuttora qualche razzista nostrano a stilare correlazioni tra italianità (che è fatto storico, sociale e culturale) e colore della pelle (che è fatto genetico).
La preponderanza del maschio è innegabilmente un fatto storico legato alla suddivisione dei compiti sia nella famiglia che nel clan/gruppo. Per conformazione fisica il maschio si è sempre assunto compiti relativi a imprese faticose e pericolose, come la cacciagione e la difesa da minacce esterne, mentre la donna si è assunta compiti relativi al focolare (non a caso le vestali erano donne), alla protezione e alla crescita della prole infante, all’economia raccoglitrice e persino al culto. In certi periodi storici si è persino sviluppato un matriarcato superiore al patriarcato, o comunque in evidente rapporto paritario, come avviene tuttora in certi branchi selvaggi di leoni, di lupi, di scimmie, di elefanti, ecc.
La società stanziale, con l’avvento della città e della dislocazione fisica dei poteri, ha finito per far prevalere sempre più pesantemente l’attività dell’uomo, non appena l’evoluzione culturale e organizzativa ha reso meno delicate e dirimenti la produzione e la protezione della prole. Il “potere” quindi si è consolidato presso chi aveva più forza fisica, creando baratri anche nell’accesso alla cultura e nella gestione di altre fonti strategiche di controllo sociale, come la stessa religione. La storia è piena di eroi che guidano eserciti, di esploratori, di maestri spirituali, di inventori, di legislatori maschi; mentre le donne famose nella storia agiscono sempre in relazione ancillare con i maschio, perfino quelle che pure potevano essere depositarie di saperi e di valori fondativi, e in non pochi casi si rivelano solo delle tentatrici, tanto per tenerle fuori dei poteri positivi. Senza contare che in certe deviazioni della religione cristiana, dell’ebraismo e dell’Islam si è persino insinuato il dubbio se la donna abbia un’anima… Peraltro, nell’immaginario religioso dell’occidente la Terra, Gea, è “madre”, la Sapienza è donna, ma chi governa è Zeus, Giove, e comunque un Dio maschio nelle sue raffigurazioni e nel suo esercizio del potere. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con il dna; ma con la storia dell’Essere Umano, con uno sviluppo antropologico-culturale. Altrimenti il ministro dovrebbe spiegare se, per caso, anche l’omicidio, la guerra, la sopraffazione fisica e mentale siano nel dna del maschio, magari a vedere quel che combinò Caino, fino a ridimensionare il valore della Legge, persino di una Costituzione esplicitamente egualitaria e quindi la speranza che un ordine sociale possa funzionare.
Se la storia passata ha fatto prevalere il maschio, la storia di oggi può riequilibrare i rapporti di genere. Usando innanzitutto l’educazione, poi la legge e persino la persuasione mediatica. Non si cresce invano.
Direi che i nostri due ministri, come minimo, hanno compiuto una gaffe ciascuno. E che, al di là di una indignazione di rito, si dovrebbe praticare verso di loro una vera lezione di cultura, di saperi. Ma si sa, spesso sgridare è più facile che educare”.
Francesco Mattioli

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