Sabato 7 dicembre, Convegno “Sotterranei Viterbesi – Tutela, conservazione, valorizzazione”

“Sotterranei Viterbesi: tutela, conservazione e valorizzazione”. manifesto TC A4È questo il titolo del convegno organizzato dal Centro per gli Studi Criminologici e che si svolgerà domani, 7 dicembre, a partire dalle ore 9 presso la Sala Gatti a Viterbo (Vicolo del Macel Gattesto). Il tutto con il patrocinio della Regione Lazio e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Viterbo.

Interverranno: Daniele Camilli (I sotterranei viterbesi: scavi clandestini e valorizzazione), Tsao Cevoli (Il patrimonio archeologico da vittima a risorsa: fermare il saccheggio, recuperare la memoria, trainare lo sviluppo), Walter Grossi (Tutela e fruizione del patrimonio archeologico: il ruolo degli archeologi professionisti), Arije Antinori (Pala, lupara e rete. Il valore aggiunto dell’arte nella globalizzazione dei sistemi criminali mafiosi), Alberto Pichardo Gallardo (Ultime ricerche sulla Viterbo sotterranea e il progetto Papa Alessandro IV) e Giulio Laurenti (Tombaroli a volo d’uccello).

Parteciperanno al convegno anche due classi dell’Istituto Tecnico Commerciale “Paolo Savi” di Viterbo. “Questo perché crediamo – spiega Rita Giorgi, Direttore scientifico del Centro per gli Studi Criminologici – che la cultura della valorizzazione e della tutela del nostro patrimonio debba cominciare dalla scuola e dalla collaborazione e sinergia con gli istituti scolastici del territorio”. “Custode segreta” e saccheggiata. Cunicoli dei sotterranei viterbesi che corrono sotto i piedi dei suoi abitanti. Meta invisibile e sotterranea, caratterizzata in questi ultimi anni da un’intensa attività di scavi clandestini. Tra il colle del Duomo e Piazza del Gesù. Tra via San Lorenzo e Piazza del Comune.

“Nella Viterbo sotterranea c’è di tutto – spiega il giornalista Daniele Camilli, tra gli organizzatori del Convegno – Fontane ed archi medioevali, vie di fuga, acquedotti romani, pozzi etruschi, rifugi antiaereo della Seconda guerra mondiale, tombe etrusche, butti e carretti dell’immondizia di 50anni fa. Graffiti, vecchi impianti della luce e torce. Trovare un piatto del ’300 e immetterlo sul mercato clandestino dei reperti archeologici, potrebbe significare mettersi in tasca dai 60mila euro in su”. Un labirinto underground affascinante e incredibile. Che fine fanno i reperti archeologici saccheggiati nei sotterranei di Viterbo? La risposta è probabilmente una: archeomafia. Il tombarolo non è più quello di una volta, ma – come spiega Tsao Cevoli dell’Osservatorio Internazionale Archeomafie di Napoli complessi traffici – parte integrante di traffici che “presuppongono necessariamente una rete criminale ben strutturata: solo le organizzazioni criminali di stampo mafioso dispongono di un controllo capillare del territorio e di una rete internazionale abbastanza ampia e ramificata da essere in grado di gestire tutto il lungo e complesso iter che va dal furto e dallo scavo clandestino all’esportazione illegale delle opere, sfruttando gli stessi sistemi e canali dei traffici delle armi, della droga e degli esseri umani”.

   

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