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Santa Lucia, scontro sul nuovo centro di accoglienza: “Non sarà un dormitorio”. I residenti chiedono garanzie

di REDAZIONE-

VITERBO- Nel tardo pomeriggio del 28 luglio, il quartiere di Santa Lucia è stato teatro di un acceso confronto tra cittadini e amministrazione comunale. Durante un’assemblea pubblica molto partecipata, il Comitato dei residenti ha incontrato gli assessori Emanuele Aronne (spazi urbani) e Rosanna Giliberto (politiche sociali) per discutere del progetto della nuova “stazione di posta”, finanziata con fondi del PNRR.

Il centro sorgerà nell’area dell’ex asilo Mondo Pinocchio, oggi in disuso, e sarà destinato – almeno per i primi due anni – alla “seconda accoglienza” di persone in difficoltà. Ma tra i residenti monta la preoccupazione: in molti temono che la struttura si trasformi in un vero e proprio dormitorio, con possibili ricadute negative sul quartiere in termini di sicurezza e vivibilità.

Luca Chiodi, presidente del comitato, ha espresso forti dubbi: “La delibera è troppo generica. Vogliamo sapere esattamente cosa accadrà lì dentro. È un nostro diritto, anche in vista del voto”. L’episodio di un furto subito dallo stesso Chiodi poco prima dell’incontro ha accentuato le tensioni, facendo emergere con forza il tema della sicurezza.

L’assessore Aronne ha presentato planimetrie e dati tecnici per rassicurare i presenti: “Non ci saranno posti letto né docce, quindi non potrà diventare un dormitorio. È una struttura piccola, pensata per accogliere 3 o 4 persone al giorno”. Ha inoltre spiegato che la scelta dell’area è stata dettata da un parere negativo della Soprintendenza su una precedente ipotesi progettuale.

Anche l’assessora Giliberto ha precisato la funzione sociale del centro: “Non è un doppione dei dormitori Caritas. Sarà un punto di ascolto, supporto psicologico e reinserimento. È mancata trasparenza nella comunicazione, ma l’obiettivo non è mai stato quello di creare un centro di emergenza”.

Durante l’assemblea sono intervenuti anche consiglieri d’opposizione. Alessandra Troncarelli (PD) ha criticato l’esclusione del comitato dai processi decisionali: “Il progetto è utile, ma calato in un quartiere residenziale, isolato e senza servizi. È una questione di contesto, non di accoglienza in sé”. Dura la replica dell’assessore Aronne: “Questo è populismo da campagna elettorale”.

Laura Allegrini (FdI) ha invece messo in dubbio la necessità di demolire l’ex asilo, suggerendo immobili alternativi come l’attico comunale in via Matteotti.

Nonostante le divergenze, l’incontro si è concluso con un parziale accordo: il Comune approverà una delibera che vincola la struttura, a partire da luglio 2026, a essere trasformata in un centro per anziani. Una soluzione di equilibrio che prova a coniugare esigenze sociali e richieste del territorio.

Il consigliere Giulio Marini (FI) ha assicurato: “Nessun dormitorio sarà realizzato. Come opposizione vigileremo affinché l’impegno venga rispettato”. Ma i cittadini restano vigili: per loro la partita è ancora aperta.

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