Università Unimarconi

Rilasciati in mare dal Cismar, tra Tarquinia e Montalto di Castro, 100 piccoli astici

TARQUINIA ( Viterbo) – Il Centro ittiogenico sperimentale marino (Cismar) dell’Università degli Studi della Tuscia (Unitus), con sede nella riserva delle Saline, ha rilasciato lo scorso 21 giugno in mare, tra Tarquinia e Montalto di Castro, 100 piccoli astici nati in vasca a gennaio. “Il Cismar prosegue da diversi anni il recupero della biodiversità marina nelle acque costiere tra le due cittadine – afferma Giuseppe Nascetti, professore emerito del Dipartimento di scienze ecologiche e biologiche (Deb) dell’Unitus -. L’astice è una specie molto importante dal punto di vista naturalistico, perché fortemente influenzata dalle attività umane che ne hanno ridotto notevolmente la popolazione. Quest’anno nell’allevamento è stata apportata una novità: l’introduzione in vasca dei rifugi per capire la risposta etologica degli astici e favorire, nel momento del rilascio, il comportamento di andare alla ricerca immediata di una tana tra le rocce o la poseidonia“. Il Cismar ha realizzato un sistema per verificare l’impatto del ripopolamento. “Ogni generazione di astici rilasciata è stata caratterizzata a livello genetico – spiega il professor Nascetti -. È stato mappato il profilo genetico dei maschi e delle femmine genitori, per verificare in caso di pesca se un astice sia stato allevato nel centro e avere così una validazione scientifica positiva al nostro progetto”. Alla riproduzione dell’astice, il Cismar affianca l’allevamento delle mazzancolle e del cavalluccio marino, di cui ne sono stati rilasciati circa 600 esemplari. “Il centro a breve verrà ampliato con l’inaugurazione di una nuova struttura, per applicare sistemi più efficaci dell’allevamento – conclude il professor Nascetti –. Nei prossimi messi, sarà poi posta attenzione anche all’allevamento della cernia e dello scorfano rosso, pesci ad alta valenza economica. L’obiettivo è quello di fare del Cismar un punto di riferimento, per il Tirreno, nella protezione e nel recupero delle specie maggiormente danneggiate dalla pesca eccessiva e dall’inquinamento”.

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