ROMA – In occasione del convegno promosso a Firenze dal Consiglio regionale della Toscana sul Regolamento Nature Restoratione (UE) 2024/1991, Amici della Terra ha evidenziato alcune criticità presenti nel Regolamento che riguardano il rapporto tra tutela della biodiversità e sviluppo delle fonti rinnovabili.
Pur riconoscendo l’importanza del Regolamento che, in aggiunta al ripristino degli habitat, all’art. 4 obbliga gli Stati membri anche a prevenirne il deterioramento, l’Associazione segnala che l’articolo 6 introduce una presunzione di interesse pubblico prevalente per gli impianti da fonti rinnovabili al di fuori dei siti Natura 2000 (ove si presume che dovranno concentrarsi le azioni di conservazione e miglioramento), consentendo deroghe eccessive agli obblighi di cui sopra, arrivando ad ammettere impatti sugli habitat persino in quei casi in cui siano disponibili alternative localizzative meno dannose.
Secondo Monica Tommasi, presidente di Amici della Terra, si tratta di una scelta contraddittoria e rischiosa, che si traduce in un consumo irreversibile di suolo, in contrasto con gli stessi obiettivi di ripristino ambientale.
L’art. 14 del Regolamento prevede infatti che il piano nazionale di ripristino venga coordinato con la mappatura, pubblicata dal GSE, delle aree idonee in cui vanno realizzati gli impianti e con i piani regionali di individuazione delle zone di accelerazione, previsti dall’art. 12 del T.U. sulle rinnovabili (D. Lgs. 190/2024).
Il problema non è la transizione energetica, ma il modello con cui viene realizzata: eolico e fotovoltaico richiedono enormi superfici e determinano una trasformazione diffusa del territorio, spesso a scapito di aree agricole e naturali. C’è una contraddizione di fondo, afferma la presidente Monica Tommasi, mentre si promuove il ripristino degli ecosistemi, si incentiva al contempo un modello di uso del territorio che comporta consumo di suolo, oggi riconosciuto come una delle principali criticità sistemiche.
Per questo, l’associazione auspica che il Piano nazionale di ripristino, la cui redazione verrà coordinata dai Ministeri dell’ambiente e dell’agricoltura come previsto dal D. Lgs. di imminente emanazione, in sede di individuazione delle zone assegni una chiara priorità a quelle limitrofe ai siti Natura 2000 ed alle aree naturali protette, escludendole pertanto dalla mappatura delle aree ove realizzare le rinnovabili.
Per la transizione energetica chiediamo una chiara gerarchia nell’uso del suolo, privilegiando le aree già compromesse o artificializzate e aree industriali, garantendo una reale integrazione tra politiche energetiche e tutela della biodiversità.
Senza un adeguato equilibrio, avverte Monica Tommasi, il rischio è quello di affrontare la crisi climatica compromettendo per sempre il capitale naturale che si intende proteggere.






