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Sanremo tra due generazioni: il Festival visto con mio figlio ventenne

di WANDA CHERUBINI-

SANREMO – Seguire il Festival di Sanremo da accreditata stampa significa vivere un’esperienza professionale intensa, fatta di conferenze, dichiarazioni a caldo, analisi e scadenze serrate. Ma quest’anno, per me, c’è un elemento in più: accanto a me c’è mio figlio Giuseppe, vent’anni, uno sguardo completamente diverso sullo stesso palco.

Io appartengo alla generazione che ha vissuto Sanremo come appuntamento televisivo collettivo, rito familiare, evento nazionale capace di fermare il Paese. Lui appartiene alla generazione dello streaming, delle playlist personalizzate, dei reel e dei trend.

Eppure, davanti alle conferenze del Palafiori e alle serate del Festival, la distanza si accorcia. Perché Sanremo, nel bene e nel male, resta un luogo simbolico. Cambiano i linguaggi, cambiano i mezzi, ma l’emozione del live, la tensione prima dell’annuncio, il dibattito immediato sui brani restano identici.

Essere qui come direttrice di Tuscia Times e condividere questo momento con mio figlio significa anche osservare come il Festival continui a parlare a pubblici diversi, unendo esperienze e sensibilità.

Sanremo è ancora uno specchio dell’Italia. Forse più frammentata, forse più veloce. Ma ancora capace di far discutere e riflettere.

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