Riforma Agraria della Maremma, mostra e testimonianze  

di MARIELLA ZADRO –

VITERBO – Palazzo Scacciaricci, nell’omonima piazza del quartiere medievale di Viterbo, ospita dal 15 maggio al 15 giugno 2022, la mostra fotografica, documentazione ARSIAL sulla Riforma Agraria della Maremma.

Circa 50 pannelli, stanno a testimoniare che la salute e la vita dell’uomo, dipendono in gran parte dalla sua alimentazione.

La quasi totalità delle risorse naturali proviene dall’agricoltura.

Non è un mistero che queste risorse oggi non sono più rinnovabili, o anche controllabili. Usarle come se fossero inesauribili mette in pericolo la loro disponibilità, non solo per la generazione presente, ma soprattutto per quelle future.

Lo vediamo tutti i giorni. Gli imprevedibili cambiamenti del clima possono pregiudicare un intero raccolto. Le difficoltà poi nel trasporto delle derrate agricole possono far salire alle stelle i prezzi del grano.  Sembrerà strano, ma questo è uno dei modi per mettere in ginocchio una intera economia.

Negli ultimi anni segnati dalla pandemia e da guerre sanguinose ce ne siamo resi conto, ancor di più.

E’ importante perciò che l’agricoltura segua importanti innovazioni in senso tecnico, organizzativo e tecnologico, sostenuta e indirizzata da organismi competenti che esercitino la propria vitale funzione in questo senso.

Un contributo molto significativo lo ha dato la riforma fondiaria che è partita nel 1950.

La riforma fondiaria è stato un grande strumento di modernizzazione; ha favorito l’ingresso del mondo rurale sulla scena dell’economia del nostro paese.

Nel 1951 nacque l’Ente Maremma con l’obiettivo di creare una rete di terreni agricoli nel centro d’Italia (Toscana e Lazio).

In quegli anni lo Stato Italiano, dovette ricorrere all’esproprio di vasti territori, perlopiù incolti   o destinati al pascolo di bestiame allo stato brado. Si trattava di territori di proprietà di storiche famiglie della   nobiltà   di   quegli   anni  (come   la   famiglia   Torlonia)   e   si   fece   attraverso   molte   leggi   create appositamente.

Lo slogan era: non tutti proletari ma tutti proprietari!

La produzione aumentò considerevolmente e si arrivò a organizzare nei comprensori veri e propri corsi di aggiornamento professionale. Tutte queste operazioni venivano gestite dall’Ente Maremma.

Il   contratto   prevedeva   la   possibilità   di   diventare   proprietari   in   trent’anni.   Poiché   la   stragrande maggioranza degli assegnatari è rimasta sul podere, perché è riuscita a radicarsi e a creare una vera e propria azienda agricola, il Parlamento italiano ha anticipato il periodo per far diventare proprietari a tutti gli effetti gli assegnatari.

Per poter consentire la socializzazione l’Ente Maremma ha costituito i cosiddetti borghi rurali, vere e proprie cittadelle agricole con le aziende, i magazzini, la chiesa, le scuole e i primi servizi ai coltivatori.

Oggi la funzione del borgo è evidentemente annullata, quindi tutta la vita anche sociale della campagna prescinde dal borgo. In questa maniera il borgo è diventato invece disponibile per quei cittadini che invece vogliono fare una esperienza diversa a contatto con la natura.

Nel 1961 il Parlamento ha varato un programma “Piani Verdi” finalizzato a migliorare le condizioni di vita degli agricoltori (es. prestiti a tassi bassi, costituzione delle prime costituzioni di cooperative per la raccolta e la commercializzazione dei prodotti agricoli).

Nel 1965 il Parlamento ha approvato una legge che istituisce gli Enti di Sviluppo Agricolo   a livello regionale; in seguito nascono le Regioni (1970). Tra le competenze e le deleghe alle Regioni è inclusa anche l’agricoltura e quindi la competenza in materia di sviluppo agricolo.

Nel 1975 la Regione Lazio legifera   promuovendo la costituzione dell’Ente Regionale dello sviluppo agricolo chiamato ERSA (Ente Regionale Sviluppo Agricolo). Successivamente la Regione Lazio ha ritenuto di superare la politica di assistenza all’agricoltura e dal 1995 esiste l’ARSIAL (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione dell’Agricoltura nel Lazio).

L’ARSIAL è stata creata per valorizzare le moltissime componenti qualitative, economiche e sociali del sistema agricolo regionale del Lazio. Svolge assistenza tecnica, economica, di marketing alle imprese…

La riforma agraria dunque non finisce con le assegnazioni, ma comincia!

Segna l’inizio di un rinnovamento profondo dell’agricoltura e della vita degli agricoltori.

 Il taglio del nastro della mostra è stato riservato alla coordinatrice dott.ssa Elena Bocci e al vice Presidente Vicario Acli VT, Renzo Salvatori.

 Hanno animato il pomeriggio: Giorgio Mezzetti con canti dell’Ottava rima e Ivo Valentini, con la recitazione di poesie dialettali, dedicati alla Maremma, ai lavori dei contadini e alla loro vita rurale.

L’ing. Rocco Todaro, ha raccontato ai presenti, l’esperienza lavorativa della diga di Canino, come è stato vissuto il passaggio dall’Ente Maremma all’Arsial e tutto ciò che ne conseguiva come servizio.

Presenti un nutrito gruppo del progetto Nonni e Nipoti e dell’Acli che hanno molto apprezzato il materiale esposto e i vari intermezzi artistici.

La mostra è visitabile il venerdì, sabato e domenica dalle ore 17:30 alle 19:30

Per info e prenotazioni negli altri giorni rivolgersi:

Francesco 0761.340019 infoçacliviterbo.it

Mariella 349.351.02.68

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