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Salotto musicale al Bioparco di Roma

di CINZIA DICHIARA-

ROMA- Interessante e gradevole incontro musicale con tre musicisti importanti del nostro panorama musicale, Federico Guglielmo, Gabriele Pieranunzi e Maurizio Baglini, lo scorso 11 gennaio per la Camera Musicale Romana, associazione concertistica diretta da Elvira Maria Iannuzzi, che ha un suo seguito di affezionati presso la Sala dei Lecci, al Bioparco di Roma.

Nella particolare e inusitata formazione di due violini e pianoforte, il trio ha consentito al pubblico presente di apprezzare brani di raro ascolto, ricreando peraltro l’atmosfera della Salonmusik, col tipico repertorio di brani virtuosistici diffusi nel salotto aristocratico-altoborghese europeo, rilevante e prestigioso luogo di diffusione di idee e cultura della società colta ottocentesca.

In un clima confidenziale e accogliente i tre musicisti hanno dialogato, tra loro e con l’attenta platea, illustrando e commentando il programma, tra un brano e l’altro. La formula salottiera adottata per l’occasione nonché l’originale programma eseguito hanno riscosso caloroso successo, fra scroscianti applausi e richieste di bis.

In effetti il duo di violini è conosciuto nella formazione senza il pianoforte: grandi autori ne hanno lasciato esempi noti, impiegando tecniche compositive e prassi esecutive maturate nel Novecento, basti pensare ai “Duetti” di Béla Bartók (1931) e ai successivi “Duetti” di Luciano Berio (1979-1983). In tale ambito si colloca la Sonata in Do magg. op. 56 di Prokof’ev (1932), scritta per la Société Le Triton in Costa Azzurra, eseguita dai due violinisti, Guglielmo tra i più affermati nel settore del violino barocco e Pieranunzi spalla dell’Orchestra del Teatro di San Carlo. L’autore ucraino vi affronta la sfida di far dialogare su uno stesso piano due strumenti gemelli, nell’esigenza di sperimentare nuove sonorità e percorrere vie inconsuete. I quattro movimenti, alternati tra tempi lirici o fantasiosi, statici o bellicosi, caratterizzati da temi affascinanti, linee sinuose e ossessive, nenie malinconiche in contrappunto e ritmi aggressivi, impegnano i due violini in sequenza di armonie talora asperrime, talora vaghe e lontane, su passaggi bitonali, doppie corde, impennate e accenti marcati, fino alla gara di agilità virtuosistica dell’irrequieto Allegro con Brio.

Ma sono due i brani interessanti proposti con il pianoforte, formazione che trova un esempio nei tre Duetti di Šostakovič. In apertura, la Suite per 2 violini e pianoforte op.71 di Moritz Mozskowski (1903), autore tardoromantico del tutto immune dalle influenze innovative del suo tempo, ingiustamente accantonato dai cartelloni concertistici. Quattro incantevoli movimenti lo rivelano ricco di inventiva e gusto nel coniare temi accattivanti e melodie sentimentali, leggiadre o meste, in forme eleganti dai ritmi briosi e vivaci.  E l’esecuzione mette in luce la capacità di interazione e lo stile interpretativo di ciascuno dei tre esecutori, in pendant con il brano conclusivo, la romantica e folcloristica Danza spagnola per 2 violini e pianoforte Navarra (1889), omaggio alla nativa Pamplona di Pablo de Sarasate, forse il più famoso virtuoso di violino del suo tempo.

Nello stile di danza a passo veloce, la conversazione virtuosistica tra i due violini si snoda attraverso passaggi intricati e spettacolari, con tremoli, ardui pizzicati, arpeggi simultanei per moto contrario, andirivieni fulminei di scalette, corde doppie e triple, ricchezza di armonici, e infine una cadenza a due: una parata di agilità tecnica che richiede perfetta interazione d’insieme.

Anche il pianista Maurizio Baglini, dal canto suo offre una parentesi di alto virtuosismo, rivelando la sua sensibile espressività costruttiva alle prese con la trascrizione per pianoforte di Busoni della Ciaccona dalla Partita n 2 in Re min. per violino solo di Bach (1893). Esempio fra i più alti di tale genere compositivo pensato per interpreti e artisti, appunto, virtuosi, lungamente praticato ben al di là della Hausmusik – musica domestica anche per dilettanti, atta a facilitare la conoscenza di pagine sinfoniche e operistiche dell’epoca- il brano costituisce sfoggio di abilità compositiva per l’autore e dunque campo di impegnativo cimento per l’esecutore. Densa e toccante l’atmosfera in sala durante l’interpretazione del pianista pisano.

Un programma ponderato con oculatezza, interpretato con agilità, porto con simpatia.

 

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