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Santa Maria di Foro Cassio: la chiesa che guarda la Luna

VETRALLA ( Viterbo) – Riceviamo da Stefano Cavalieri e pubblichiamo: “Non sempre lo sguardo delle chiese medievali era rivolto al Sole. A volte, il loro dialogo segreto era con un’altra luce, più discreta e misteriosa: quella della Luna. È questo il caso di Santa Maria di Foro Cassio, piccolo gioiello romanico incastonato lungo l’antica via Cassia, tornato oggi al centro dell’attenzione grazie a uno studio che unisce rigore scientifico e meraviglia celeste.

Lo aveva detto tempo fa un articolo, pubblicato su alcuni quotidiani: la chiesa sarebbe stata orientata verso l’alba del solstizio d’estate. Ma una nuova indagine avviata nel febbraio 2025 ha svelato un quadro più complesso, e inaspettatamente poetico. A condurre lo studio è Stefano Cavalieri, esperto in orientamenti sacri e archeoastronomia, in collaborazione con il gruppo “Foro Cassio – Volontari per l’accoglienza” con Domenico Carloni in prima linea e il sostegno dell’assessore alla cultura Dott.ssa Daniela Venanzi.

L’analisi parte da un dato preciso: l’asse della chiesa non è allineato esattamente con il sorgere del sole nel giorno più lungo dell’anno. C’è uno scarto di oltre 4 gradi. Quanto basta per uscire dai confini solari e trovarsi in una zona lunare, tra il solstizio estivo e il lunistizio estremo superiore — cioè il punto più a nord in cui può sorgere la Luna, nel suo lungo ciclo di quasi 19 anni.

Un edificio è orientato a un evento celeste quando, nel giorno prestabilito per l’orientamento, la luce penetra perpendicolarmente nell’abside”, spiega Cavalieri. Nel caso del solstizio estivo, la luce solare è troppo obliqua. Ma la Luna, in certe notti, entra perfettamente.

Ed è proprio questo che succede a Foro Cassio: la chiesa non guarda il Sole. Guarda la Luna.

L’orientazione della struttura si trova molto vicino alla direzione del solstizio d’estate. Questo fa sì che, in quei giorni, la luce dell’alba possa raggiungere l’interno della chiesa e creare effetti luminosi particolari e perciò essere utilizzati per fenomeni liturgici.

All’interno, la geometria si fa spettacolo. Due oculi sopra il catino absidale, come occhi rivolti al cielo. Il primo, più piccolo e profondo; il secondo, più ampio e superficiale. Cavalieri ha osservato che alle prime luci dell’alba al Solstizio di giugno, la luce entra prima dall’oculo di sinistra. Poi, quasi in una coreografia celeste, anche quello di destra si accende — e dopo un po va a colpire esattamente il volto del Cristo in croce creando un effetto ottico interessante, a sinistra si vede il sole in eclissi al centro Cristo illuminato dal sole, e a destra la luna.

Un gioco di luce e tempo che sembra tutt’altro che casuale. Anzi, sembra voler raccontare qualcosa: la luce lunare precede, il Sole segue. Ma insieme non coincidono. È una sorta di eclissi simbolica, una scena che si riflette perfettamente nell’affresco sulla controfacciata. Come se l’iconografia della Passione trovasse nel cielo i suoi testimoni: il Sole e la Luna.

E non finisce qui. Anche il portale d’ingresso della chiesa ha qualcosa da dire. Cavalieri ha misurato un lieve scarto nel suo orientamento, quasi impercettibile: un grado di deviazione ( un grado sembra poco ma in ambito di orientazioni e sopratutto nel solstizio d’inverno corrisponderebbe a 10 giorni d’errore). Ancora una volta, la direzione sembra mediarsi tra sole e luna, tra il lunistizio invernale e l’orizzonte solare.

è interessante che anche qui data la vicinanza della traiettoria del sole d’inverno, la luce del tramonto — attraversando un rosoncino posto sotto le capriate nella facciata viene proiettato direttamente sopra l’abside e poi spegnersi alla sua destra proprio perchè la chiesa non è in asse, come si vede in una foto scattata dal Dott. Andrea Natali  nel dicembre del 2024. trasformando la chiesa in uno strumento ottico di rivelazione celeste nei vari periodi dell’anno.

L’ipotesi più intrigante è che questi allineamenti lunari siano stati concepiti per coincidere con una Pasqua particolare data la caratteristica per l’illuminazione nel contesto della cocefissione, o con un plenilunio prossimo al solstizio d’estate, giorni di enorme rilievo liturgico e simbolico per la Cristianità medievale. Perché nel Medioevo, non si costruiva a caso: il sacro si misurava anche con il cielo.

I calcoli di Cavalieri si sono avvalsi anche delle planimetrie storiche di Elisabetta Perugi del 1995 mentre per la verifica astronomica sono stati impiegati modelli analemici.

Santa Maria di Foro Cassio non è solo un’antica chiesa rurale. È un’interfaccia tra terra e cielo, un dispositivo simbolico che traduce i cicli del cosmo in luce e architettura. Una meridiana lunare, un teatro silenzioso dove il tempo non si misura con le ore, ma con eventi astronomici profondi, che ritornano ogni diciotto anni e qualche mese, in un ciclo antico quanto l’uomo.

Stefano Cavalieri ringrazia l’Assessore alla Cultura del comune di Vetralla Dott.ssa Daniela Venanzi e Foro Cassio – Gruppo Volontari per l’accoglienza in particolare Domenico Carloni per aver garantito l’accesso alla chiesa e la possibilità di condurre lo studio. Lo studio verrà presto presentato in una conferenza pubblica e sarà oggetto di una futura pubblicazione scientifica”.

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