Sant’Antonio Abate, grande festa ad Acquapendente e frazioni

ACQUAPENDENTE ( Viterbo) – Nove giorni di Festa tra Acquapendente, Trevinano e Torre Alfina per celebrare degnamente la sentita ricorrenza di S.Antonio Abate. Questo quanto realizzato dal 15 al 23 Gennaio 2022 dall’Unità Pastorale di Acquapendente, Centeno, Onano, Proceno, Torre Alfina e Trevinano. Seppur con oltre 200 positivi al Covid il Parroco Don Enrico Castauro ha voluto far sentire forte in mezzo ai cittadini la presenza della Parrocchia nell’ambito di due apprezzatissime omelie. All’interno della cerimonia religiosa svoltasi presso la Basilica Concattedrale del Santo Sepolcro di Acquapendente il Parroco ha sottolineato come “Sebbene in forma ridotta, da due anni, ad Acquapendente abbiamo deciso di non far venir meno i festeggiamenti in onore del Santo Patriarca del monachesimo. Un particolare è la statua quattrocentesca, recentemente restaurata magistralmente dalla nostra concittadina dott.ssa Sugaroni Roberta. La festa affonda agli albori della nostra città.  Ogni anno viene scelto un signore, o signora, di Sant’Antonio. La tradizione vuole che appartenga al mondo agricolo.  Il 16, nella chiesa di Santa Caterina e Sant’Antonio, custodita dalla confraternita di San Rocco, viene preparata tutta la notte tra il 15 e il 16 una minestra di fave, dentro un calderone che ribolle ad un fuoco vivo. Gli uomini si prendono cura di questa preparazione, una ricetta antichissima, vegliando, tutta la notte, tra un buon bicchiere, del baccalà arrostito e… l’immancabile biscotto. A mezzogiorno la minestra viene distribuita alla popolazione, al suono delle campane. Alle 18.30 viene celebrata la S. Messa nella chiesa di Sant’Agostino e al termine parte la processione fino in cattedrale.  Il santo è preceduto dalla banda, dai signori degli anni passati col cero acceso, dal signore dell’anno, e dalla confraternita, che accende sul sagrato un grande fuoco che il parroco benedice. Il 17 il signore della festa, in carrozza, e preceduto dai cavallari, giunge in cattedrale.  Da li, dopo aver fatto visita alla casa di riposo, partecipa, con tutte le autorità, al pontificale celebrato dal vescovo.  Dopo la messa sfilano i cavallari con un cero su una mano, mentre con l’altra a tengono la briglia per far star buoni i cavalli, al suono della banda, sull’affollatissimo sagrato della cattedrale, mentre tutte le campane del duomo fanno festa, vengono benedetti gli animali. Al termine il Signore offre un grande banchetto, che ha raggiunto anche il numero di 500 persone e più… Il Signore offre anche, a tutta la popolazione, porchetta, pane, vino e biscotto.  Un comitato si prodiga di mantenere la tradizione, curando che tutto si svolga secondo le “regole”, senza troppi cambiamenti. Le tradizioni, in fondo, hanno i loro riti, e riti si osservano fedelmente. La cerca, e la visita alle campagne e parte fondamentale del rituale.  Il pane e le fave vengono benedette dal parroco prima che inizi la cerca. Ci auguriamo che nel 2023 tutto possa riprendere, nel frattempo: EVVIVA SANT’ANTONIO! “ Splendido l’incontro nelle Frazioni. “ Due borghi bellissimi, ricchi di storia e immersi nella natura, circondano Acquapendente: Torre Alfina e Trevinano” ha sottolineato di fronte ai fedeli, . Castelli, chiese e tante tradizioni, sono l’orgoglio della buona gente che abita le due frazioni e l’attrazione per tanti turisti di passaggio e villeggianti. Il covid purtroppo ci sta penalizzando, ma non è riuscito a spegnere il desiderio di festeggiare, anche se in forma minore, i nostri santi Patroni. Le feste religiose, la religiosità popolare, hanno il pregio di unire la comunità oltre le differenze. La Religiosita Popolare è l’identità culturale di un popolo, è il sentirsi comunità, è il modo in cui il popolo evangelizza continuamente sé stesso e si appropria di uno spazio di fede; celebra, infatti, lui la sua liturgia e si smarca, finalmente, dalla tentazione che abbiamo noi sacerdoti di clericalizzare tutto e controllare tutto. Le feste hanno i loro riti millenari, sempre uguali, che si tramandano di padre in figlio. Ecco perché i pastori dobbiamo entrare in punta di piedi in questo luogo teologico, e per comprenderlo dobbiamo sentirci popolo, non dimenticarci che veniamo dal popolo e che siamo a servizio del popolo. Il popolo ha la sua teologia, la teologia del cuore. Quella che piange quando esce il Santo o la Madonna, che porta con orgoglio il patrono in processione, che accende una candela sospirando una grazia, che guarda a Gesù crocefisso e lo sente compagno nella sofferenza. Chi vede in tutto questo solo superstizione si è tagliato fuori dal popolo: è diventato altro dal popolo, antipopolo, e quindi lo guarda dall’alto in basso: non è più pastore con odore di pecora, ma con profumo di élite. Un abbraccio a tutti i Torresi e Trevinanesi al termine dei certo che, l’anno venturo, potremo liberarci dalle maglie di questo strano caso che intristisce la società”.

 

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