Ripristino della ex ferrovia Orte-Capranica-Civitavecchia…ma a quale costo?

Riceviamo e pubblichiamo: “Negli ultimi tempi sono apparse sugli organi di stampa alcune dichiarazioni da parte di esponenti politici locali e rappresentanti di comitati, in cui viene paventato l’ennesimo tentativo di riattivare l’ex ferrovia Orte Civitavecchia chiusa ormai da quasi mezzo secolo e in avanzato stato di degrado da circa 30 anni.
I promotori del progetto ignorano probabilmente i costi esorbitanti che sarebbero necessari per la riattivazione della linea, vogliamo cogliere questa occasione per evidenziarlo.
Il progetto di riapertura della ferrovia, turistica, passeggeri o merci che sia, richiederebbe una serie di interventi costosi e complessi, che riguarderebbero sia la linea ferroviaria che le infrastrutture ad essa collegate. Ne elenchiamo alcuni a titolo informativo:
1. Ripristino dei binari nella tratta da Capranica a Civitavecchia (venne totalmente disarmata negli anni 90) per circa 50 km degli 87 totali, si tratta di un’operazione onerosa, che richiederebbe il ripristino completo di traverse, rotaie e massicciata, la verifica della sicurezza e della compatibilità con il materiale rotabile.
Rincalzatura delle rotaie, sostituzione delle traverse e risanamento della massicciata per quanto riguarda i 37 km della tratta Orte-Capranica. Inoltre, per entrambe le tratte, in materia di sicurezza, protezione di tutte le scarpate con delle reti paramassi a norma.
2. Restauro/rifacimento dei 72 ponti e cavalcavia presenti lungo la linea, che sono stati danneggiati dal tempo e dalla mancanza di manutenzione. Si tratta di opere di ingegneria civile che richiedono competenze specifiche e autorizzazioni amministrative, oltre a comportare rischi per la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente.
3. Ristrutturazione delle 11 gallerie e delle 20 stazioni presenti lungo la linea, alcune delle quali sono diroccate o vandalizzate. Si tratta di interventi di recupero architettonico e funzionale, che richiedono la messa in sicurezza delle strutture, il ripristino dei servizi e degli impianti, la valorizzazione del patrimonio storico e culturale.
4. Ripristino dei collegamenti stradali delle stazioni con i centri abitati (alcuni distanti diversi chilometri) che nel tempo, a seguito dell’inutilizzo decennale, versano in stato di dissesto, alcuni non sono più carrozzabili.

In merito al punto 2, per meglio illustrare la portata degli interventi da effettuare, portiamo un esempio sotto gli occhi di tutti, i recenti lavori effettuati sulla linea nei pressi della stazione di Corchiano, per adeguare il cavalcavia alle normative vigenti e alle direttive impartite da RFI.L’intervento risultò essere molto complesso in quanto Ferrovie dello Stato, come comunicato dall’amministrazione del comune, pretese un impalcato ferroviario a norma per l’alta velocità, ricostruito quindi, in un unico blocco cementizio e non con normale travatura cementizia prefabbricata.
Non si tratta pertanto di operazioni di restauro e ristrutturazione ma di interventi radicali sulle infrastrutture ed in molti casi di rifacimento completo che, tra l’altro, oltre che sull’aspetto economico, andrebbero ad incidere su quello storico e paesaggistico. Non osiamo nemmeno pensare a quello che potrebbe accadere ad esempio, ad opere architettoniche come il ponte Lapi e il ponte di Ronciglione.

Negli anni 80/90 furono finanziati i lavori per tentare di riaprire la ferrovia, si lavorò sul tracciato per adeguarlo alle moderne esigenze, vennero eseguite bonifiche da ordigni residuati bellici, movimenti di terra, demolizioni e restauri, sistemazioni idrauliche, realizzati muri di sostegno, soppressioni di passaggi a livello, vennero ristrutturati molti viadotti e gallerie.

I lavori si interruppero nel 1994, con una spesa complessiva di 220 miliardi di lire. La finanziaria del 1998 stanziò ulteriori 123 miliardi per la riattivazione della ferrovia, ma di fatto i lavori non proseguirono e quello che restò della ferrovia, mai riattivata, piombò in un lento ed inesorabile degrado.

La riapertura di una ferrovia così complessa,, che già 40 anni fa soffriva di una bassa domanda di passeggeri e merci, a causa della scarsa industrializzazione e urbanizzazione della zona (il motivo per cui venne chiusa), è un progetto insostenibile per la comunità in termini di costi/benefici, non risponde alle esigenze e alle aspettative dei potenziali fruitori e dei residenti, a cui bisogna offrire un modello di mobilità sostenibile e di turismo sostenibile, che valorizzi il patrimonio culturale e naturale, ma senza mai perdere di vista l’utilizzo consapevole e responsabile delle risorse pubbliche!”

Il Direttivo Ass.ne Orte Greenway

 

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