Rotary Club Viterbo, successo per il convegno “Risorse idriche e geopolitica. La guerra dell’acqua”

VITERBO – Successo per il convegno “Risorse idriche e geopolitica. La guerra dell’acqua”, organizzato dal Rotary Club Viterbo e tenuto dallo storico e giornalista Marco Fabio Fabbri.

Un argomento molto attuale, come ha precisato il presidente Bianchini aprendo l’incontro: “Proviamo ad analizzare insieme il problema delle risorse idriche, alla fonte di tanti conflitti nel mondo, sia interni che esterni. Oggi c’è molta attenzione sul tema, perché appena si perde l’abbondanza, dal momento che l’acqua è vita, ci si rende conto che nulla è scontato. La nostra era la città dell’acqua, sia per le terme che per le fontane, che oggi purtroppo le vediamo tristemente chiuse. Passo la parola al nostro relatore, ringraziando lui per quanto ci dirà, soci ed amici presenti e l’ordine dei Cavalieri di Malta, per la concessione della sede e il patrocinio della sezione di Viterbo e Rieti”.

Davanti una platea attenta il prof. Fabbri ha illustrato la sua visione dell’attuale situazione geopolitica, che si riflette sulle materie prime: “La guerra in Ucraina ha ricordato cosa vuol dire riorganizzare il Pianeta. Cento anni fa un Nuovo ordine mondiale era nato dal disfacimento di quattro Imperi: Zarista, Austro-ungarico, Germanico e Ottomano. Da quel momento, ignoranza socio-geografica, molti egoismi, dittature, rivalse, hanno accompagnato l’umanità verso il Secondo conflitto bellico, confermando il quasi totale fallimento del Nuovo ordine mondiale nato dalla fine della Grande Guerra.

Oggi ci troviamo di fronte a un palcoscenico internazionale dove alcuni attori, che poi sono le nazioni, che cento anni fa dovettero adattarsi a nuove dimensioni e nuovi sistemi di Governo, rivendicano e riesumano nostalgiche magnificenze per giustificare la loro ‘missione divina’. Il neo Cesare russo, lo ‘Zar Vladimir Putin I’ – prosegue Fabbri – riesuma la necessità di far rivivere il concetto di Mondo russo, per giustificare il suo riassetto geopolitico.

La ‘guerra del grano’ fa sentire il suo enorme peso sulla bilancia dei negoziati, tutto questo corroborato dalla ‘guerra mediatica’ che coltiva propaganda, depistaggi, menzogne e false speranze di ogni genere e in ogni schieramento. Manca però all’appello una tipologia di guerra, presente, opprimente e globalizzante: quella dell’acqua.

Sappiamo che l’acqua è una questione chiave nei conflitti armati. Ed è una sfida che gli strateghi russi e ucraini, in guerra dal 24 febbraio, stanno affrontando. L’acqua ha spesso rappresentato l’agnello sacrificale per determinare l’esito di una guerra. Infatti, dalla fine del Secondo conflitto mondiale a oggi, l’acqua è stata un’arma di guerra strategica, come accaduto a Sarajevo, causando la paralisi anche degli ospedali, o durante la guerra del Vietnam, in Iraq o nella guerra civile in Yemen, dove dal 2015 sono fuori uso le stazioni di produzione dell’acqua e i siti di trattamento delle acque reflue, una situazione che ha portato, tra il 2017 e il 2018, a una grave epidemia di colera.

Ora, in Ucraina, il Canale Nord, che collega il fiume Dnepr alla Crimea, è parte degli obiettivi strategici dell’offensiva militare russa nella parte meridionale del Paese invaso. Così la diga costruita dagli ucraini nel 2014, durante l’annessione della Crimea alla Russia, è stata distrutta il 24 febbraio da genieri militari russi. Questo permise immediatamente all’acqua di defluire nuovamente nel Canale verso la Crimea. Inoltre, i russi hanno occupato il bacino idrico di Kakhovka situato a monte del Canale Nord, scaricando quantità di acqua tali da allagare la città.

Ricordo anche le tecniche di avvelenamento e di sabotaggio, che sono sempre state armi di guerra in tutti i conflitti – aggiunge -: l’aggressore cerca di inquinare serbatoi o linee di rifornimento idriche per indebolire gli avversari. Nel caso del conflitto ucraino, è certo che la logistica russa abbia in dotazione unità mobili di trattamento per utilizzare le acque superficiali e sotterranee. Ricordo quanto affermò nel 2009 un alto ufficiale statunitense di ritorno dalla guerra in Afghanistan, il quale dichiarò che il peso logistico legato all’acqua in questa missione è stato del 45 per cento: metà impegno bellico”.

Fonte dell’argomento: articolo a firma Marco Fabio Fabbri

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