Santa Rosa è stata vestita sempre allo stesso modo?

di ROSANNA DE MARCHI-

VITERBO – Da un abito sontuoso con il passare del tempo, è stato più adeguato al suo essere francescana. Il vestito di santa Rosa nella metà del XIV secolo era di color cremisi, scrive Giovanni Selli (1828): «In quel tempo, 1357 fu rinnovata l’arca ossia cassa di legno “andata in fiamme”, e fu rivestita con abito conforme al primo».

Anche nella metà del XV la Santa indossava un abito di velluto cremisi ricamato a fiorami in oro circonfuso da perle e gemme. Ne possedeva anche un altro di velluto fiorato, costarono entrambi ottanta ducati.
In quel tempo era usanza cambiare spesso il vestito della Santa, lasciando aperta l’urna che la conteneva in modo da permettere ai fedeli di poter toccare quel corpo e poterlo baciare.
“Va sottolineato che questo avveniva solo nei riguardi dei santi”.

Il 18 settembre 1615, per volere del vescovo di Viterbo, Tiberio Muti, quel vestito tanto pomposo, fu sostituito con un altro più semplice e non poteva essere scelto altro che l’abito francescano, infatti il corpo della Santa fu vestito con una tonaca di lana di color grigio scuro e con un cordone alla vita, come in effetti era uso tra le terziarie di san Francesco. In quell’occasione Le fu posto anche il velo bianco.

Ancora Giovanni Selli: “Ivi spogliato( il corpo di Santa Rosa), dalli suddetti abiti fu rivestito con panni candidi di lino e con tonaca d’armesino color bigio, con cordone, soggolo ed ogni altra cosa che sogliono portare le monache dell’ordine di Santa Chiara”.

Il 13 ottobre 1658, per ordine del vescovo di Viterbo, il cardinale Francesco Maria Brancaccio, fu mutato il vestito a Santa Rosa e fu messo sul capo della Santa il velo nero. Il corpo rimase esposto per vari giorni.

Per disposizione del vescovo Stefano Brancaccio, in seguito, il 22 aprile 1675 fu vestita di nuovo. Nel 1697 il vestito fu cambiato in occasione della realizzazione della nuova urna (1699), poi, nel 1750, fu di nuovo sostituito.

Il 2 novembre1760, alla presenza di monsignore Egidio Mengarelli, Santa Rosa fu rivestita da capo a piedi. Il colore della tunica era nero, come quello delle Clarisse, e dice ancora Giovanni Selli: “il cordone che le pende al fianco è tutto formato da perle insieme intrecciate.
Ha una ghirlanda in testa ed una ai piedi: la prima è d’oro intarsiata con diamanti, l’altra è lavorata con vari e vaghi fiori. Così ritrovarsi al giorno d’oggi, 1828 l’incorrotta salma della gloriosissima nostra Santa”.

Polemiche sorsero nel 1777 sull’abito che copriva il corpo della Santa “in sostituzione dei paludamenti profani di velluto e broccato”
Padre Flaminio Annibali da Latera, nel suo Manuale de’ Frati Minori nel 1776, sostiene che fosse mutato con una tonaca nera “Nel Pontificato di Clemente XIV il Corpo di santa Rosa fu spogliato dell’abito suo cenerino, che aveva portato per 500 e più anni, e per suggestione de’ PP Conventuali, fu vestito d’un altro di color nero”.

Invece il Panacca afferma “risultare, da attestato delle monache, essere avvenuto di loro iniziativa, conformando l’abito della Verginella al loro”. Prima della ricognizione del 1921 la Santa vestiva un abito monacale color nero, con al collo un velo bianco e in testa la corona delle vergini.

Fu poi vestita con un abito color cenerino e al posto della corona fu posta una aureola in metallo. Nell’ottobre 1946, fu mutato l’abito in seta con un altro del medesimo colore.
L’ultima vestizione è del 13 febbraio 1990, con l’abito usato vennero confezionate le reliquie per i fedeli, autenticate con un sigillo del monastero, come avveniva negli anni passati.

In quella occasione, monsignor Fiorino Tagliaferri, nominato vescovo di Viterbo il 14 marzo 1978, ed in carica fino al 1997, ha presieduto la cerimonia della ricognizione del corpo di Santa Rosa, nonché la pulitura della cassa e dei vetri.
Ricordo che da bambina la mamma mi faceva portare un cuoricino di raso di color rosa, con dentro un pezzettino del vestito di santa Rosa. Il cuoricino (che conservo ancora) lo tenevo attaccato alla sottanina con una piccola spilla da balia.
Notizie prese in parte dal libro: illustrissima citta di Viterbo di Mauro Galeotti

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