Sabato 16 gennaio ricorre il 25° anniversario dell’inizio della prima guerra del Golfo

Riceviamo dal “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” e pubblichiamo.

Ricorrendo il venticinquesimo anniversario dell’inizio della prima guerra del Golfo, sabato 16 gennaio si svolgeranno in più città d’Italia – e tra esse Roma e Milano – varie iniziative per la pace.

Sarebbe opportuno che queste manifestazioni ponessero non solo obiettivi generali e di prospettiva, ma anche almeno un obiettivo concreto e immediato, urgente e irrinunciabile: l’obiettivo che il governo italiano receda dalla decisione stoltissima e scelleratissima dell’invio di centinaia di soldati alla diga di Mosul.

Questa decisione governativa è infatti irrazionale, immorale e illegale, espone a un gravissimo pericolo di morte non solo quelle centinaia di soldati italiani, ma anche le maestranze della diga e le popolazioni che vivono nei dintorni ed a valle di essa, e con essi espongono anche l’intera popolazione italiana, poiché è probabilissimo che l’Isis, che occupa la città di Mosul, coglierà l’occasione della presenza dei soldati italiani a pochi chilometri di distanza per organizzare contro di loro un attentato terroristico, così come coglierà l’occasione di questo dispiegamento militare italiano per presentarlo nella sua propaganda come “invasione crociata” e promuovere attentati terroristici anche nel nostro paese.

Nel giorno in cui si fa memoria delle vittime della prima guerra del Golfo e di tutte le guerre, si ribadisca l’impegno per la pace e i diritti umani, per il disarmo e la smilitarizzazione dei conflitti, l’impegno contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni, e si ponga in modo persuaso, nitido e intransigente la richiesta che il governo receda immediatamente dalla decisione dell’invio di centinaia di soldati alla diga di Mosul.
Ogni vittima ha il volto di Abele. Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.
Salvare le vite è il primo dovere.

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